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23 maggio 2008 -
L'offerta di Mediaset
nella pay-TV |
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Si consolida il cambio di strategia di
Mediaset per l'offerta DTT a pagamento. Iniziata con un profilo basso e
un gradino d'accesso molto più accessibile del concorrente Sky, grazie
alla scelta strategica delle carte prepagate, in luogo dell'abbonamento.
Dopo aver vivacchiato un paio d'anni con fatturati molto ridotti
rispetto al totale Mediaset, derivanti peraltro quasi solo dal settore
calcio (l'offerta cinema è sempre stata assai limitata) Mediaset ha
deciso con la stagione 2007 - 2008 di entrare anch'essa nel settore
abbonamenti, con una offerta alternativa a Sky e che segue un modello
analogo a quello tipico della TV satellitare e della pay-per-view
tradizionale.
Sono stati quindi lanciati 3 canali tematici a pagamento (Joy, Mya e
Steel, con caratterizzazioni rispettivamente verso il "divertimento", il
"sentimento" e l'"azione") più uno "culturale" gratuito, Iris. La
formula di pagamento è l'abbonamento, con prezzi d'attacco molto
inferiori a quelli di Sky (meno della metà). Inoltre, la durata
dell'abbonamento è libera e può essere anche di un solo mese, e il costo
è detratto direttamente dalla carta prepagata; per Sky invece il periodo
minimo è 6 mesi e la pratica di abbonamento è più complessa e con più
vincoli. Il gradino rimane quindi comunque più basso.
Il decoder DTT e l'eventuale (ma solitamente non necessario) intervento
sull'antenna è però a carico del cliente, mentre nel caso di Sky
nell'abbonamento è compreso anche il noleggio del decoder e della
parabola e l'installazione
A parte il solito calcio, l'offerta punta in gran parte sulla fiction,
più che sul cinema, con scelta di serial TV americani non programmati
sui canali in chiaro Mediaset o di stagioni fuori programmazione di
serial molto noti (come ER).
Ancora una volta quindi non si punta al mercato più ovvio e ricco,
ovvero al cinema, per non disturbare la raccolta pubblicitaria dei
canali in chiaro, e magari anche il canale del noleggio (in Blockbuster
probabilmente Mediaset ha ancora interessi).
Su Iris l'offerta di film è maggiore, ma è basata solo su pellicole
d'annata, sia d'autore sia comerciali, ed è accompagnata dalle repliche
di programmi Mediaset (essenzialmente fiction) degli anni passati.
L'impressione alla fine, più che di vedere un canale culturale, è quella
di essersi sintonizzati su una TV locale di qualche anno fa. E' gratis,
è senza pubblicità, ogni tanto c'è qualcosa di interessante, ma è
improbabile che sottragga molti telespettatori alle reti con pubblicità
di Mediaset. O che sia una leva per passare al digitale terrestre.
La promozione pubblicitaria delle nuove reti c'è stata e continua, sia
sulla stampa sia sulle reti tradizionali Mediaset (si gioca in casa),
sia per Iris, sia per i canali a pagamento.
Non sono noti i risultati in termini di raccolta di abbonamenti. Non
sembra però che Sky sia preoccupata dal nuovo (e unico) concorrente.
Il settore prepagato puro è rimasto in piedi, ma ridotto ormai ai minimi
termini, con una offerta di film veramente ridotta, pochi titoli, di
richiamo medio, replicati più volte durante la settimana.
Poteva essere il settore più interessante, alternativa semplice ed
economica al noleggio, o alla Internet TV (molto più complessa da
installare e gestire) ma per ora sembra proprio che non sia così.
Il risultato è che il passaggio alla DTT continua ad essere poco spinto
da tutti e tre gli operatori televisivi nazionali Rai, Mediaset e
Telecom Italia Media, e che il passaggio alla nuova tecnologia da parte
degli utenti continua ad essere guidato più da migrazioni imposte
dall'alto (Sardegna) che da una spinta spontanea verso nuove
funzionalità o nuovi contenuti. E che di televisione digitale terrestre
se ne parla sempre meno.
Una conferma di quanto notato più volte, per i due operatori principali
l'attuale siruazione di duopolio televisivo va benissimo, e tutta la
vicenda DTT procede solo per spinta eterodiretta (governativa od
europea). L'accelerazione del 2003-2004 aveva solo uno scopo interno al
gruppo Mediaset, venuta meno la quale tutto ha ripreso i ritmi rilassati
tipici del nostro paese. Al netto di accelerazioni improvvise per motivi
extra (tipo proteggere le reti generaliste Mediaset) e qualche altra
regione, ne riparleremo probabilmente in prossimità del 2012, quando
ormai per naturale sostituzione, una discreta parte degli apparecchi TV
sarà dotata all'origine di un decoder DTT integrato.
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26 febbraio 2008 - Finanziamenti per la
DTT |
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Il governo, pur
se in fase finale e senza alcuna possibilità di portare a termine la
riforma del sistema televisivo che era nei suoi programmi, continua a
sostenere la diffusione della DTT secondo i piani e gli accordi a suo
tempo definiti. L'obiettivo per l'anno 2008 è il completamento dello
switch over in Sardegna e il supporto alla diffusione dello standard
come naturale evoluzione della tecnologia attuale.
In Sardegna dal mese di novembre 2008 tutte le trasmissioni saranno
irradiate da impianti in tecnologia digitale. Il piano di dettaglio, che
tiene conto e utilizza le nuove frequenze resesi disponibili dopo la
prima fase di riordino del piano nazionale, è stato messo a punto dalla
Fondazione Bordoni nell'ambito di una task-force costituita allo scopo
dal Ministero delle Comunicazioni.
Per il sostegno al mercato erano stati stanziati nella finanziaria 2008
54,8 milioni di Euro, idirizzati alle regioni pilota, la cui
destinazione è stata definita in un decreto attuativo della stessa
finanziaria, in questa misura: 35.000.000,00 di euro per l’adeguamento
dell’impiantistica Rai, 10,3 MEuro per iniziative nelle aree "All
digital", 6,5 MEuro per le attività di pianificazione, progettazione
(finanziamenti alla Fondazione Bordoni) e per la comunicazione, 3 MEuro
per le attività di servizio (Call Center, promozione verso i
commercianti, lettere ai cittadini, supporto informativo) affidate in
convenzione a Poste Italiane. E' stata anche definita la modalità di
rimborso per l'acquisto di televisori con decoder DTT integrato (oppure
decoder o videoregistratori) prevista da un decreto di agosto 2007 (vedi).
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20 febbraio
2008 - Parola fine sul DDL Gentiloni |
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Dopo oltre 15
mesi dalla sua presentazione (13 ottobre 2006)
la caduta del governo Prodi per opera del micro partito Udeur del
senatore Mastella (in parlamento in qualità di "miglior perdente" ai
sensi dell'attuale legge elettorale, il cosiddetto "porcellum") ha messo
la parola fine al disegno di legge (DDL) del ministro delle
Comunicazioni Paolo Gentiloni.
La nuova legge, che avrebbe dovuto superare la molto criticata (dal
centrosinistra) "legge
Gasparri" e chiudere la lunga stagione del duopolio televisivo,
liberando spazi per nuovi editori e nuove tecnologie (digitale
terrestre, IpTV, DVB-H) nel lungo
periodo di gestazione non è neanche uscita dalle commissioni della
Camera e del Senato per affrontare una delle due aule. Una vicenda che
ha rappresentato in modo plastico la tendenza alla paralisi per veti
contrapposti della coalizione di centro-sinistra, battezzata
ottimisticamente "L'Unione"; in questo caso una paralisi particolarmente
incomprensibile, essendo il settore televisivo, come noto, il principale
asset del leader avversario.
Rimane quindi in vigore la legge Gasparri, con alcuni aggiornamenti sui
tempi per lo switch-over alla DTT, ora realisticamente riportata al 2012
come nel resto d'Europa.
Rimane anche del tutto invariata la occupazione di frequenze in eccesso
da parte di Rete 4, ai danni delle reti Europa 7 e La7, giudicata
illegale anche dalla corte europea, oltre che dalla Corte costituzionale
italiana, ormai molti anni fa.
Avevamo modestamente osservato (il 29 gennaio
2007 e in seguito
anche qui), poco dopo la presentazione della legge, che sarebbe
stato più efficace velocizzare l'avvio della DTT, sfruttando i contenuti
della stessa legge Gasparri senza modificarla, liberando così spazi per
altri editori e reti, e lasciando che a questa opportunità seguisse il
naturale riequilibrio della raccolta pubblicitaria. Il governo di
centro-sinistra ha invece preferito la strada legislativa "tutto o
niente" raccogliendo, se non niente, molto poco.
La gestione Gentiloni porta a casa,
oltre a un concreto avvio del percorso verso la DTT (a differenza dei
governi e ministri precedenti del centro-destra, che la perseguivano,
con ogni evidenza, solo a parole):
- un primo passo, modesto in quantità ma significativo come tendenza,
verso il riordino delle frequenze; passo che comunque non incide in
alcun modo sulla situazione ormai storica di caos delle frequenze
radiofoniche locali;
- l'avvio concreto del nuovo standard di comunicazione
Wi-Max, con l'asta al rialzo
attualmente in corso che si sta configurando come un grande successo.
