|
I successori del CD |
Le strategie dei produttori di software / 2004: il lancio / 2004: i risultati di mercato / Il mercato nel 2005 / Le strategie dei produttori di hardware / Parola fine sul Super Audio CD? / Sintesi: 2006, 2007-2009 / Vedi anche: La tecnologia SACD-DSD
Il lancio del SACD, presente sul mercato dal 2000, è stato portato avanti in modo niente affatto convinto dalle case discografiche. Queste avrebbero potuto infatti proporre da subito SACD con doppio supporto (SACD-CD) allo stesso prezzo dei CD, su tutti o sulla maggior parte dei titoli, o almeno sui titoli dedicati al pubblico più attento alla qualità (jazz e musica classica). I dischetti sarebbero stati ascoltabili tranquillamente sugli impianti attuali (lo consente lo standard) ma sicuramente i clienti potevano essere stimolati a passare ad un nuovo impianto SACD, per sfruttare il nuovo supporto ad alta qualità. E contemporaneamente si sarebbe creato un catalogo di titoli considerevole e tale da far decollare lo standard in pochi mesi.
D'altra parte così è stato fatto, a suo tempo, per il lancio del CD.
Perché non è stata seguita questa semplice strategia promozionale, se non in casi veramente sporadici? Per il costo del nuovo supporto? Come si sa il costo del supporto incide solo per una minima parte sul costo finale di un CD o altro supporto digitale, quindi il costo extra sarebbe stato assorbibile. Sicuramente sono poche le industrie di stampaggio SACD, ma anche questo sarebbe stato un problema superabile se ci fossero state le commesse.
Probabilmente il motivo prevalente è che i beneficiari della operazione sarebbero stati solo i fornitori di hardware e gli investimenti solo a carico delle major, che avrebbero avuto un ritorno non sicuro, in termini di incremento alle vendite, in un momento di crisi, peraltro. Ipotesi valida per tutti tranne che per la Sony che opera sia sull'hardware sia sul software ed è co-sponsor del nuovo standard. Forse anche qui le divisioni indipendenti della multinazionale avevano interessi divergenti e non hanno raggiunto un accordo.
|
2004: il lancio |
A partire dalla primavera del 2004 si è assistito a qualche tentativo un po' più convinto da parte della industria discografica e ed elettronica nel lancio del SACD, concretizzato in articoli, a volte di pura pubblicità, sulle riviste specializzate e, in qualche caso. anche sulla stampa a grande diffusione.
I fatti salienti sono stati due: il
primo SACD che ha raggiunto la top-ten europea ("Sacred
Love" di Sting) a primavera 2004 vendendo 700.000 copie, e la progressiva
disponibilità sul mercato di lettori multi-standard,
in grado di leggere anche i SACD oltre ai DVD e CD, a prezzi progressivamente
calanti (come apripista si sono mossi i marchi Pioneer e Denon, oltre a Sony e
Philips, "padri" del nuovo formato).
La prima notizia è una totale forzatura della realtà: il disco di Sting è
stato stampato come SACD ibrido, leggibile quindi anche dai CD player, e venduto
allo stesso prezzo del CD. L'industria ha seguito quindi, per una volta,
l'approccio promozionale citato nella sezione precedente. Il disco è stato
quindi comprato da tutti gli estimatori del musicista inglese, indipendentemente
dal fatto che avessero un SACD player o meno. Diciamo che al massimo, avrebbe
potuto
costituire un seme e uno stimolo per il futuro acquisto di un lettore.
|
Sul
versante dell'hardware,
la diffusione dei lettori SACD nei punti di vendita in Italia è stata
limitata. Non sono stati spinti, né a volte neanche proposti, dalle
grandi catene di elettronica di consumo, e neanche dai negozi on-line come Kelkoo, dove compaiono come opzioni dei
lettori DVD per cinema in casa. |
Sempre sul lato hardware,
sostanzialmente assente la proposta di elettroniche
multicanale solo audio, cioè di
preamplificatori e finali (o amplificatori integrati) progettati per i SACD
multicanale. Pochissimi i prodotti di fascia alta (p.es. AM Audio, Copland, McCormack)
considerabili al massimo degli apripista.
