|
La distribuzione digitale della musica |
Lo sfruttamento economico della musica vede il concorso di tre soggetti: il creatore, il mediatore e il distributore. Nel caso della musica il creatore è l'autore e/o l'interprete, il mediatore è il detentore dei diritti, quindi l'editore, la casa discografica o l'associazione (es. SIAE) alla quale il creatore vende o affida i diritti di copia, non potendoli gestire in proprio a causa della complessità e vastità del mercato, il distributore è rappresentato dal canale attraverso il quale il prodotto è venduto sul mercato, il mezzo di distribuzione è il supporto fisico (es. CD) o immateriale (es. file) sul quale il contenuto musicale è replicato.
|
Lo spartito / La registrazione del suono / La stereofonia e l'alta fedeltà / Il disco fonografico, dal 78 al 33 giri / I supporti alternativi: Stereo8 e cassette / Il supporto digitale: il CD / I nuovi supporti: SACD, DVD-Audio, Dual Disc / I canali di distribuzione |
La distribuzione via Internet / Il portale XYZ Music / Lo stato della distribuzione digitale / Il catalogo / Il formato / Le politiche di vendita / Portali specializzati, portali universali e mercato / Alcuni portali in dettaglio / La rivoluzione digitale all'opera (iTunes) |
La registrazione del suono / Le musicassette / Il masterizzatore e il suo uso non previsto / Piccola storia della duplicazione non autorizzata / La duplicazione per mezzo di Internet: la compressione MP3 e la copia peer-to-peer (P2P) |
|
La distribuzione su supporto immateriale (distribuzione digitale) |
|
La musica su Internet: la compressione MP3 (Ripreso e ampliato da Diffusione della musica) |
La rete globale Internet è nata negli anni '70 per condividere e scambiare informazioni testuali o strutturate (dati) secondo i tre classici metodi:
| 1 a 1 |
Scambio di informazioni da un utente ad un altro (es. posta elettronica) |
| 1 a N |
Diffusione di informazione da un utente "editore" a molti utenti "lettori" (videotex, siti web) |
| N a N |
Scambio di informazioni tra molti utenti (es. forum e newsgroup) |
La possibilità di scambiare informazioni costituite da immagini, e poi da musica e infine da filmati (e infine film interi) è andata di pari passo con la disponibilità di banda trasmissiva (velocità di trasmissione dati) e di tecniche di codifica sempre più efficienti (compressione) delle informazioni.
Nel campo della musica è stata decisiva la invenzione di una tecnica di compressione, definita nell'ambito del comitato MPEG (Motion Pictures Expert Group): la tecnica di compressione MP3 per l'audio digitale, elaborata dal ricercatore italiano Leonardo Chiariglione (1994).
Lo standard MP3 è stato il mezzo principale attraverso il quale internet è potuto diventare un canale di diffusione anche per la musica, in parallelo al costante aumento di larghezza di banda (velocità della linea) consentito prima dai modem V90 a 56K e poi dall'ADSL (in Europa) o dal DSL (cable modem) in USA. Internet diventava un canale alternativo per la diffusione, e quindi per la conoscenza della musica, e anche un potenziale canale per la distribuzione su un supporto immateriale (un file).
|
Un brano in codifica PCM su CD ha una dimensione di 40-45 MByte, richiede quindi una velocità di trasmissione molto elevata (nell'ordine dei Mb) per essere trasmesso su Internet in tempi ragionevoli. Con la tecnica MP3 può essere compresso fino ad 11 volte ed oltre, passando ad una dimensione di 3-4 MByte. Con questa dimensione è possibile la trasmissione anche via modem a 56K, e con ADSL/DSL un file può essere scaricato (download) in pochi minuti. Il fattore di compressione 11:1 (128Kbps), il più popolare, consente un buon compromesso tra perdita di qualità, ancora accettabile, e necessità di banda. |
La comunità Internet ha adottato subito con entusiasmo questo sistema, e sono sorti numerosi siti (il più popolare si chiamava proprio MP3.com) che mettevano a disposizione gratuitamente canzoni in formato compresso, da scaricare. Una violazione abbastanza evidente dei diritti di copia, che ha allarmato non poco le majors, ma che non aveva ancora carattere di massa, ed era in qualche modo limitata dalla banda (molti utenti erano ancora a 56K) e dalla disponibilità limitata di brani.