Questo bilancio non particolarmente ricco e visibile per i cittadini è
ulteriormente appesantito dalla quasi totale assenza di risultati sul
versante della TV pubblica. In RAI
l'unica variazione è stata la sostituzione della direzione del
principale telegiornale, il TG1, e del direttore generale (peraltro la
precedente nomina è stata nel frattempo giudicata illegale), operazione
concordata con la opposizione. Dopo oltre un anno di governo di CS è
stato sostituito il consigliere di nomina governativa, ancora di
centro-destra, ottenendo la maggioranza del consiglio di
amministrazione, con l'obiettivo di far approvare così un piano
industriale che prevedeva interventi orientati a contrastare il
monopolio privato e a inserire nuovi manager in sintonia con la
maggioranza in sostituzione di quelli precedenti (in sintonia con la
maggioranza di centro destra).
L'azione è stata però vanificata da un voto del Senato che bloccava il
suddetto piano industriale, nel quale decisivi erano ancora una volta il
sopra citato Mastella (che si è mosso in questo settore come autentico
curatore degli interessi di Berlusconi all'interno dell'Unione, fino
all'ultimo atto) e del senatore Bordon e suoi pochi seguaci (uno),
fuoriusciti dall'Ulivo. A prescindere da ogni giudizio di merito sulla
TV pubblica, suoi presunti obiettivi culturali e sua del tutto teorica
indipendenza dalla maggioranza di turno, si è notata una ben maggiore
efficienza del centro destra nel prenderne il controllo, rispetto a un
centro sinistra che ha dimostrato invece la distanza che passa tra la
volontà e il risultato.
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22
gennaio 2008 - Pay-per-view Mediaset |
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Mediaset con
l'inizio del 2008 ha concluso la lunga fase di "osservazione"
ed ha annunciato e avviato l'ingresso, che pare questa volta convinto e
senza riserve, nel pay-per-view, ovvero nei contenuti
"premium". L'iniziativa è stata chiamata Premium
Gallery e si pone in diretta concorrenza con Sky.
I nuovi contenuti, supportati da una forte campagna pubblicitaria, sono
tutti nell'entertainment, sia film sia, soprattutto, fiction nuove o
cult (ad esempio la prima stagione di E.R.).
Il media scelto è ovviamente il digitale terrestre, sul quale Mediaset
può operare (e Sky no). Il vicepresidente di Mediaset, Piersilvio
Berlusconi, e il direttore di Mediaset Premium, Marco Leonardi, hanno
però presentato il programma come indipendente dalla piattaforma,
pronto quindi per essere veicolato su IpTV (accordi potrebbero essere
siglati in futuro con Telecom) e anche sullo stesso satellite.
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22
gennaio 2008 - Gara Wi-Max |
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Chiusa la prima
fase della gara per il Wi-Max con ben 29 concorrenti che hanno risposto
al bando. Hanno deciso invece di non partecipare Alcatel-Lucent,
BT-Italia ed Eutelia (che avevano invece fatto domanda). La rinuncia non
dipende da mancanza di fiducia nella nuova tecnologia, ma da scelte
strategiche ed economiche, le prime due società sembrano intenzionate a
operare come partner delle società aggiudicatarie delle frequenze.
I partecipanti
alla gara (società singole e ATI) sono: Mercurio Fvg, Brennercom Spa,
Consorzio Bit Valley, Telecom Italia, Central Com, Tourist Ferry-Boat -
Temix Spa - Medianet Comunicazioni, A.F.T., System House, Infracom
Italia - Acantho Spa, Uno Communications, Ribes Informatica Spa- Hal
Service - Lan Service - Informatica System - Tex97 - B.B.Bell,
Teleinform, Ariadsl, Elettronica Industriale, Energia E Territorio,
Progetto Due, Trentino Network, Abruzzo Engineering, Toto Costruzioni
Generali, Assomax Srl - Nettare Srl, E-Via Gruppo Retelit, Flynet, Dci
Srl Unipersonale, Media P.A., Mgm Productions Srl - Profit Group, City
Carrier, Wind Telecomunicazioni, Fastweb, New Telecommunications Srl -
Memo Srl - Fin.Se.Co. - Itq Consulting Srl - New Television.
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21
dicembre 2007 - Switch-off anticipato per Trento e Piemonte |
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Il 1° dicembre 2007 è stato siglato un protocollo d'intesa tra il Ministero delle Comunicazioni, le regioni
interessate e l'associazione per il DTT (ADGTVi) per il trasferimento anticipato di alcuni canali televisivi (switch-off): entro il 2009 per la provincia di Trento, entro il 2011 per il Piemonte. La scadenza per tutte le restanti regioni rimane per ora al 2012.
Nel seguito i link al testo dei protocolli d'intesa:
http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/normativa/protocollo_fulldigital_piemonte.pdf
http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/normativa/protocollo_fulldigital_trento.pdf
L'accordo riguarda 4 milioni di persone in Piemonte e 500 mila in Provincia di Trento e, dopo il passaggio ormai in fase avanzata in
Sardegna e Valle d'Aosta, (ca. 1.750.000 abitanti complessivamente) porta tendenzialmente la DTT come unica TV generalista ad oltre il 10% degli italiani entro 1-3 anni.
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30
novembre 2007 - Nuovi dati sulla penetrazione della DTT in Europa |
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L'istituto
di ricerca e-Media Institute
ha effettuato uno studio sulla penetrazione della tecnologia digitale
nel settore televisivo. In base alle anticipazioni di sintesi trasmesse
alla stampa (il report completo è acquistabile accedendo al sito
dell'istituto), la televisione digitale terrestre a giugno 2007 era
presente in 25 milioni di abitazioni, nei paesi dell'Europa occidentale,
collocandosi al secondo posto tra i media digitali dopo il satellite (37
milioni). La TV via cavo in tecnica digitale si colloca sui 14 milioni e
la IPTV su Internet a 4 milioni.
La
crescita delle DTT esiste, ma non è molto marcata, erano 14 milioni le
abitazioni con DTT nel 2005. Sconta probabilmente un ritardo nel maggior
paese europeo, la Germania, dove è diffusa e consolidata, con una
clientela evidentemente affezionata, la TV via cavo analogica, che
fornisce già in buona parte i plus che potrebbero motivare il passaggio
alla DTT.
La
penetrazione in Italia della DTT sul totale delle abitazioni secondo lo
studio è pari al 17% ca., quindi leggermente superiore alla media
europea, probabilmente grazie agli incentivi.
Nella
tabella seguente (elaborazione di Musica & Memoria ©) sono
sintetizzati i numeri principali del 2007.
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famiglia
media (1) |
figli
per coppia |
popolazione
(EU) (2) |
n.
famiglie (milioni) |
penetrazione |
famiglie
DTT |
| Italia |
2,60 |
1,22 |
58,00 |
22,31 |
17,0% |
3,8 |
| EU |
3,13 |
1,47 |
493,00 |
157,37 |
15,9% |
25,0 |
(1) I dati per
l'Europa sono stimati.
(2) Il dato complessivo della ricerca riguarda l'Europa occidentale,
quindi comprende probabilmente alcuni paesi non EU, come la Svizzera.
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14 novembre 2007: Frequenze all'asta |
Il Ministero
delle Comunicazioni ha dato il via al piano di riordino delle
frequenze, mettendo all'asta 108 frequenze che si sono rese
disponibili negli ultimi anni.
Si tratta di 108 su 25.680 impianti esistenti in Italia, un numero
quindi non elevato, ma si tratta della prima volta dalla fine del
monopolio negli anni '70 che le frequenze vengono assegnate con una
procedura e non semplicemente occupate da chi arriva prima (il
cosiddetto "far west dell'etere").
Un buon segnale non solo per il settore televisivo, ma anche per
quello ancora più negletto e caotico della radio, soprattutto in
considerazione del fatto che la migrazione alla DTT libererà
progressivamente altre frequenze.
Come già sta avvenendo in Sardegna, dove tre canali nazionali (Rai 2,
Rete 4, e Qoob) hanno completato lo switch over e sono passati
definitivamente al digitale.
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22 ottobre 2007: Il T-government arranca |
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Il Sole 24 Ore
pubblica i risultati di una ricerca commissionata dal CNIPA all'Istituto
Piepoli sull'utilizzo dei servizi interattivi sul digitale terrestre,
con particolare riferimento ai servizi delle pubbliche amministrazioni
(il cosiddetto T-government).
Il punto di partenza erano i 29 progetti cofinanziati (per 7
milioni di Euro) nel 2004 dal CNIPA e dal governo, nel quadro del lancio
della DTT previsto dalla legge Gasparri.
I risultati della ricerca non sono buoni. A parte il dettaglio dei
singoli progetti (solo 12 sono ancora attivi) vengono confermate le
previsioni di chi (anche noi) prevedeva un difficile decollo per questi
servizi, stretti tra la diffidenza degli italiani per i pagamenti con
carta di credito e la concorrenza del canale Internet (molto più
comodo). I servizi che rimangono attivi sono infatti essenzialmente di
tipo informativo, anche se non appaiono utilizzati in modo esteso.