Gli appassionati di alta fedeltà e di musica per ascoltare un SACD
multicanale dovrebbero utilizzare un impianto home-theater, ottimizzato per
l'ascolto dell'audio dei film, che ha esigenze soniche diverse (effetti ed
emozioni, piuttosto che fedeltà del suono), ed è dotato di molte funzionalità del
tutto superflue per il semplice ascolto della musica. L'utilizzo è comunque
possibile, ma si tratta di un altro indizio della immaturità del mercato.
Sul lato del software, la rivista italiana
specializzata in Hi-Fi AudioReview ha
iniziato stabilmente nell'estate 2004 a recensire SACD, a fronte di un flusso
di nuove uscite diventato evidentemente ormai sufficiente per alimentare una
sezione apposita. Le pubblicazioni sono state in massima parte ristampe, in
formato ibrido (anche CD), spesso con una terza sezione multicanale (ovviamente
il multicanale è in genere una post-elaborazione della incisione originale
stereo). Le nuove uscite (a parte il caso ricordato di Sting) sono assimilabili
ai dischi audiophile, non sempre direttamente ottenute da registrazioni DSD
(quindi ricavate mediante transcodifica da registrazioni PCM).
|
I prezzi? Le ristampe a 20 € (contro i 10-15 delle ristampe su CD), i nuovi a 26 € (contro i 20 ca. dei CD). Quindi è proseguita la politica di proporre a prezzo più alto i SACD per rimarcare che si tratta di un prodotto superiore. |
Il target della industria discografica si è confermato essere quindi un pubblico danaroso ed adulto, appassionato della tecnologia ed interessato a sentire al meglio i suoi musicisti preferiti. Quindi disposto a ricomprare ancora una volta, su un altro supporto, i dischi preferiti della sua giovinezza. Quelli che hanno già comprato "Dark Side Of The Moon" o "Sgt. Pepper" prima in LP, poi in CD, poi in CD ri-masterizzato, poi di nuovo in LP da 180 gr., e ora in SACD, magari in multicanale, per ascoltarli sull'impianto home theater o su un hi-fi nuovo e multicanale.
|
Analisi del mercato SACD - 2004 |
Da giugno 2004 sono stati resi disponibili dalla associazione tra le case discografiche USA (www.riaa.com) i dati effettivi di produzione e vendita dei vari supporti nel corso del 2004 nel più importante mercato mondiale, che peraltro è anche particolarmente ricettivo nei confronti delle nuove tecnologie.
Nel seguito è riportata una sintesi per un confronto tra i formati. Nella sezione dedicata al mercato è incluso il report completo con le nostre elaborazioni, dalle quali si vede che il consumo di musica registrata è ripreso a salire nell'anno in esame in USA, con una spesa annua per abitante di quasi 40$, per 2,5 "pezzi" acquistati in media.
|
Supporto |
Percentuale 2004 (1) |
Variazione 2003-2004 |
|
CD |
94,17% |
1,9% |
|
Music Video (DVD, VHS, VCD) |
5% |
51,8% |
|
LP |
0,16% |
-11,3% |
|
SACD |
0,14% |
-36,9% |
|
DVD-Audio |
0,05% |
-19,20% |
(1) In valore di produzione immessa sul mercato
Dai dati si può concludere senz'altro che il DVD-Audio ha avuto un ruolo marginale, e calante rispetto all'anno precedente. Si conferma anche il forte interesse del pubblico per la musica con contenuti video, settore all'interno del quale il DVD Video ha un ruolo decisamente predominante (92,4% in valore) e che vede un forte tasso di crescita.
Per la quota effettiva di mercato SACD l'analisi è più complessa, in quanto i dati della RIAA derivano in parte da indagini di mercato (soprattutto per la quota di vendita al dettaglio) e i dischi SACD ibridi (con layer CD) possono essere stati conteggiati come CD, se commercializzati in canali, e per clienti, interessati solo al CD.
