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Alta definizione |
Immagini / Televisione e home cinema / Musica
Vedi anche: Standard audio e video / I supporti fisici per la distribuzione della musica / Mercato e tecnologia
La tendenza al miglioramento delle prestazioni nei vari campi viene definita generalmente alta definizione, naturalmente in relazione alla tecnologia precedente. Si tratta di una tendenza a velocità variabile, molto forte nella gestione delle immagini e altalenante nel settore della musica, dove si è addirittura assistito a un arretramento verso la bassa definizione.
Nelle immagini fisse, concentrandoci solo sulla
fotografia digitale, il
processo di incremento della definizione è stato continuo e procede tuttora,
apparentemente senza un limite superiore.
Il numero di elementi primari che compone una immagine digitale (pixel) è
infatti in crescita ininterrotta dagli albori (anni '80) ad oggi, e ha raggiunto
ormai i 3 M/pixel per immagine negli apparecchi miniaturizzati (quelli inseriti
nei telefonini), gli 8 M/p negli apparecchi amatoriali ad ottica fissa zoom, i
12 M/p nelle macchine professionali reflex. Dati ad oggi (settembre 2007)
sicuramente destinati ad essere velocemente superati.
Con questo livello di prestazioni è stata già raggiunta la qualità della
fotografia analogica nel formato più diffuso (35mm) e il livello di crescita
consente di prevedere che possa essere raggiunta a breve anche la qualità del
formato professionale (6x6). Per maggiori informazioni sulla fotografia
analogica e i formati vedere
Macchine fotografiche analogiche. (Nella foto a lato un esempio di alta
definizione in analogico, nel formato 6x6).
La crescita continua di prestazioni è consentita, in questo settore, dalla
quasi totale assenza di ogni vincolo di standard.
Questo deriva dal fatto che lo strumento per trasformare l'immagine
digitalizzata in una foto, visualizzata su schermo o stampata, è un PC, ed è
quindi completamente flessibile, continuamente aggiornabile e facilmente
interfacciabile con unità di memorizzazione sempre diverse e magari non ancora
esistenti al momento della sua fabbricazione.
Inoltre, uno standard esiste e si è
affermato universalmente e senza deroghe: è il formato JPEG (o JPG) per le
immagini in formato compresso. E' sufficiente che un PC trasformi le immagini
provenienti da una macchina digitale, anche se fossero in un suo formato interno
(RAW) in formato JPG perché queste siano visualizzabili su qualsiasi unità
(anche un lettore DVD collegato a uno schermo TV) o stampabili su qualsiasi
stampante.
Riguardo alla necessità di questa continua crescita di prestazioni, per costruttori e indotto è chiaro il vantaggio: spinta alla sostituzione di apparecchi e vendita di memorie; per gli utenti, visto che raramente si utilizza la definizione massima, il vantaggio è meno evidente, però hanno il beneficio di un continuo incremento del rapporto qualità/prezzo.
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Come si vede l'alta definizione nelle immagini? |
La differenza tra alta e bassa definizione si percepisce facilmente. Come noto, è sufficiente ingrandire l'immagine su PC con la funzione zoom per arrivare a vedere l'immagine composta da "quadratini" di diverso colore. Più grande è l'immagine quando si cominciano a percepire i pixel e maggiore è la definizione. Con le reflex digitali in commercio (2007) si arriva sino a una dimensione di 50x60 cm (formato poster). Nella fotografia analogica la situazione era analoga, il limite inferiore era la grana della pellicola. Con pellicole di media sensibilità sul formato 35 mm la dimensione massima senza percepire la grana era sostanzialmente equivalente. Con pellicole a grana finissima (Kodachrome, Ilford FP4 trattata con finegranulante) si poteva andare ancora oltre. |
Le immagini in movimento possono essere fruite su PC, e in questo caso si realizza la stessa indipendenza dalla evoluzione tecnologica delle immagini fisse. La quasi totalità della fruizione domestica è però concentrata sulla televisione broadcast e sul cinema in casa (home cinema). In questo caso i vincoli ci sono e sono rappresentati:
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dallo standard di diffusione (mediante antenne trasmittenti e riceventi, o via satellite e parabola) |
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dallo standard di distribuzione dei media (attualmente nella quasi totalità DVD). |
Nel caso della diffusione la tecnologia analogica non consente di superare la definizione attuale (625 linee, standard europeo dai primi anni '60) mentre la diffusione via satellite e la nuova diffusione digitale (DTT: Digital Terrestrial Television) consentono già di passare a definizione superiore.