I numeri della ricerca, riferiti al 2006, vedono infatti una
penetrazione stimata del digitale terrestre al 10% della popolazione (il
satellite è al 19%). Tra gli utenti della DTT il 70% non ha mai
utilizzato i servizi interattivi (quelli che richiedono il collegamento
col telefono o con l'ADSL) e solo il 2% ha utilizzato i servizi
T-government. Sul totale della popolazione fa lo 0,2%. Deludente anche
il dato sulla conoscenza del servizio, estesa solo al 44% degli
utenti DTT.
Non verrà dal T-government la spinta alla migrazione verso la DTT, e non
sarà la DTT a colmare il digital divide. Appare corretta la scelta del
ministro delle comunicazioni attuale di spingere la DTT sul segmento a
maggiore massa critica, quello della TV generalista.
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11 ottobre 2007: Via alla gara per il Wi-Max |
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Dopo una fase
preparatoria molto lunga è stato annunciato dal Ministero per le
Comunicazioni il
via alla gara
per gli operatori che intendono offrire servizi con la nuova tecnologia
di radiotrasmissione Wi-Fi. La gara prevede la assegnazione di
concessioni separate per regioni e macro-regioni, ma non vieta a un
soggetto di partecipare a più gare. Ci si aspetta in ogni caso che i
concessionari siano più d'uno.
Lo standard Wi-Max consentirà la connessione in Internet senza fili a
velocità analoghe a quelle dell'ADSL, costituirà quindi una alternativa
commerciale (si vedrà chi farà le offerte migliori) ma sarà anche
l'unica soluzione dove la dispersione sul territorio rende antieconomici
gli impianti fissi (zone poco popolate, zone con complessità di
territorio).
La banda larga così capillarmente diffusa consentirà lo sviluppo, in
alternativa alla DTT, della televisione broadcast su Internet (ipTV-ipCast),
eventualmente in sinergia con il mondo dei telefonini (DVB-H).
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ottobre 2007: Il digitale terresetre nella Finanziaria 2008 |
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Il disegno di legge (DDL) che presenta la
legge finanziaria per il 2008 fa anche chiarezza sulla migrazione alla
DTT. L'intervento previsto è molto semplice e consiste in: a)
contributi per chi acquista apparecchi TV pronti per il digitale (iDTV);
b) fine della vendita al dettaglio di apparecchi solo analogici a
partire dal 1 gennaio 2009; c) switch-off (fine delle trasmissioni
analogiche) a fine 2012, allineato con gli altri paesi europei.
Si chiude quindi la vicenda della
legge Gasparri e
della artificiosa anticipazione dello switch-off al 2006, si conferma la
scelta strategica della migrazione alla DTT, si introduce giustamente
una priorità agli apparecchi TV digitali piuttosto che ai decoder,
quindi ad una soluzione orientata maggiormente alla televisione
generalista, in chiaro, piuttosto che alla pay-per-view, e coerente con
le abitudini televisive degli italiani. Rimane da vedere come il disegno
legge sarà trasformato in legge dal parlamento.
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7 settembre 2007 - Si ricomincia a parlare
del DDL Gentiloni (2) |
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Che fine ha
fatto il disegno di legge del Ministro per le comunicazioni Paolo
Gentiloni, che dovrebbe superare la legge Gasparri, e che è stato
presentato circa un anno fa?
Ne ha parlato di nuovo lo stesso ministro in occasione della Festa
nazionale tematica su informazione e comunicazione, nell'ambito del
festival dell’Unità di Pesaro.
“Sono
ottimista sul futuro del provvedimento”, ha dichiarato il Ministro
“…é molto avanti in commissione alla Camera e potrebbe essere
approvato in aula tra settembre e ottobre”, ha affermato inoltre
che sui tempi della ripresa dell'iter " ... (è) una decisione
che verrà presa dalla conferenza dei capigruppo della Camera la
prossima settimana”. Sulla riforma normativa
sulla Tv pubblica, che attualmente si trova in Senato il Ministro
ritiene inoltre che ci possa essere un'intesa con forze di opposizione.
Nello stesso
convegno è arrivata una replica da parte del presidente di Mediaset,
Fedele Confalonieri: "Spero non entri mai in vigore … così
come è sarebbe veramente una grossa punizione per un'azienda come la
nostra, che dà lavoro a migliaia di persone e che in 27 anni di vita ha
legittimato la sua posizione nel Paese, nel panorama dell'informazione e
in quello dell'industria ... (il DDL è) un fatto più politico: colpire
Berlusconi attraverso un'azienda di cui lui però ha solo un terzo e gli
altri due terzi sono in mano a 250 mila investitori, la metà dei quali
sono stranieri ... Mi sembra che questa proposta Gentiloni, che spero
non diventi legge, sia un'arma impropria nella lotta politica: colpisce
Berlusconi attraverso Mediaset".
Indirettamente
lo stesso Confalonieri conferma quindi che la legge Gasparri era (ed è)
invece una soluzione ottimale per gli interessi di Mediaset.
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4
settembre 2007 - Competizione sugli standard |
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L’Uruguay ha
deciso di adottare lo standard DVB (Digital Video Broadcasting) per la TV
digitale terrestre e la TV mobile.
La decisione
conferma l'importanza della decisione UE di aver proposto e attivamente
sostenuto il nuovo standard per la DTT, ai fini della competizione per
la leadership mondiale in questo settore altamente strategico.
Nei prossimi
mesi altri paesi dell’area sudamericana dovranno decidere in merito
alla piattaforma di riferimento, ed esiste quindi la concreta
possibilità per lo standard DVB-T di affermarsi come lo standard
prevalente a livello mondiale, come è avvenuto a suo tempo con il GSM.
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4 luglio 2007: via libera dalla CE agli
aiuti di Stato italiani per l’acquisto dei decoder DTT |
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La Commissione europea ha
dichiarato conformi alla normativa sugli aiuti di Stato, previste dal
trattato CE, i contributi concessi dall'Italia nel 2007 per le
apparecchiature per la ricezione della televisione digitale.
L'inchiesta di Bruxelles è giunta alla conclusione che le detrazioni
fiscali, accordate per un importo massimo di 40 milioni di euro, sono
neutrali dal punto di vista tecnologico e sono coerenti con l'obiettivo
di promuovere il passaggio alla televisione digitale e la
interoperabilità tra piattaforme.
La norma in discussione, contenuta nella finanziaria 2007, prevede la
possibilità di detrarre dall’Irpef il 20% delle spese sostenute per
l'acquisto di un televisore dotato di sintonizzatore digitale. I vincoli
sono l'acquisto entro il 31/12/2007, il pagamento regolare del canone
RAI, apparecchi multi-piattaforma e un massimo di spesa di 1000 €. La
misura intende agevolare la migrazione degli acquirenti verso il mercato
degli apparecchi televisivi iDTV, con sintonizzatore digitale integrato,
rispettando il principio della “neutralità tecnologica”, affermato dalla
Commissione europea con la decisione 9/11/2005 (Berlino / Brandeburgo),
violato invece dal precedente Governo con le sovvenzioni all'acquisto
dei decoder.
Il Ministro delle
Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha dichiarato: “E’ una scelta che
accelera la transizione alla Tv digitale, nel rispetto del principio di
neutralità tecnologica. Sulla base del via libera della UE alla norma,
il Ministero varerà il regolamento di attuazione che renderà operativo
il provvedimento.”
Qualche polemica ha accompagnato questa istruttoria, perché il governo
di centro sinistra si è attivato in difesa della legge Gasparri che
invece intendeva superare. Come abbiamo ribadito in diverse sezioni di
questa pagina la tecnologia digitale terrestre non ha un colore politico
e la migrazione al digitale è nel flusso della evoluzione tecnologica e
quindi inevitabile. La proposizione di norme di sostegno alla migrazione
e la difesa in ambito europeo ci sembra quindi coerente con questo
disegno e con le esigenze di pluralismo degli utenti.
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2 luglio 2007:
Previsioni sulla TV commerciale |
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Secondo la società di analisi
ITMedia Consulting
(Repubblica AF 2/7/2007) nel prossimo futuro si assisterà a un netto
riequilibrio del mercato TV tra ricavi provenienti dalla pubblicità
(principale fonte di guadagno per le reti in chiaro) e ricavi
provenienti da abbonamenti e acquisto di contenuti (principale fonte di
guadagno per le pay-TV). In altre parole scenderà il peso economico
delle TV generaliste, che trasmettono in chiaro, e salirà quello delle
TV a pagamento e in generale tutto il settore dei contenuti “premium”.
A leggere bene l’articolo si
vede che la previsione riguarda il mercato complessivo europeo, anche se
nel sito della società di analisi non viene dichiarata l’ampiezza
(quanti e quali paesi europei, ma dovrebbe essere il tradizionale
perimetro dell’Europa occidentale) e la metodologia di indagine. Per
l’Italia è presumibile che il trend, che pure è in corso, non sia
altrettanto rapido, alla luce della resistenza degli italiani verso i
contenuti a pagamento e dell’attitudine ad aggirare i pagamenti stessi.
In ogni caso i due principali
attori privati (Mediaset e, molto a distanza, Telecom Italia con La7)
hanno da tempo fatto ingresso nel settore a pagamento, grazie al
digitale terrestre.