|
Quindi qual è stato l'effettivo numero di SACD venduti nel mercato USA nel 2004? I dati parlano di 767 milioni di CD prodotti nell'anno contro 790 mila SACD prodotti e consegnati ai canali di vendita in quanto tali, ovvero indirizzati ai clienti evoluti. Per contro nel 2004 sono stati proposti diversi SACD ibridi allo stesso prezzo del CD (es. Sting - Sacred Love, Diana Krall - The Girl From The Other Room) e il solo disco di Sting ha venduto oltre 700 mila copie nel mondo, quindi presumibilmente più di 100 mila in USA. Da tenere anche conto che il numero totale di titoli pubblicati su SACD era arrivato ad inizio 2005 a 3000 in totale (nel mondo), quindi siamo comunque in presenza di una offerta molto limitata. Inoltre, la imprecisione dovrebbe riguardare in maggiore misura la vendita al dettaglio e non la produzione (i dati dovrebbero provenire in questo caso non da indagini di mercato ma dai dati forniti dalle varie case discografiche associate alla RIAA, in risposta probabilmente a formulari). Dovrebbe essere quindi infrequente il conteggio come CD, da parte dello stesso produttore, dei SACD realizzati e consegnati (se non altro, il ciclo di produzione è diverso). |
In ogni caso i dischi SACD distribuiti, venduti e percepiti come CD (perché di prezzo uguale e destinati a impianti incentrati sul CD) incidono poco o nulla nelle considerazioni svolte in questa sezione sulla affermazione del SACD.
Da considerare anche che nel precedente anno 2003, quando l'industria non aveva ancora iniziato a produrre con frequenza significativa SACD ibridi, erano stati venduti 1,3 milioni di SACD, un dato superiore a quello del 2004, ma che comunque posiziona il nuovo supporto ben sotto l'1% del mercato.
Da notare infine che i dati di vendita del vecchio LP (comunque in calo rispetto all'anno precedente) si pongono comunque a un livello di vendite superiore ad entrambi i nuovi formati (1,3 milioni di pezzi).
Per contro il CD continua a dominare il mercato (94%) ed è stato anzi in recupero nel 2004, dopo diversi anni di calo, non è stato evidentemente percepito come prodotto obsoleto o sul quale non investire più.
L'associazione tra i discografici italiani (IFPI) non ha invece rilevato le vendite per i nuovi supporti, possiamo quindi dedurre che sono stati assolutamente marginali.
|
I dati 2005 nel mercato USA hanno evidenziato una ulteriore flessione delle vendite di SACD (di ben il 40%), e un recupero del DVD Audio, che ha raggiunto gli stessi dati di vendita del rivale, comunque molto bassi. Complessivamente SACD e DVD Audio sono al di sotto dei risultati di vendita del vecchio LP in vinile, peraltro anch'esso in calo. |
Anche per questi dati non è chiaro se le vendite di SACD ibridi venduti sul canale CD siano scorporate ed incluse nel dato di vendita dei CD. In ogni caso non si è assistito affatto ad una affermazione del formato, ma casomai ad un ulteriore arretramento e marginalizzazione.
La quota di mercato del CD è arrivata al 94,2%. Anche se include i Dual Disc (che non saranno stati moltissimi) rimane il supporto fisico per eccellenza, senza insidie da parte dei nuovi formati, progettati per sostituirlo.
|
Le proposte di hardware: i lettori SACD |
Dal 2000, con il lancio commerciale del SACD, sono iniziate le proposte di lettori SACD da parte dei principali produttori. In prima fila ovviamente Sony e Philips (con il noto e prestigioso marchio Marantz). I primi lettori proposti erano di fascia alta, solo stereo, dal costo sostenuto (Marantz SA-1, 17.000 € nel 2001, Sony SCD-1, 11.000 €). La successiva fase tecnologica ha visto la proposta di modelli di fascia media, orientati quindi ad una progressiva popolarizzazione del nuovo formato (Sony SCD-XB940, 2000 € nel 2001). La Sharp ha anche proposto un sistema tutto digitale (amplificazione inclusa), il DX-SX1, che sembrava annunciare una nuova tendenza di mercato.
Le prove delle riviste specializzate sono state in questa prima fase molto positive, e hanno evidenziato un percepibile miglioramento rispetto al CD, soprattutto nella localizzazione spaziale e nella precisione timbrica agli estremi di banda.
Per qualche anno la maggioranza delle case interessate al mercato Hi-End dell'Hi-Fi ha concentrato l'annuncio di nuovi modelli di fascia alta sul formato SACD (lettori che comunque possono leggere anche il CD), rallentando o sospendendo la proposta di lettori CD di fascia alta, teoricamente in fase di obsolescenza.