Nel caso della distribuzione l'attuale DVD non è compatibile con l'alta definizione, ma la tecnologia a laser blu consente di andare oltre. Il problema qui è che l'industria non si è accordata su un unico standard (come avvenne invece ai tempi del DVD) ma sono in fase di lancio due formati incompatibili e in competizione (Blu Ray Disc o BD della Sony e HD-DVD di altri produttori giapponesi guidati da Toshiba). (Vedi l'approfondimento degli standard per audio e video)
L'alta definizione in campo televisivo è stata
proposta ormai da molti anni (anni '90) e anche codificata (1080 linee), gli
utenti cominciano a sentirne l'esigenza grazie alla diffusione a costi
decrescenti di schermi piatti di ampiezza sempre maggiore.
Sia nel caso della diffusione sia in quello della distribuzione è in corso
però una competizione commerciale tra standard diversi (DTT contro satellite,
BD contro HD-DVD) che rallenta il processo di effettivo lancio.
E' probabile che il salto avvenga prima nel settore home-cinema (più semplice), in ogni caso il messaggio della nuova generazione tecnologica in arrivo è giunto agli utenti, che stanno comprando ormai soltanto televisori con schermo piatto compatibile HD o già HD (full-HD).
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Come si vede l'alta definizione nel video? |
La differenza tra alta e bassa definizione nella visione domestica su schermo TV, si percepisce in modo netto soltanto oltre una certa dimensione dello schermo. Nella visione più comune, con schermo da 29-32" visionato a una distanza di 2-3 metri la differenza non è evidente e, con moderni schermi LCD e tecniche per incrementare la definizione (tipo Pixel Plus) la visione appare già nitida e definita. Con schermi di maggiori dimensioni e/o visione ravvicinata e/o immagini complesse (con molti particolari) si può percepire anche qui, come nelle immagini digitalizzate, che l'immagine è composta da componenti elementari (in questo caso linee). L'alta definizione consente quindi una visione più emozionante e coinvolgente con l'uso di schermi di grandi dimensioni (42" e oltre) anche in ambienti domestici di non grande ampiezza (ulteriormente arricchita dall'audio multicanale). |
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Il primo settore nel quale è approdata la digitalizzazione (con il CD, primi
anni '80) è anche, per paradosso, quello più indietro nell'alta definizione. La tecnologia informatica ha fatto però nel frattempo enormi passi avanti, e di conseguenza gli standard di definizione adottati per il CD (16 bit, 44,1 KHz), che erano il massimo possibile al momento della progettazione, potrebbero essere incrementati di diverse volte. Questo significa anche che lo standard CD non era esente da limiti tecnologici, che sarebbero divenuti palesi, almeno nella fascia alta dei prodotti di alta fedeltà, a pochi anni dal lancio. Il problema è che la catena di distribuzione e riproduzione della musica è molto più vincolata che per le immagini fisse. Sono legati alla tecnologia CD: a) i macchinari per la stampa di CD in grandi tirature; b) i lettori casalinghi. La musica inoltre viene fruita normalmente un numero di volte superiore rispetto a un film o a un programma TV. Di conseguenza la maggior parte degli acquirenti di CD (e in precedenza di LP) creano nel tempo una propria discoteca personale, che costituisce un ulteriore vincolo, soprattutto se costituita da un gran numero di dischi. Un incremento continuo delle prestazione e della definizione, parallelo alla evoluzione della tecnologia informatica, non è quindi applicabile alla distribuzione della musica non per vincoli tecnici, ma di mercato e di fruizione. I produttori di hardware che avevano brevettato il CD (Sony e Philips) hanno quindi progettato un salto tecnologico totale della tecnologia, a circa 20 anni dal lancio dello standard CD. Il nuovo standard si chiamava Super Audio CD (SACD) e aveva ovviamente una risoluzione molto superiore, ma consentiva anche la compatibilità all'indietro, nel senso che i nuovi supporti potevano essere letti anche dai vecchi lettori CD, e i nuovi lettori CD potevano leggere i SACD. In questo modo venivano salvate le discoteche personali dei clienti. Il nuovo standard, lanciato intorno al 2000 con
l'obbiettivo di una migrazione ampia entro il 2005, non si è però mai affermato,
e sta avviandosi al tramonto non avendo mai raggiunto neanche l'1% del mercato.