|
|
|
|
La svolta si è avuta, come tutti sanno, con la idea di un liceale americano, Shawn Fenning (il cui nickname era Napster, appunto), che alla fine degli anni '90 ha elaborato un semplicissimo sistema per l'interscambio di file di qualsiasi tipo, Napster (assemblando e rendendo praticabili, ancora una volta, idee di altri). Un canale cosiddetto peer-to-peer (P2P, scambio alla pari, in quanto metteva in connessione diretta chi cedeva un file (upload) e chi lo acquisiva sul proprio computer (download)). |
|
|
Con Napster ogni utente metteva a disposizione il proprio catalogo di brani musicali (da qui l'altro termine per definire il nuovo sistema: file sharing); il catalogo era all'origine ottenuto in modo legale (elaborando i propri CD con programmi di compressione disponibili gratuitamente in rete, chiamati ripper, come il popolare dBPowerAMP). Col tempo l'archivio di ogni utente Napster si arricchiva con i file scambiati con gli altri utenti, e poteva diventare sorgente di rilancio per ancora altri utenti, con una crescita in progressione geometrica del "catalogo" generale di Napster. |
|
|
La evasione dei diritti di copia era evidente, ma non così netta come nei casi classici di pirateria informatica e di CD (o cassette) contraffatte: chi cedeva la musica l'aveva (di solito) regolarmente acquistata, e non traeva alcun vantaggio economico dall'operazione. Inoltre, quella che veniva messa a disposizione non era l'opera originale acquistata, ma una sua copia compressa, e quindi teoricamente parziale (nella usuale compressione MP3 a 128Kbps circa 10 parti su 11 della codifica binaria PCM di una canzone sono eliminate) e comunque di minore qualità, non in grado, sempre teoricamente, di sostituire l'originale. |
|
|
La perdita di qualità era però un problema solo per rari appassionati di alta fedeltà, e non era assolutamente un cruccio, e forse neanche avvertita, dalla massa preponderante degli utenti Napster. |
|
|
Per le case discografiche l'argomento qualità era del tutto ininfluente e hanno di conseguenza intrapreso da subito la via legale. Per i motivi sopra accennati, e anche per il momento storico (si era in pieno boom di Internet e della new economy) le cause intentate a Napster non hanno avuto un percorso rettilineo. Fenning e i suoi finanziatori si sono difesi strenuamente e alla fine una delle major, la BMG, ha tagliato la testa al toro acquistando il marchio, il sito e tutta la società per rilanciarlo teoricamente in modo legale. Così erano contenti tutti, le case discografiche e anche finanziatori ed ideatore di Napster, che realizzavano un discreto profitto dall'idea avuta. |
|
|
|
|
In realtà l'obiettivo era banalmente di spegnere questa pericolosissima minaccia ai profitti di tutti gli operatori del mercato della musica, ed infatti la BMG ha venduto dopo poco tempo il marchio a un operatore del mercato della musica digitale (la Roxio) che ha poi trasformato Napster in un portale per la vendita di musica via Internet (Napster 2.0), una cosa quindi che ha legami pressoché nulli con il precedente sistema P2P e riutilizza soltanto il fortunato marchio dell'originale. |
Il problema è che la tecnologia dietro al P2P di Napster non era affatto esclusiva, e molti altri programmatori nel vasto mondo di Internet si sono lanciati a produrre sistemi alternativi (Kazaa, Morpheus, Winmx, eDonkey, Direct Connect, LimeWire ecc.), meno facilmente individuabili e quindi più difficilmente attaccabili per vie legali (localizzati in paesi fuori dalla competenza della giustizia USA, delocalizzati) e anche più efficienti (Napster per esempio non consentiva neanche il recupero in caso di interruzione della copia).