La lentezza nell'affermazione del nuovo standard ha però condotto i produttori in un primo tempo verso la proposta di lettori multi standard, solitamente con audio multicanale, in grado quindi di garantire maggiormente gli acquirenti rispetto alle incerte e imprevedibili evoluzioni future (Luxman DU-10, Denon DVD5900 e modelli inferiori, Yamaha DVD-S2300, Linn Unidisk e altri).
Dal 2005 si assiste invece ad un ritorno alla proposta di lettori solo CD di fascia alta (es. Accuphase DP-67, Musical Fidelity A308 CD, Classè Audio CDP-100), altro chiaro segno che il futuro del SACD viene collocato, sia dai produttori, sia dagli appassionati di alta fedeltà, in un orizzonte incerto.
Le prove delle riviste hanno cominciato ad evidenziare un recupero del CD sui lettori più aggiornati, e la sostanziale assenza di vantaggi percepibili utilizzando lettori SACD di fascia economica.
Nel listino della rivista Audio Review (nel 2006) i lettori SACD sono ancora mischiati con i lettori CD. A giugno 2006 i modelli solo SACD dei produttori più noti sono una ventina, con prezzi dai 500-600 € (i modelli più economici Sony e Marantz) ai 20.000 € ed oltre.
I dati di vendita non sono noti, ma a giudicare dalle vendite di software negli USA (ca. 500.000 dischi nel 2005) dovrebbero essere piuttosto ridotti.
Questo incauto e sfortunato tentativo è arrivato al capolinea? Da gennaio 2007 la rivista italiana Audio Review, uno dei pochi sponsor convinti del nuovo standard, ha cancellato la rubrica di recensioni discografiche in formato SACD, per dichiarata scarsità di titoli nuovi e/o significativi. I produttori di componenti alta fedeltà d'altra parte hanno ripreso di buona lena a proporre lettori CD alto di gamma, non si vedono quasi più novità SACD o solo SACD, mentre continua inarrestabile la nascita di nuovi produttori che propongono giradischi analogici per i vecchi LP.
Si conferma quindi che il nuovo formato non suscita alcun interesse né alcuna attrattiva negli appassionati di Hi-Fi (diciamo che non è "sexy") mentre dall'altro lato è stato sempre del tutto ignoto e privo di motivi per piacere alla clientela di massa. Che casomai avrebbe iniziato ad interessarsi al nuovo standard se fosse stato adottato dagli "opinion leader", che però hanno preferito il giradischi analogico, vintage (e sexy).
Non resta quindi che assistere, con ogni probabilità, al rapido tramonto della nuova tecnologia DSD sul lato consumer e alla sua prosecuzione nel solo settore professionale. I dati di vendita per il 2006 in USA confermano questa tendenza, con un ulteriore calo di tutti i supporti alternativi e la sparizione del SACD dal rilevamento delle preferenze dei consumatori di musica.
Le strategie dei produttori di software / Le strategie dei produttori di hardware / 2002-2003: il lancio / Il tentativo di rilancio con il Dual Disc / Risultati 2005 / Risultati 2006 / Vedi anche: La tecnologia DVD-Audio
Le case discografiche hanno accolto il
DVD Audio con ancora maggiore diffidenza del SACD. Oltre al poco interesse per
il lancio di un nuovo standard in una situazione di competizione (tra l'altro
avrebbe comportato la necessità di uscire su 2 o 3 formati per ogni titolo)
c'era anche la preoccupazione per la vicinanza con il mondo PC, con i suoi
masterizzatori DVD, software per copia anche in presenza di protezioni varie e
tutto il resto (sicura premessa di una buona presenza di copie non
autorizzate).
Il risultato è stato una proposta di titoli molto limitata, evidente ostacolo
per l'affermazione dello standard.
I produttori più forti (che operano
anche come OEM per i produttori di nicchia del mondo hi-end) hanno puntato
maggiormente sul SACD. Gli altri hanno seguito una strada diversa, anzi opposta.
Invece di proporre modelli di fascia alta hanno incluso la funzione di lettura
DVD Audio su modelli consumer, lettori multi-standard pensati primariamente per
il mercato home-thater.
La strategia era forse quella di rendere appetibile il nuovo standard grazie al
basso prezzo, e quindi all'accessibilità dei lettori, anziché grazie alla superiore qualità, da imitare e raggiungere in
tempi successivi dal mercato di massa. Il problema è che la differenza di
qualità, già non così evidente per il SACD, è risultata ancora meno percepibile, e i modelli
proposti del tutto "trasparenti" per il mercato hi-end.