I motivi sono stati essenzialmente quattro: |
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Competizione |
I competitori di Sony e Philips si sono accordati per un diverso standard, derivato dal DVD e battezzato DVD-Audio, con tecnologia diversa e non compatibile, sempre ad alta definizione rispetto al CD, e comparabile come livello a quella del SACD. |
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Internet |
La disponibilità di un efficiente standard di compressione (MP3) ha consentito la distribuzione della musica "liquida", senza supporto, sulla rete globale Internet. |
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Percezione |
Per giustificare i costi e la complessità della migrazione il salto doveva dare un percepibile vantaggio. Nel caso della musica i parametri che individuano l'alta definizione sono meno evidenti che nelle immagini o nel video (vedi riquadro). La percezione di un incremento di qualità, così come di un limite dello standard attuale, è quindi più sfumata e la molla per il salto molto meno forte. |
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Diffidenza |
Gli opinion leaders, ovvero gli appassionati di alta fedeltà, che avrebbero dovuto fare da apripista alla migrazione, erano rimasti delusi dallo standard CD, rivelatosi nel tempo non esente da limiti (vedi sopra) e avevano addirittura riscoperto il vecchio LP e le sue potenzialità. Di conseguenza il nuovo standard è stato accompagnato da una generale diffidenza, al massimo da un atteggiamento attendista. A sorpresa, il vecchio LP è diventato nella pratica il vero competitore del SACD per l'alta definizione nel settore hi-end (e ha vinto). |
Il primo elemento ha provocato un rallentamento delle intenzioni di tutti gli attori coinvolti: le case discografiche, gli appassionati di musica (opinion leader), il canale di distribuzione (negozi). Nell'attesa di capire quale standard si sarebbe affermato sono passati anni preziosi.
Il secondo elemento è stato anche più critico, abbassando il valore economico percepito per la musica ha creato un terreno totalmente sfavorevole alla affermazione di un nuovo standard, che richiedeva comunque costi aggiuntivi per i clienti, e un incremento del prezzo dei supporti.
Il terzo elemento è intrecciato con il secondo, è evidente che se non veniva percepita dai fruitori di musica scaricata da Internet con sistemi P2P la bassa definizione dello standard MP3 (rispetto al CD), era ben difficile vendere agli stessi soggetti uno standard che prometteva soltanto alta definizione rispetto allo stesso CD, senza altri vantaggi funzionali.
L'ultimo elemento, la diffidenza di tutto il settore hi-end (clienti in primo luogo), ha tolto l'ultima possibilità di creare un appeal per il nuovo standard e quindi ingenerare un bisogno nel pubblico di massa, indipendente dal fattore costo (nessuna riduzione di prezzo), funzionale o prestazionale.
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Approfondimenti: |
La storia dei tentativi di affermazione dei nuovi standard ad alta definizione per la musica |
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In sintesi nella musica si assiste ad una
stasi nello sviluppo verso l'alta
definizione dei supporti fisici. Nella distribuzione via Internet
invece un timido interesse verso l'alta definizione sembra affacciarsi,
probabilmente grazie alla progressiva migliore qualità dei lettori, trainati dal
fenomeno Apple iPod.
La stessa Apple sul portale iTunes propone infatti da inizio 2007 una parte del
catalogo con uno standard di compressione meno elevato, quindi a qualità
superiore, con un prezzo comunque superiore (ca. +30%). L'accoglienza da parte
dei clienti appare buona, a fronte di una percepibile maggiore qualità (ormai a
livello CD, almeno per musica pop-rock) e conferma quindi che spazi per l'alta
definizione esistono.
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Come si sente l'alta definizione nella musica? |
L'apparato uditivo umano è molto raffinato e utilizza diversi elementi per il riconoscimento dei suoni. Probabilmente proprio per questo è così difficile, oltre una certa soglia di qualità del suono, percepire la maggiore o minore definizione. I parametri possono essere la estensione in frequenza, la localizzazione spaziale, la fedeltà nella riproduzione di suoni noti, , la dinamica (vedi Hi-Fi FAQ). Non è possibile "avvicinarsi" alla musica per sentirla meglio, con una sorta di funzione zoom (a volume elevato la percezione dei dettagli si perde). Inoltre la catena di riproduzione a valle del supporto influenza in grande misura la qualità del suono. La differenza tra CD e SACD è quindi percepibile solo da ascoltatori allenati, in grado di valutare i vari parametri, e solo su impianti alta fedeltà di classe medio-elevata, e l'alta definizione è quindi di scarso interesse per il mercato di massa (al netto dell'elemento status symbol). Anche questa differenza teorica è assai poco evidente ed è messa in discussione da molti, e la prova ne è che gli stessi appassionati di alta fedeltà e i negozi specializzati non l'hanno percepita o l'hanno addirittura negata, altrimenti avrebbero senz'altro accolto il nuovo standard, o il concorrente DVD-Audio, avendo gli strumenti per apprezzarlo. |
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© Alberto Truffi - Settembre 2007 |

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