Così il P2P è rimasto ed ha costituito anche, ormai tutti lo riconoscono, la principale attrattiva di Internet per gli utenti privati, e soprattutto la principale molla per il passaggio alla connessione ad alta velocità ADSL, soprattutto da quando sono divenuti disponibili interi film in formato DiVX (l'equivalente di MP3 per il cinema) con grande gioia dei gestori di telecomunicazione, e molta meno dei detentori dei diritti.
Nonostante la presenza importante di canali che distribuiscono la musica via Internet gratuitamente, molti soggetti hanno tentato sin dalla fine degli anni '90 di trasformare questo canale in una fonte di profitto. Impresa non facile essendosi ingenerata nei potenziali clienti la percezione che in Internet i contenuti siano in generale gratuiti.
Questo nuovo mercato si è affermato faticosamente soltanto dal 2004-2005 (si veda l'articolo su Musica e mercato per una analisi della transizione tra supporti materiali - il CD - e immateriali) e il suo successo è stato tenacemente perseguito da chi trae profitto dalla commercializzazione della musica (case discografiche in primo luogo) per diversi validi motivi:
|
solo il 15% della popolazione attiva sopra ai 15 anni, nei mercati principali, compra CD, mentre almeno il 95% ascolta musica diffusa, prevalentemente tramite il canale radio: quindi esiste una forte domanda di musica che non viene intercettata dalle case discografiche, se non in minima parte, coi diritti di trasmissione, ma si trasforma invece in profitto per le radio (tramite la pubblicità) |
|
|
le vendite dei CD sono in declino da anni (a un tasso che è arrivato anche al 10% all'anno) per molte cause concomitanti, tra cui la concorrenza di altri prodotti di intrattenimento (videogiochi e DVD in primo luogo) |
|
|
il costo all'utente del CD non è comprimibile se non riducendo i margini delle stesse case discografiche, in quanto per il 45% è assorbito dai costi di stampa e distribuzione (vedi la composizione del costo del CD) |
|
|
Internet rappresenta un canale alternativo per la diffusione, un canale molto promettente rispetto alla radio tradizionale, sul quale le case discografiche possono esercitare influenze orientate a indirizzare le scelte dei consumatori |
|
|
Internet rappresenta anche un canale alternativo per la distribuzione, con costi nettamente più bassi essendo eliminato il supporto materiale (quindi la stampa, i vari magazzini e passaggi intermedi, i trasporti, la diffusione sul territorio tramite i negozi al dettaglio, ecc.) |
D'altra parte erano e sono note le difficoltà di ricondurre il digital download in un alveo legale e favorevole per le case discografiche:
|
una legge economica classica insegna infatti che è difficile far pagare un servizio o un bene che è stato fornito gratuitamente |
|
|
gli unici modi per convincere l'utente ad accettare un pagamento sono a) presentarlo e farlo accettare come servizio con vantaggi percepibili e riconosciuti o b) individuare una forma di pagamento indiretto. |
|
|
la repressione delle violazioni del diritto d'autore è resa difficile dalla grande massa di soggetti impegnati nel download di musica e dalla loro delocalizzazione |
La via del finanziamento indiretto è quella che è stata seguita in Italia con la TV commerciale: una volta forniti i film gratis è stato impossibile imporre un canone annuale ed è stato molto difficile fare affermare un mercato della pay per view. Gli unici contenuti che i clienti erano disposti a pagare erano quelli che non erano mai stati proposti dalla TV "gratuita": partite di calcio in diretta o film a contenuto erotico, mentre già minore era l'interesse per le anteprime di film. La TV commerciale ha prosperato in altro modo, vendendo il pubblico ai clienti inserzionisti della pubblicità, e non a caso le interruzioni pubblicitarie sono state sempre accettate (fino ad uno specifico referendum) dagli spettatori, come mezzo per ottenere (illusoriamente) la trasmissione gratuita. (vedi anche: FAQ sulla DTT)
In rete la raccolta pubblicitaria è tuttora inferiore alle attese, e comunque non di tipo diretto e il modello che si è affermato (iTunes) è basato sulla presentazione di valore aggiunto rispetto al P2P, rappresentato da qualità e comodità.