Per i motivi sopra esposti il lancio
del DVD Audio, incentrato soprattutto su demo in fiere e mostre specializzate, è
stato assai poco seguito dagli appassionati. Parziale eccezione il mercato USA,
dove il nuovo standard, e i pochi titoli proposti, hanno potuto beneficiare del
già molto ampio parco installato di impianti home-theater. Un certo numero di
appassionati ha comprato quindi uscite in DVD Audio, essenzialmente multicanale,
con l'obiettivo di sfruttare l'impianto già esistente anche per la musica,
ascoltabile così in modo più emozionante e più coinvolgente.
La mancanza di titoli, la competizione con il SACD, la
incompatibilità con il CD e il lancio in sordina hanno comunque
lasciato il nuovo standard decisamente ai margini del mercato.
Nel corso del 2004 il DVD-Audio ha dato segnali di risveglio. Sembrava ormai avviato all'oblio e alla fine riservata a tanti altri tentativi di standard rimasti allo stadio sperimentale, quando il Forum DVD ha approvato (maggio 2004) una variante dello standard: il supporto DualDisc, che consente di porre rimedio al principale handicap del DVD-Audio rispetto al concorrente SACD, vale a dire la incompatibilità con il CD.
Il DualDisc è semplicemente un dischetto a doppia faccia, da un lato DVD-Audio e altri contenuti multimediali, e dall'altro CD. Può quindi essere usato come DVD-Audio (stereo in qualità superiore al CD o multicanale), oppure come DVD, ma anche ascoltato in macchina o sui walkman o su impianti CD nella seconda casa o a casa di amici.
Tecnicamente non tutti i problemi appaiono risolti, ma alcuni titoli sono stati comunque proposti nel corso del 2004, a prezzi di poco superiori al CD, e ad inizio 2005 il catalogo di Dual Disc su Amazon appariva già piuttosto ampio.
Per l'ascolto in multicanale valgono tutte le considerazioni fatte in precedenza per il SACD, con la aggravante che sostanzialmente esistono pochissimi lettori di alta qualità specializzati per i DVD-Audio (a differenza di quanto avviene per i SACD, vedi quanto riassunto in precedenza) e quindi per la riproduzione si farà riferimento essenzialmente a normali lettori DVD multi-standard destinati in primo luogo al settore Home-Theater.
Il menu dei formati disponibili su un Dual Disc può variare da titolo a titolo, ma tipicamente può essere:
|
Lato CD |
Intero disco in formato standard CD |
Lettori CD fissi e mobili e car-audio |
|
Lato DVD
|
Intero disco in formato multicanale Dolby Surround o DTS compresso |
Lettori DVD standard (non DVD Audio) |
|
Intero disco in formato multicanale DVD Audio compresso MLP (High Definition) |
Lettori DVD multi-standard compatibili DVD Audio |
|
|
Formato stereo alta qualità non compresso |
||
|
Videoclip in formato DVD Video dei brani più significativi (in aggiunta ai contenuti audio) |
Lettori DVD qualsiasi |
Nonostante l'assenza di particolari vantaggi sul SACD, il nuovo DVD-Audio Dual Disc ha avuto all'inizio una accoglienza migliore, ha suscitato più interesse nel mercato. Ha beneficiato infatti della popolarità del supporto DVD (che infatti significa Digital Versatile Disc) del quale è identificato come una derivazione. A differenza del SACD è stato percepito quindi come uno standard affermato, a basso rischio di obsolescenza degli apparati (o peggio, dei supporti).
Inoltre è stato percepito come uno standard aperto, è leggibile ed elaborabile su PC, addirittura con gli ultimi prodotti software di editing (come Wavelab 5) è possibile produrre propri DVD-Audio, riconducendo il nuovo standard a quei livelli di confidenza che gli utenti avevano raggiunto con il CD. Nulla di tutto questo con il SACD, che è un oggetto totalmente chiuso, e come tale fatalmente diretto ad un mercato più ristretto.
I dati
di vendita 2005 (mercato USA) hanno effettivamente confermato un
parziale recupero del formato DVD-Audio, rimasto comunque al di sotto dell'1% del
mercato (è passato da 0,3% a 0,5%).