Nel futuro scenario
ipotizzato da ITMedia Consulting (diciamo tra 5 anni) Sky dovrebbe avere
un peso economico maggiore a discapito di Mediaset e soprattutto della
RAI. Mediaset dovrebbe compensare la riduzione degli introiti
pubblicitari attraverso una espansione della vendita di contenuti a
pagamento. Inoltre, potrà beneficiare della vendita di contenuti ad
altri editori, settore nel quale è recentemente entrata con
l’acquisizione di Endemol.
Ulteriore elemento che
provocherà una riduzione dei ricavi da pubblicità per le reti
generaliste sarà la progressiva espansione degli investimenti
pubblicitari sul canale Internet, una tendenza che già si nota oggi ed è
stata registrata sempre da ITMedia Consulting, che ha valutato in 6T€
gli investimenti in pubblicità sul canale Internet nel 2006 (su 80T€
complessivi). Una espansione (e una riduzione) che sono diretta
conseguenza della riduzione degli ascolti causata dalla competizione di
altri mezzi di entertainment, e della conseguente frammentazione del
pubblico.
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Stato della migrazione al digitale in
Europa |
Secondo una ricerca di ITMedia Consulting a fine 2006
erano 68 milioni in Europa occidentale le abitazioni dotate di TV
digitale (DTT, satellite e cavo in massima parte, più la nascente IpTV)
con una quota pari quindi al 41% del totale. Lo switch-over è stato
completato in Olanda a dicembre 2006 e procede secondo i piani in
UK e
in Germania.
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7 giugno 2007: Nuovo canale informativo
France 24 |
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Si estende l'offerta di
contenuti sulla DTT. Il canale di informazione continua France 24 ha
deciso di entrare nel digitale terrestre in Italia, mediante un accordo
Telecentro Toscana. Il canale, già disponibile da tempo su Sky, potrà
così raggiungere ulteriori 2,6 milioni di famiglie (saranno coperte il
56% delle abitazioni italiane dotate di decoder DTT, per un totale
stimato 7,6 milioni di telespettatori, oltre ad alberghi e altri luoghi
pubblici).
France 24 trasmette essenzialmente informazioni di tipo politico ed
economico con aggiornamento continuo, in lingua inglese, francese e
arabo e ha come target principale il mondo dei manager.
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1 giugno 2007: Nuovo canale interattivo per
ragazzi RAI Gulp |
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Dal primo giugno sono
iniziate le trasmissioni sperimentali di un nuovo canale RAI interattivo
sul digitale terrestre, chiamato RAI Gulp,
con programmi indirizzati al pubblico giovane, fino a dodici anni
circa, quindi anche con ampio spazio ai cartoni animati. La
interattività prevista dallo standard DTT viene sfruttata per ottenere
un maggior coinvolgimento dei piccoli spettatori, che avranno la
possibilità di influire in parte sulla programmazione. E' previsto anche
un parallelo utilizzo del Web, con un sito internet associato e quindi
un ulteriore canale interattivo (forse più accessibile e immediato del
canale interattivo DTT, non sempre attivato e disponibile) orientato a
introdurre una fruizione di tipo community.
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30
aprile 2007 - Pareri contrastanti sul debutto di Sky in Auditel |
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Commenti contrastanti sui dati di ascolto
dei canali satellitari Sky, inseriti, dopo una pluriennale polemica, nel
campione Auditel (vedi).
Mentre Sky esprime soddisfazione per i dati rilevati, coerenti con il
numero di abbonati (e di parabole) e in alcuni casi non troppo lontani
da quelli della TV generalista, la
rivista
Panorama ha parlato di "nanoshare" in un articolo dal titolo "Tanto
rumore per nulla" (19/4/2007), focalizzando l'attenzione sui dati di
ascolto di alcune fiction e partite di calcio, che sono risultati non
comparabili (molto ia quelli dei programmi sulla TV terrestre. Il
giornalista Paolo Liguori, direttore di TGCom, ha parlato proprio di Sky
come un "bluff".
Visto
che gli abbonati Sky sono circa 4 milioni (e le parabole installate
circa 7 milioni) evidentemente il bacino potenziale di Sky è meno di un
decimo di quello della televisione terrestre, e di conseguenza ascolti
numericamente inferiori sono del tutto prevedibili.
D'altro canto Panorama è una rivista Mondadori, quindi sempre di
proprietà della famiglia Berlusconi, quindi parte in causa come
competitore.
Rimane comunque il fatto che gli ascolti di Sky hanno un valore
commerciale, per gli inserzionisti, minore di quello delle televisioni
generaliste, il che però per Sky rappresenta un problema relativo,
essendo una Pay Tv i cui ricavi derivano in prevalenza dagli
abbonamenti.
Vedi gli estratti dell'
articolo di
Panorama e dei comunicati Sky.
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31
marzo 2007 - Anche il satellite su Auditel |
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Dopo le
critiche di Sky alla completezza delle rilevazioni di ascolto dell'Auditel,
recepite in varia misura anche dalla Autorità e dal
DDL Gentiloni, le parti hanno raggiunto un
accordo in base al quale, da lunedì 2 aprile, saranno pubblicati anche
gli ascolti dei canali satellitari. Per arrivare a questo accordo la
società Auditel ha recepito le indicazioni del gestore satellitare sulla
rappresentatività del campione. A quanto abbiamo capito ad esempio, la
"famiglia tipo Sky" deve essere più ampia (l'indice di numerosità è di
3,4 persone) di una famiglia tipo davanti a una TV in chiaro, ed
effettivamente è probabile che programmi a pagamento vedano riunite più
persone di una famiglia, mentre un programma in chiaro, gratuito,
potrebbe più facilmente essere visionato in solitudine su uno dei
televisori di casa.
Tutti gli operatori del settore attendono quindi i prossimi giorni per
commentare i dati di ascolto delle più popolari trasmissioni su
satellite. Visto l'ampio menu di offerta è peraltro probabile che si
tratti in ogni caso di numeri inferiori a quelli tipici della TV
generalista. Un altro elemento da verificare è se questi ultimi dati
rimarranno invariati o subiranno aggiustamenti in diminuzione. |
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7
marzo 2007 - Gara per assegnare banda trasmissiva sulle reti DTT
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L'autorità per le comunicazioni
www.agcom.it ha deliberato l'avvio di
una procedura di gara per l'assegnazione, a editori indipendenti e altre
emittenti, del 40% della banda trasmissiva disponibile sui multiplex DTT
esistenti di Rai, Mediaset e Telecom Italia Media. I tre gestori
principali diventano per questa quota delle loro reti unicamente
fornitori di banda (vedi)
mentre gli editori che vinceranno le gare saranno unicamente produttori
di contenuti, prefigurando quella separazione tra contenuti e mezzi
trasmissivi che molti sostengono essere la scelta migliore sia nel
broadcast sia nelle TLC. Alla gara potranno partecipare anche le
emittenti locali, che potranno così accedere alla DTT senza fare
investimenti diretti in infrastrutture e in tempi più brevi, ed
emittenti nazionali con copertura non completa (ad esempio Europa 7),
per estendere appunto la copertura. In questo secondo caso i tre gestori
nazionali principali si comportano come Telecom Italia rispetto agli OLO
(Others Local Operators, es. Tele2) nella telefonia.
Nel seguito il comunicato dell'agenzia, come riportato sul sito
www.agcom.it:
«Il Consiglio dell’Autorità per
le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha
approvato oggi la delibera per l’allocazione del 40% della capacità
trasmissiva nei multiplex digitali di Rai, Mediaset e Telecom Italia
Media al fine di favorire il pluralismo e di accelerare la transizione
al digitale terrestre.
Scopo del provvedimento, di cui sono relatori i Commissari Michele
Lauria e Stefano Mannoni, è quello di accelerare le condizioni per
un’offerta di qualità e uniforme su tutto il territorio.
L’Agcom assegnerà, tramite una procedura competitiva, la capacità
trasmissiva agli editori indipendenti, alle emittenti nazionali che
richiedano il completamento della copertura delle proprie reti e alle
emittenti locali che non dispongono di impianti in digitale.
Per queste ultime emittenti è stato riservato un maggiore spazio,
rispetto alle iniziali previsioni, finalizzato a una capacità
trasmissiva anche al di fuori delle aree “all digital”. »
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6
marzo 2007 - Italia e UK nella DTT |
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I Ministri delle Comunicazioni italiano
Paolo Gentiloni e del Regno Unito
Tessa Jowell. si sono incontrati a
Londra per confrontare i rispettivi modelli di sviluppo nel settore
televisivo, con particolare riferimento al passaggio al digitale
terrestre, per il quale in UK è già stata da tempo approvata una precisa
e dettagliata road-map (vedi).
Era presente anche il direttore generale della BBC, Mark Thompson, e non
è mancato quindi un confronto sui modelli di business, in parte diversi,
del gestore pubblico inglese e della nostra RAI. In particolare è stato
riferito un approfondito interesse su Openreach,
il ramo di BBC che gestisce la rete, e che opera in modo sempre più
indipendente dall'editore di riferimento (come avrebbe dovuto fare
RaiWay parzialmente privatizzata). Una applicazione pratica della
separazione tra produttori di contenuto e gestori di rete (vedi).