Per il 2006 i dati non sono ancora
disponibili. Sono presenti sul sito della RIAA i soli dati
del primo semestre. Non sono però
scorporati (come era già avvenuto nel 2005) i risultati di vendita dei Dual
Disc, inclusi in quelli dei CD (come se fossero CD ibridi).
Il dato effettivo per il nuovo formato Dual Disc quindi non è noto, ma è
improbabile che sia particolarmente significativo (superiore all'1%, ad esempio)
altrimenti sarebbe stato evidenziato a parte.
I formati DVD Audio e SACD continuano a rimanere in fondo alla classifica, 0,1%
il DVD Audio (come nel 2005, sul semestre) e 0,1% anche il SACD (in forte e
ulteriore calo dal 2005, era allo 0,3%).
Si può concludere quindi che l'attesa inversione di tendenza verso i nuovi
formati che ci si attendeva dal nuovo Dual Disc è andata per ora delusa, ed è
anche probabile che l'interesse dell'industria sia stato scarso, essendo nello
stesso periodo decollata la vendita regolare di musica digitale (vedi).
I dati di vendita 2006 (mercato USA) hanno confermato la presenza sul mercato americano dello standard DVD-Audio. Il dato è incrementato dalle vendite dei Dual Disc, che la RIAA continua a non rilevare separatamente e ad includere nelle vendite totali dei CD. I dati del SACD non sono riportati evidenziando una presenza minore.
I dati di vendita del DVD-Audio sono comunque ancora ridotti (1,3% del mercato, in valore, incluso presumibilmente il Dual Disc), ma non consentono ancora di fare previsioni sul futuro dello standard, anche perché la discreta performance sul mercato USA non trova alcun riscontro in Europa o in Giappone (in Italia poi è pressoché sconosciuto). Appare probabile la prosecuzione della presenza sul mercato dello standard, ma come prodotto di nicchia piuttosto che come successore del CD.
Nei due anni successivi si è assistito
ad una conferma della riduzione del mercato del DVD-Audio e del SACD e
dell'eventuale posizionamento, nella migliore delle ipotesi, come prodotto di
nicchia, con presenza prevalente negli US, e al rapido scemare dell'iniziale
interesse nel Dual Disc.
Dal 2007-2008 è iniziata una timida presenza anche in Italia, con espositori di
vendita dedicati ai SACD presso i media store della Mondadori ed in altri
grandi punti di vendita di dischi. Nessun tentativo di promozione invece per
quanto riguarda il DVD-Audio, che è rimasto sconosciuto in Italia e molto poco
promozionato un po' in tutta Europa, UK compreso.
Nel corso del 2009 anche i più convinti sostenitori dei nuovi standard hanno
cominciato a ritirarsi. Ad iniziare dalla rivista italiana Audio Review che
aveva già chiuso sin dal 2007 la rubrica di recensioni discografiche SACD (non
hanno mai spinto il DVD-Audio) per oggettiva mancanza di titoli, e che ha
incominciato a riconoscere in articoli di analisi di mercato il fallimento del
tentativo. Dal 2009, con la eccezione di alcune etichette audiophile, la
proposta di nuovi titoli in SACD e ancora di più in DVD-A si è progressivamente
rarefatta, sino ai limiti di una apparente sospensione.
Anche il mantenimento di una posizione di mercato di nicchia per i nuovi formati
appare quindi un esito niente affatto scontato.
Per contro diverse case discografiche audiophile stanno esplorando le possibilità del formato DVD in quanto tale. La sola parte audio consente già infatti, utilizzando il formato PCM, di distribuire musica in alta definizione sino al notevole livello 24 bit / 192 KHz. Sia mediante distribuzione "liquida" (download via Internet) sia mediante formati che non sono altro che varianti del DVD, ma leggibili da qualsiasi lettore di questo supporto (DAD, HDAD, HDAD+) alcune case (Chesky, Classical Records) stanno tentando per questa via di creare un nuovo mercato per la musica in alta definizione.
Una analisi periodicamente aggiornata della situazione e delle proposte in alta definizione si può leggere sul blog associato a M&M (cliccare qui).
Commenti? Obiezioni? Scrivici
|
© 2009 Alberto Truffi - Musica & Memoria / Aggiornamento: Ottobre 2009 |

Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.