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1
marzo 2007 - Sardegna digitale |
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Il primo marzo è finalmente partito lo
switch-off propedeutico di
Cagliari e provincia (122 Comuni). Nel
territorio della provincia Rai2, Rete4 e Qoob (Telecom Italia Media) si
possono ora ricevere solo sulla rete digitale terrestre. Il piano
originario prevedeva lo switch-off per tutta la Sardegna ad inizio 2005,
poi slittato ad inizio 2006. Ora finalmente, dopo un altro anno, l'avvio
operativo.
Il passaggio richiede come sempre la installazione di un decoder, per il
quale regione e governo hanno stanziato un contributo di 70 €. Sono
state riportate sui giornali notizie di file dei cagliaritani per
acquistare i decoder in prossimità del passaggio (parziale).
I passi successivi saranno ovviamente la estensione alle altre province
della Sardegna e alle altre emittenti nazionali (entro il
dicembre 2008). Si renderanno così
disponibili frequenze non più necessarie che mediaset ha annunciato in
seguito di voler utilizzare per prime sperimentazioni della HDTV (High
Definition TV) terrestre (in antitesi a quella satellitare, che già
esiste).
Per il resto d'Italia il ministro Gentiloni ha confermato (come era
nell'aria e da noi previsto) un obbiettivo di completamento della
transizione nel 2012, quindi allineato agli altri maggiori paesi europei
(nella legge Gasparri si
puntava ad un irrealistico e ormai tramontato 2006).
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6 febbraio 2007 - Calabrò vs Catricalà |
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A differenza del garante sulla concorrenza
Catricalà, il garante per le telecomunicazioni Calabrò ha dichiarato
accettabile e coerente con gli obiettivi (sempre il solito: il
pluralismo nel settore televisivo) il tetto alla raccolta pubblicitaria
per azienda prevista dal DDL Gentiloni.
Purché, ovviamente, abbia durata limitata nel tempo e sia finalizzata
allo scopo sopra ricordato. La motivazione, piuttosto semplice, è che si
tratta dell'unica strada possibile nella situazione reale italiana.
Nel corso di un'audizione parlamentare il
garante ha chiesto infatti "un nuovo intervento legislativo" poiché in
Italia "c'è un problema di tutela del pluralismo". Non è mancato un
riferimento alle elezioni politiche, che hanno evidenziato come "la
partita decisiva" si giochi in televisione.
"E' indubbio però che il mercato è in
continuo movimento .. e che il digitale terrestre è il ponte levatoio
che consente di uscire dal castello dei due signori della tv analogica".
Calabrò ha anche aggiunto che occorre "uno scatto di reni che spinga il
paese verso la tecnologia digitale".
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30 gennaio 2007 - Il futuro della televisione |
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La
Repubblica Affari e Finanza ha ospitato un altra lunga intervista al
professor Maurizio Decina sugli scenari futuri nei media. Decina,
professore di Costruzioni elettroniche già a fine anni
'70 a Ingegneria a Roma, e poi protagonista del rinnovamento del sistema
informativo di Telecom Italia (allora SIP) e poi ancora ai vertici di Italtel, sempre in parallelo alla carriera universitaria, sembra aver
instaurato un eccellente rapporto col direttore di AF, Giuseppe Turani,
che lo ha "nominato" principale esperto italiano del settore media e
tecnologie dell'informazione.
Decina vede un futuro in cui Internet sarà il canale primario anche per
la televisione, intesa come video in streaming strutturato in
"programmi", sia per intrattenimento sia per informazione. I programmi
potranno essere veicolati in modalità
IPcast,
quindi da un provider a più fruitori, l'equivalente Internet del
broadcast (che richiede però un canale attivo e un contratto per ogni
utente, a differenza del broadcast via etere dell'attuale televisione
analogica, ma anche della DTT). Ma potranno anche essere veicolati, o
meglio condivisi, in modalità P2Pcast
(una tecnica innovativa alla quale stanno lavorando in particolare
alcuni
ricercatori della New York University, tra cui Antonio Nicolosi e Siddhartha
Annapureddy), cioè scambiati tra utilizzatori con struttura MxN (anzichè
1xN come nel broadcast) usando tecniche molto efficienti (probabilmente
di derivazione BitTorrent), e gestendo i diritti (quando ci sono,
potrebbero essere contenuti volontari e spontanei come gli attuali blog
o come You Tube) con sistemi
innovativi come la Creative Commons license.
Il vantaggio della TV su Internet è la
interattività nativa e bidirezionale, che consente di
inventare nuove forme di programmi che si modificano in linea grazie
alla interazione tra i creatori e i fruitori di contenuti, o palinsesti
personalizzati, con una scelta dei contenuti in archivi vastissimi.
Naturalmente perchè tutto ciò sia possibile sarà necessario un ulteriore
incremento della velocità standard dell'ADSL, ovvero un passaggio a
connessioni in fibra, per arrivare come minimo ai 20Mb per ogni
abitazione. Altro obiettivo tecnologico che appare comunque alla
portata, e al centro della cosiddetta iniziativa Internet 2.0.
La previsione di Decina, come di molti altri esperti del settore, è che
un media così flessibile e stimolante per la creatività (dei
programmatori e dei fruitori) farà invecchiare velocemente l'attuale TV
broadcast, generalista, in chiaro o pay-TV che sia, riducendone
velocemente gli ascolti e l'importanza. E come logica conseguenza anche
la DTT, che non è altro che un aggiornamento tecnologico della
infrastruttura di trasmissione, è nata già vecchia.
Ci permettiamo di dubitare di questa previsione. Non tanto per il
digital divide, che terrebbe comunque
lontani dal nuovo media tutti quelli che non hanno alcuna intenzione di
collegarsi in Internet ad alta velocità.
Quanto per tutti quelli, giovani o anziani che siano, che non cercano
affatto un intrattenimento attivo. Nel nostro sistema sociale infatti l'intrattenimento
passivo svolge proprio un ruolo di "ricarica delle batterie"
e pausa rispetto ad attività lavorative, ludiche, relazionali o fisiche,
che pare essere essenziale per molte persone. L'insieme schermo TV +
telecomando serve per ricercare velocemente e con il minimo di fatica il
programma a cui abbandonarsi fino all'ora del sonno, o di un successivo
impegno. Le pause pubblicitarie sono tutt'altro che sgradite, tranne che
per gli spot troppo ripetuti, e la visione iterativa e rassicurante
delle battute del gorilla del Crodino (per fare solo un esempio) diventa
una tecnica di rilassamento.
Ci è difficile immaginare questo popolo che nel proprio letto o sul
divano assiste a un programma TV, solitamente minimizzando il numero di
neuroni impegnati, pronto invece a partecipare attivamente a un programma, a
fornire suoi propri contenuti, a interagire con i conduttori.
Questo tipo di intrattenimento, già possibile ora con Internet, si
svilupperà certamente, e anzi vedrà magari impegnati gli stessi soggetti
passivi descritti prima, in altri momenti della giornata o in altri
giorni, ma non sostituirà, a nostro parere, l'intrattenimento passivo.
La TV via Internet potrà costituire un canale alternativo per la pay-TV
grazie alla possibilità di selezionare i programmi in archivi
virtualmente illimitati. Potrà anche essere il luogo per sperimentare la
interattività in scala maggiore, superando la frammentarietà tipica di
Internet.
Ma non sostituirà la TV broadcast, one way per definizione, e non sarà
di ostacolo al naturale sviluppo della DTT.
La televisione broadcast però, come tutti gli altri media, sconterà una
diminuzione progressiva e irreversibile dell'audience. Una diminuzione
inevitabile essendo da un lato il tempo libero dei fruitori una costante
non incrementabile, se non in minima parte, e dall'altro in crescita
inarrestabile (per tipo e contenuti) i media che competono per offrire
intrattenimento.
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29 gennaio
2007 - Le conseguenze economiche (per Mediaset) del DDL Gentiloni |
I primi
commenti al DDL Gentiloni avevano
sminuito l'importanza del tetto alla raccolta pubblicitaria per
Mediaset, evidenziando la scarsa efficacia e l'effetto reale piuttosto
avanti nel tempo.
Noi avevamo notato che comunque sarebbe disposta per legge una
diminuzione del mercato considerevole, dal 64 al 45 per cento, che non
è cosa da poco. Ed effettivamente, anche se con una diversa scelta dei
tempi, è arrivata la dura contestazione da parte dello stesso
proprietario del gruppo, Silvio Berlusconi, che in due diverse
occasioni ha definito la legge addirittura "delittuosa" e "criminosa",
promettendo una battaglia parlamentare contro la legge.
A sorpresa è arrivato anche, in una intervista il 28 gennaio ad una
trasmissione TV, l'appoggio a questa contestazione da parte del
presidente dell'antitrust (AGCM) Antonio Catricalà. L'obiezione è
che non si può vietare per legge l'espansione di una società,
altrimenti si nega il libero mercato, il garante ha dichiarato tra
l'altro:
“…non è opportuna la definizione per legge della
posizione dominante” e inoltre “…suscita
perplessità il limite ai ricavi derivanti dalla raccolta
pubblicitaria”, essendo la raccolta pubblicitaria la principale
se non unica entrata per Mediaset.
Posizione singolare
da parte di chi dovrebbe impedire situazioni di monopolio,
evidentemente essa
non è giudicata tale,
essendo presente un soggetto pubblico, che opera con criteri
privatistici, la RAI, e che svolge un ruolo teoricamente competitivo
con Mediaset.
Il governo ha risposto al garante segnalando che in qualche modo la
posizione dominante deve essere contrastata per ampliare il pluralismo
tramite leggi di mercato e che le autorità antitrust a questo servono.
In effetti l'antitrust USA a suo tempo ha operato in modo anche più
deciso, imponendo lo scioglimento di AT&T con la creazione di più
società. In seguito però, con la ventilata analoga operazione verso
IBM (che doveva essere suddivisa in due società distinte e
indipendenti) e più tardi con Microsoft si è mostrata meno incisiva,
fermandosi prima di agire.
A nostro parere il governo però potrebbe agire anche in altre
direzioni, per aumentare il pluralismo e la concorrenza,
anche senza
ricorrere al cammino legislativo e parlamentare. Potrebbe
semplicemente applicare in toto la legge attuale, impostando in tempi
rapidi il riordino delle frequenze, con la riconsegna a La7 e Europa 7
di quanto spetta loro per legge, accelerare sul
passaggio al digitale, che libererebbe frequenze e potrebbe consentire
l'accesso di altri soggetti ,
e vigilare sullo sforamento dei vincoli attuali (es. pubblicità
durante i programmi per bambini o moltiplicazione delle interruzioni
dei film tramite il sistema delle "scatole cinesi").
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1
novembre 2006 - Le critiche al DDL Gentiloni |
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Un articolo sul
supplemento "Affari e Finanza" di Repubblica del 30 ottobre
anticipa alcuni risultati di uno studio della società specializzata IT
Media Consulting sugli effetti del DDL
Gentiloni sul fatturato derivante dalla raccolta pubblicitaria,
per i principali soggetti.
Lo studio indirizza soprattutto un aspetto che nel precedente
intervento non avevamo trattato, perché non centrale per le
previsioni sul passaggio al digitale (ma molto importante per le
televisioni commerciali): la regolamentazione delle telepromozioni. Il
DDL prevede infatti che questo tipo di pubblicità, attualmente non
incluso nei tetti, debba essere incluso, annullandone di fatto il peso.
Poiché questo segmento vale 250 Milioni /anno per Mediaset (350
complessivi), quindi poco meno del 10% del mercato complessivo, lo
studio punta a verificare se veramente le aziende dovranno affrontare
una riduzione di questa portata, sommata alla riduzione di pubblicità
derivante dal passaggio di una rete sulla DTT (con audience inferiore).
La conclusione abbastanza ovvia è che, essendo il mercato (i clienti
pronti a spendere in pubblicità) sostanzialmente stabile, questi soldi
non farebbero altro che distribuirsi in modo diverso, e quindi conclude
che l'impatto negativo nel 2009 (primo anno del nuovo scenario) sarebbe
dell'ordine del 3-4% in meno per Mediaset e complessivamente si
libererebbe solo un 3% del mercato per nuovi soggetti.
Si tratta di uno studio complesso che abbiamo riassunto in modo molto
semplificato, ma che apparentemente non tiene conto di un altro elemento
fondamentale della legge: il tetto al 45% per ogni soggetto, un vincolo
che dovrebbe essere ben più preoccupante per Mediaset (che è intorno
al 65%) che non la rinuncia alle amatissime telepromozioni.
Il fatto è che il superamento della soglia e quindi la "posizione
dominante" viene sanzionata soltanto con una riduzione della
pubblicità dal 18% (tetto massimo attuale, escluse tele promozioni) al
16%, scatterebbe presumibilmente solo dal 2010 (il 2009 sarebbe il primo
anno di efficacia della nuova legge) e la riduzione potrebbe essere
evitata dall'incumbent trasferendo una ulteriore rete sulla DTT
(almeno così pare di interpretare, essendo il trasferimento della prima
rete imposto per legge). (Per controllo si può consultare il testo
completo del DDL).
Insomma gli effetti consistenti sul fatturato Mediaset (e sulla
redistribuzione degli investimenti pubblicitari) sarebbero, nel 2009,
quelli legati alla inclusione nel tetto delle telepromozioni e nella
presumibile raccolta inferiore per Rete 4 e Rai 3 (o Rai 2), mentre il
ridimensionamento di Mediaset si vedrebbe in anni successivi, in pratica
quando avverrebbe comunque per la ricomposizione del mercato a valle dei
nuovi ingressi tecnologici (Mobile TV, IPTV), sempre e solo se Mediaset
rimanesse ancorata alla TV generalista broadcast via etere.
Uno scenario meno preoccupante per Mediaset, e meno interessante per il
gruppo L'Espresso - La Repubblica (che potrebbe puntare a raccogliere le
risorse pubblicitarie, da qui l'interesse evidenziato da tutti questi
studi e articoli), e quindi una Mediaset (e Forza Italia) ipotizzate
come meno ostili al DDL Gentiloni.
Ci permettiamo di dubitare di questo scenario e in particolare della
benevolenza verso il DDL, a nostro parere Mediaset segue e seguirà
sempre la strategia di non arretrare di un millimetro su nessun fronte,
finché ne ha la possibilità, lavorando in parallelo per la
diversificazione (tentativo di entrare nel mercato tedesco) e per la
compensazione di quote di fatturato in altri settori (ad esempio, forse,
la telefonia).
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13
ottobre 2006 - Il DDL Gentiloni. La legge sulle TV dell'Unione |
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Dopo
alcuni mesi dall'insediamento il governo di centro sinistra ha proposto
una revisione della legge
Gasparri, sotto forma di disegno di legge (DDL) elaborato dal
ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni,
approvato dal Consiglio dei ministri il 12 ottobre 2006. Il DDL dovrà
poi essere esaminato dai due rami del Parlamento, e quindi nell'iter di
approvazione potrà subire modifiche rispetto all'impianto originario.
Il
DDL Gentiloni (vedi il testo del comunicato
stampa) enfatizza due elementi già presenti, e predominanti,
nella precedente legge: il riordino delle frequenze e la migrazione da
analogico a digitale (DTT) per la televisione terrestre. Il meccanismo
è molto semplice: per liberare frequenze e consentire un riordino
effettivo due reti (Rai 3 della RAI e Rete 4 di Mediaset) dovranno
liberare le frequenze analogiche utilizzate, e quindi rimanere in chiaro
solo sulla DTT. Naturalmente per questo passaggio viene dato un ampio
lasso di tempo (15 mesi dalla promulgazione della legge) e ci si aspetta
evidentemente che i due maggiori attori del mercato televisivo, per non
perdere ascolti (e quindi pubblicità) su due delle loro tre reti si facciano
parte attiva per la migrazione, sia estendendo in tempi rapidi la
copertura sul territorio, sia fornendo gratuitamente o quasi kit per la
migrazione (decoder semplificati o simili), che peraltro hanno ormai un
costo all'origine di pochi Euro.
Naturalmente sui televisori dotati anche di ricezione DTT si potranno
anche vedere gli altri canali (già presenti) e quindi la migrazione
sarebbe già in buona parte attuata.
Ragionando sulle date, se il DDL completasse il proprio iter a primavera
2007, lo spegnimento dei ripetitori analogici per le due reti dovrebbe
avvenire nell'estate del 2008. A quella data, per non subire
penalizzazioni pesanti negli ascolti, il 60-70% dei televisori italiani
dovrebbe essere dotato di decoder DTT o sintonizzatore nativo interno.
Se gli apparecchi TV in Italia sono, per ipotesi, 40 milioni (2 in media
per nucleo familiare) il numero di decoder da distribuire o di nuove
iDTV in 15 mesi dovrebbe essere intorno ai 18 milioni (con ca. 3,5
milioni di decoder DTT già presenti più 3,5 decoder satellitari, in
buona parte disgiunti, calcoliamo per approssimazione 6 milioni di
famiglie che già possono vedere Rai 3 e Rete 4 anche senza passare per
l'analogico: 60% di 40 = 24 milioni - 6 = 18 milioni).
Siamo quindi circa a 6 volte lo sforzo fatto dal governo Berlusconi (con
incentivi) nel 2004 per ottenere i primi 3 milioni di utenti DTT, però
con una situazione tecnologica facilitata dai costi molto più bassi.
E' un piano realistico? Certo non più azzardato di quello originario
della legge Gasparri, che prevedeva praticamente il passaggio di tutti i
40 milioni di apparecchi nel corso del solo anno 2005.
In parallelo inoltre potrebbe proseguire la road map su base regionale
(come nel Regno Unito)
e quindi alcune regioni pilota potrebbero essere già migrate alla nuova
tecnologia.
In sintesi la migrazione in Italia avverrebbe in due macro-fasi (scenario
peraltro da noi più volte considerato come il più verosimile): una
prima fase di peso prevalente, di consistenza dell'ordine del 70%, entro il
2008 (quindi allineata agli altri paesi, anzi con qualche vantaggio
temporale) e il restante 30%, che comprende gli
"irriducibili", i casi particolari di copertura insufficiente,
i condomini che non si mettono d'accordo, nel triennio 2009-2012,
rispettando quindi la direttiva europea.
Da aggiungere che il DDL prevede anche misure tese ad aprire il settore
e a superare il duopolio, partendo, com'è giusto e naturale, dalle
risorse, ovvero dalla pubblicità, mediante la introduzione di tetti per
i soggetti dominanti e una riforma dell'Auditel,
tesa a rendere questo strumento "oggettivamente" obiettivo
mediante la presenza nella sua gestione di interessi contrapposti, e il
recepimento dei rilievi fatti a
suo tempo da Sky.
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La
introduzione del tetto del 45% per gli operatori è particolarmente
significativa per Mediaset. Infatti nel 2005 l'azienda della famiglia
Berlusconi deteneva il 65% del mercato pubblicitario televisivo italiano
(4,7 miliardi, 3,1 miliardi la quota Mediaset, 1,3 quella della RAI, 0,3
tutti gli altri). A volume del mercato invariato questo significherebbe
una riduzione del 20%, quindi quasi 1 miliardo di €. L'unica strada
per Mediaset per mantenere il fatturato sarebbe la diversificazione in
altri settori e/o altri paesi e/o un ulteriore incremento del mercato. |
La reazione di Mediaset per bocca dello stesso Berlusconi è stata
fortemente negativa (e coi numeri sopra riportati si comprende bene il
motivo, l'azienda dovrebbe uscire dal comodo mercato "captive"
del duopolio). Si potrebbe dire ironicamente che "chi di DTT
ferisce, di DTT perisce" e che la grande idea di anticipare la DTT
per salvare Il duopolio si è ritorta contro i suoi ideatori. Ma questo
era insito nella tecnologia.
Mediaset teme in primo luogo un calo pubblicitario su Rete 4 (ma dal
2008) perché il target di questa rete è un pubblico anziano nel quale
si troveranno non pochi "irriducibili" (a maggior ragione se
altri canali analogici continueranno a trasmettere), ma soprattutto teme
il tramonto del duopolio, e l'inevitabile flessione di fatturato e
utili, in un mercato maturo e saturo, e senza sbocchi all'estero.
L'impatto per la RAI dovrebbe essere invece minore, perché il pubblico
di Rai 3 è più giovane e tipicamente passerà in modo naturale alla
DTT.
Ma in definitiva buona parte della differenza lo faranno i kit di
migrazione.
Se saranno complessi e richiederanno una installazione come quella di un
decoder DTT attuale (niente di particolare, ma fuori portata per una
persona anziana o refrattaria alla tecnologia) la migrazione potrà
essere lenta (richiederà il supporto di un tecnico), se invece verranno
messi sul mercato kit semplici ed autoinstallanti, a basso costo,
l'unica complessità rimarrà l'eventuale adattamento dell'antenna, un
possibile problema solo per una parte degli utenti.
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8
settembre 2006 - Concorrenti per Sky nello sport |
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La società
Sportitalia del finanziere Tarak Ben Ammar (collegata indirettamente a
Mediaset) entra nel digitale terrestre a pagamento, e in particolare
nelle solite partite di calcio.
In base ad accordi tra Lega calcio, Sportitalia e Sky l'emittente di
Murdoch, che ha già ottenuti i diritti esclusivi della serie A,
trasmetterà tutte le partite di serie B sulla piattaforma satellitare,
mentre Sportitalia le trasmetterà sul digitale terrestre, ad eccezione
di quelle casalinghe di Juventus, Genoa e Napoli, già di
Mediaset.
Secondo indiscrezioni, per alcune settimane Sportitalia manderà in onda
le gare in chiaro, sia per motivi promozione sia per test della
piattaforma.
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7
settembre 2006 - Verso l'abbonamento nella pay-per-view |
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Sia Mediaset sia
La7 - Telecom Italia offrono per il nuovo anno i contenuti a pagamento
sulla DTT
(essenzialmente partite di calcio) non più soltanto con la formula a
carte ricaricabili, ma anche con una sorta di abbonamento a forfait per
tutto il campionato a 99 €, introducendo così un primo livello di
fidelizzazione del cliente.
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22
giugno 2006 - Nuovo piano per la Sardegna |
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Il
ventilato rinvio dello switch over al digitale terrestre nelle due
regioni pilota (Sardegna e Valle d'Aosta) è stato definitivamente
confermato dal ministro Gentiloni
nel corso di un convegno a Cagliari il 21 giugno.
Il nuovo obiettivo si sposta dal 31 luglio 2006 (slittamento di sei mesi
deciso nell'ultima finanziaria) al 2008 (quindi siamo ormai in linea con
la pianificazione europea ed ogni anticipazione italiana è sfumata) e
la motivazione molto banale è che nelle due regioni la percentuale dei
decoder installati non va molto oltre il 50% delle case (54,5% degli
abbonati RAI in Sardegna, 68,2% in Valle d'Aosta), nonostante tre anni
di incentivi. Lo switch over anticipato avrebbe quindi significato
l'oscuramento di ben oltre la metà dei televisori. Per la precisione i
nuovi obiettivi sono marzo 2008 per la Sardegna e ottobre per la Valle.
Considerando che la originaria legge Gasparri prevedeva lo switch over
entro il 2006 per l'intero paese, si può confermare ormai che il piano
era totalmente irrealizzabile, e il sospetto che l'operazione avesse lo
scopo principale di aggirare la sentenza della Corte costituzionale ed
evitare la riassegnazione delle frequenze di Rete 4 a Italia 7 e lo
spostamento della stessa Rete 4 su satellite acquisisce consistenza.
Non si può d'altra parte attribuire al governo attuale una frenata del
programma, essendo stato al potere il governo precedente sino a quasi
metà di questo 2006.
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21
giugno 2006 - Controffensiva Sky |
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In
occasione del cambio di governo e della diminuzione dell'influenza
politica del competitore Mediaset si è assistito ad una controffensiva
del gruppo Sky
- Murdoch, che in precedenza si era limitato a critiche piuttosto timide
alle iniziative governative sgradite (e in particolare al digitale
terrestre).
Lo scenario vede uno sviluppo degli abbonati (quasi 3 milioni e 700
mila) e del fatturato Sky, propiziato anche dai mondiali di calcio, e
non scalfito in maniera significativa dal lancio nel 2005 del digitale
terrestre, con spinte e sovvenzioni statali.
Si parla quindi di società in utile nei tempi previsti (+69 milioni di
$ nel Q1 2006) e di quotazione in borsa a partire dal 2007, con un
valore stimato della società di oltre 5 miliardi di Euro (stima di
Morgan Stanley basata su un valore di 1.500 € per cliente, quindi il
valore stimato di Sky Italia è pari a 5,8 miliardi di €).
La prima iniziativa di Sky è stata rivolta a fine maggio contro l'Auditel
(non ne fa parte, a differenza di RAI e Mediaset) con la osservazione
che il rilevamento degli ascolti via satellite (anche in chiaro, con
pubblicità) sono ampiamente sottostimati. Per Sky la pubblicità
costituisce una voce marginale, che può crescere se si valorizza
maggiormente il suo parco audience e se si sblocca il patto di duopolio
nella raccolta pubblicitaria (Sipra
RAI, Publitalia '80
Mediaset)
La seconda è stata rivolta al nuovo governo (incontri il 21 giugno) con
una riaffermazione della contrarietà a iniziative di supporto economico
al digitale terrestre e una maggiore apertura del settore.
Gli obiettivi del governo sono notoriamente molto simili, e quindi il
gruppo Sky sembra entrare in un contesto più favorevole del precedente
(che comunque non gli ha impedito di crescere ed affermarsi: la
televisione è in Italia un mercato generosissimo). Resta da vedere come
gli obiettivi di pluralismo del nuovo governo di CS si sposino con la
situazione di monopolio di Sky nel satellitare.
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11
maggio 2006 - Slitta ancora lo switch-off per le regioni pilota |
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Come
gli utenti delle regioni coinvolte hanno potuto verificare, è slittato
il previsto switch-off da analogico a digitale in Valle
d'Aosta e Sardegna.
Lo switch-off, originariamente previsto dalla Legge
Gasparri originariamente a fine gennaio e poi a fine marzo 2006,
prevedeva che tutte le utenze televisive nelle due regioni autonome
sarebbero state adattate alla ricezione in digitale, e che
parallelamente fosser spenti i trasmettitori in analogico. Ciò in base
ad un protocollo (vedi) con le due regioni (alle quali doveva associarsi
nel corso dello stesso anno la regione Friuli) che prevedeva anche
contributi statali per l'acquisto dei decoder e un programma di azioni
orientati ad utilizzare la nuova tecnologia per servizi di utilità (T-Government).
La nuova data prevista è il 31 luglio 2006, ma l'assenza di qualsiasi
azione orientata a agevolare o stimolare la migrazione, derivante anche
dal vuoto amministrativo legato al cambio di governo, fanno ritenere
assai improbabile anche il raggiungimento dell'obiettivo per questa
data. In particolare risulta del tutto non chiaro come si pensi di
risolvere i problemi di carenza di copertura (già presenti
nell'analogico), di famiglie con 2-3 o più televisori (che dovrebbero
affrontare la spesa e soprattutto la complessità di gestione di
altrettanti decoder), l'assistenza tecnica a persone anziane o con
scarsa cultura tecnologica per un'operazione comunque di relativa
complessità, la impossibilità di ricevere alcune TV locali.
Come Musica & Memoria continuiamo a
ritenere che, similmente a quanto fatto, ad esempio, per il passaggio da
analogico (TACS) a digitale (GSM) nella telefonia mobile, le due
tecnologie dovranno forzatamente convivere per un periodo di tempo, con
la nuova che prende piede in base alla offerta più ampia di contenuti e
funzioni. Una convivenza che porta con sé, nel caso della televisione,
la esigenza, non più rinviabile, di una razionalizazzione
delle frequenze (vedi).
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1
maggio 2006 - Dati mercato televisivo italiano |
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Disponibili
i dati a consuntivo del 2005 del mercato televisivo italiano. La novità
è rappresentata dal veloce riequilibrio tra TV a pagamento (in forte
crescita) e TV in chiaro (con pubblicità). Per vedere tutto il rapporto
cliccare qui.
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29
aprile 2006 - Assegnazione frequenze europee |
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Il
consigliere di amministrazione della RAI Rognoni segnala che in sede ITU
l'assegnazione delle frequenze a livello europeo per il digitale
terrestre, strutturate in modo da evitare la sovrapposizione tra paesi
confinanti, potrebbe vedere una penalizzazione per l'Italia, con sole
739 frequenze, contro le le 1295 della Germania. Un possibile problema
per la diffusione della nuova tecnologia.
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13
febbraio 2006 - Espansione di Mediaset nel calcio e nello sport |
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Mediaset ha
confermato l'acquisto di due reti nazionali che si erano consolidate
negli ultimi anni: Home Shopping Italia
(o HSI) e Sport Italia (SI).
Quest'ultima era peraltro di proprietà di un imprenditore da sempre
vicino a Mediaset e al movimento politico di Forza Italia, Angelo
Codignoni, e del noto finanziere tunisino Tarak
Ben Ammar, in affari da molti anni con il gruppo milanese.
Con l'acquisto di queste due reti, praticamente le ultime sul mercato
non ancora collegate ai grandi gruppi editoriali, Mediaset ha
incrementato di circa il 20% la sua dotazione di ripetitori, da quando
ha iniziato le operazioni di potenziamento in concomitanza con la Legge
Gasparri e il dispiegamento o della TV digitale terrestre, aggiungendo
924 ripetitori (sono state acquistate anche 200 frequenze locali), dei
quali circa 400 primari per capacita di copertura, ai 4254 che già
possedeva,
L'operazione e' stata possibile sia dalla definizione dei tetti per
singolo soggetto introdotti dalla legge
Gasparri, sia dal trading (commercio) di frequenze contemplato
dalla precedente Legge 66/2001, promulgata ai tempi del governo di
centro-sinistra.
Con questa nuova e potente dotazione Mediaset può: a) ampliare
ulteriormente la copertura e la qualità del segnale analogico; b)
espandersi ulteriormente nel digitale, dove ha ora la possibilità di
lanciare un terzo multiplex; c) il terzo multiplex potrebbe essere
inoltre dedicato al lancio della televisione digitale mobile (DVB-H),
consentendo a Mediaset di entrare per prima anche in questo mercato, sia
come fornitrice della rete di trasporto, sia, presumibilmente, di
contenuti, rimanendo ai gestori telefonici il ruolo di esattori degli
acquisti di programmi da parte degli utenti (possessori di telefonini di
nuova generazione), se criptati, o delle altre entrate collegate al
nuovo sistema di intrattenimento.
Questo sviluppo e' confermato dagli accordi che Mediaset ha già
stipulato con Tim, primo gestore
mobile italiano, per la cessione di contenuti da visualizzare sui
telefonini (in primo luogo, come sempre, diritti sul calcio). Qui si
assiste tra l'altro ad un curioso caso di sinergia al contrario: TIM che
e' ormai praticamente la stessa cosa di Telecom non utilizza la
televisione di casa, La7, ma la
concorrenza. Nessuna sorpresa che continuino e si alimentino i giudizi
di grande contiguità, e quindi competizione addomesticata in campo
televisivo, tra i nuovi proprietari di Telecom
Italia, Tronchetti-Provera e famiglia Pirelli, e il gruppo
Mediaset.
Si conferma quindi la visione strategica di
Mediaset nella introduzione del digitale terrestre,
fortemente spinta da un governo influenzato dallo stesso gruppo
economico: non soltanto il "salvataggio" di Rete 4, ma una
anticipazione dei tempi tale da consentire ai primi entrati nel nuovo
settore di conquistare una posizione dominante, che li metta al riparo
dal teorico ampliamento della concorrenza consentito dai costi inferiori
della nuova tecnologia e che consenta quindi, in definitiva, il
mantenimento del duopolio televisivo attuale.
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12
febbraio 2006 - Problemi per la DTT in Sardegna |
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Mentre si
avvicina la data teorica per lo spegnimento della rete digitale in Sardegna
(16 marzo 2006 per il capoluogo e la maggior parte dei comuni
dell'isola) la distanza tra le istituzioni locali e governo centrale si
amplia. In dichiarazioni in giornata, in occasione di un convegno sul
tema, il presidente della regione Soru
rimarca la mancata copertura per ampie zone e il forte ritardo nei
servizi T-Government, che rendono a
suo avviso del tutto improprio il coinvolgimento della regione nel
programma di anticipazione, e preferibile, in alternativa, un forte
impegno per coprire con l'ADSL a banda larga
tutto il territorio della regione.
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30
gennaio 2006 - Calabrò e switch-off |
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In una
intervista a Raitre il garante per comunicazioni Corrado
Calabrò conferma che lo switch-off per fine 2006 previsto
originariamente dalla legge Gasparri era irrealistico, mentre
l'obiettivo del 2008 è raggiungibile, a patto di investire in modo
convinto sulla nuova tecnologia da parte dei vari soggetti del settore:
“Ora posso dirlo la data del 31 dicembre 2006 fissata per lo
switch-off era velleitaria, utopistica, impossibile. La Gasparri era 'up
to date' per vari aspetti quando è stata approvata, ma l'evoluzione
tecnologica è tale da superare rapidamente ogni norma. Basti pensare
che negli ultimi tre anni il progresso nel settore televisivo equivale a
quello che si è realizzato nei vent'anni precedenti”. “Per questo
credo che la legge debba definire i contorni, ma il 'sarto' che deve
confezionare le regole e adeguarle di continuo, debba essere
l'Autorità, perché per una legge ci vogliono mesi, mentre noi una
nuova regola la possiamo fare in 15 giorni. Quel che è certo è che
negli ultimi tre anni la televisione ha subito un'Innovazione”.
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13
gennaio 2006 - Diritti TV per il calcio (3) |
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Sky
ha riacquistato i diritti per la piattaforma satellitare degli incontri
casalinghi della Juventus per le due stagioni 2007-2009. Sky quindi
limita i danni derivanti dalla mossa di Mediaset del 24/12/2005 potendo
continuare ad offrire ai suoi abbonati le partite della squadra campione
d'Italia. Rimane la concorrenza con Mediaset sulle stesse partite e
piattaforme diverse (e probabilmente prezzi diversi).
La DTT si conferma driver per la concorrenza, con vantaggio sicuro per
chi può vendere contenuti appetibili (la Juventus, in questo caso, che
duplica i clienti) e tutto da vedere per i clienti.
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11
gennaio 2006 - Diritti TV per il calcio (2) |
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Il
partito politico Forza Italia,
guidato da Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, si è opposto
per bocca del suo capogruppo alla Camera dei Deputati, alla messa in
calendario della discussione su un disegno di legge proposto dal
deputato Ronchi di AN (quindi della stessa coalizione di Centro Destra)
e orientato a ripristinare per legge la vendita collettiva dei diritti
televisivi delle squadre di calcio. La legge aveva l'evidente scopo di
tutelare gli interessi delle squadre meno forti e di evitare un circolo
vizioso tra forza economica e predominio sportivo che potrebbe rendere
il vertice del campionato italiano limitato a pochissime squadre, con
conseguente calo d'interesse e annessi effetti negativi (sportivi ma
anche economici).
Al di là delle smentite di circostanza si conferma quindi l'importanza
strategica che Mediaset attribuisce al pay-per-view e quindi alla DTT e
la necessità di proteggere gli investimenti e le posizioni conquistate.
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24
dicembre 2005 - Diritti TV per il calcio sulla DTT |
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Mediaset
ha acquistato i diritti tv per
l'Italia e per il resto del mondo delle partite della Juventus
per le stagioni 2007-2008 e 2008-2009. Mediaset pagherà 108 milioni di
euro per la stagione 2007/08 e 110 milioni per quella 2008/09, più 30
milioni di € per un'opzione per estendere il contratto anche per la
stagione 2009-2010.
Con
questa mossa, possibile grazie allo sblocco dei diritti tra squadre di
calcio, a suo tempo deciso dalla Lega calcio, Mediaset conferma forte
interesse e aspettativa nelle potenzialità della TV digitale terrestre,
unica piattaforma sulla quale può vendere contenuti pay-per-view e quindi
rientrare da questo ingente investimento. Per contro sottrae in
prospettiva a Sky una forte quota di fatturato.
Si
conferma quindi che l'avvio del digitale terrestre fortemente spinto dalla
Legge Gasparri non aveva per Mediaset solo lo scopo di evitare la chiusura
delle trasmissioni analogiche di Rete 4, ma anche l'apertura di una nuova
fonte di fatturato, necessaria per coprire le probabili flessioni
derivanti dall'affermazione di nuovi media (DVB-H, IP-Tv, Internet).
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