I detentori dei diritti di copia hanno seguito però, in parallelo alle usuali azioni di promozione del nuovo mercato, anche una tecnica di contrasto di tipo legale, indirizzata a bloccare lo sviluppo del principale competitore sul nuovo mercato (il P2P gratuito) e delle sue varianti. L'azione di contrasto si è sviluppata su tre direttrici: a) i sistemi anti-copia sui CD; b) azioni legali contro gli utenti dei sistemi P2P fondate sulla legislazione attuale; c) azioni di lobbying verso governi ed enti legislativi per introdurre leggi più restrittive ed efficaci.
I motivi che hanno indotto le case discografiche a seguire questo approccio, diversamente da quanto aveva fatto la stessa industria negli anni '70 (ai tempi delle musicassette e delle radio libere) e da quanto messo in atto dall'industria cinematografica, dal settore dei videogiochi e dalle case di software (tutti settori interessati alla violazione dei diritti di copia) sono discussi nelle sezioni dedicate ai sistemi anti-copia e al mercato della musica.
Lato istituzioni le azioni promosse dalle associazioni delle case discografiche hanno effettivamente avuto successo, generando leggi più restrittive, come la nuova normativa europea sul diritto d'autore o la cosiddetta legge Urbani in Italia (una delle più restrittive e repressive del mondo). In parallelo, nel biennio 2004-2005 il canale di distribuzione via Internet si è effettivamente andato affermando come realtà di mercato, attorno al successo del portale iTunes.
Le associazioni dei discografici hanno stabilito immediatamente un rapporto di causa-effetto tra i due fenomeni, anche per auto-attribuirsi significativi successi. Non è però affatto certo che la relazione sia così diretta e così univoca, nel senso che si può trattare di una concausa, e che altre modificazioni nel consumo della musica e nelle abitudini sociali abbiano concorso al successo, e inoltre è stato probabilmente sovra-stimato il peso economico del P2P in termini di vendite sottratte al canale ufficiale.
Prima o poi si dovrà
arrivare ad una riflessione sul modello economico di
Internet nel suo complesso, non nello specifico ramo della musica. Un
modello dove comunque qualcuno guadagna (se no Internet chiuderebbe) e chi
guadagna sono soprattutto i carrier, le compagnie di telecomunicazioni che
vendono l'accesso ai contenuti. Oltre a chi controlla la distribuzione degli
accessi ai siti attraverso il posizionamento, ovvero il quasi monopolista
Google.
Una suddivisione di questi guadagni con chi riempie di contenuti internet,
rendendola attraente e quindi attirando traffico, sembra la logica evoluzione,
ed ha analogie con quanto avvenuto nella telefonia per i numeri a pagamento
(144, 166, 199), ma potrebbe anche comportare un passaggio del potere nelle mani
di chi gestisce la distribuzione, anziché in quelle di chi possiede i contenuti
(i diritti di copia). Da notare che Google qualcosa del genere lo ha fatto, con
le iniziative AdSense e AdWord, che consentono ai fornitori di contenuti di
accedere ad una quota (comunque una frazione minima) della raccolta
pubblicitaria.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
La distribuzione tradizionale si articola nelle fasi di a) produzione dei contenuti (realizzazione del master); b) stampa del supporto e della confezione; c) immagazzinamento e distribuzione materiale (trasporto) ai grossisti e/o ai dettaglianti; d) promozione; e) vendita al dettaglio.
Il canale Internet si differenzia nettamente per l'abbattimento di ogni necessità di magazzinaggio e trasporto, e per la possibilità di integrare la promozione con la presentazione del catalogo.
|
Ciclo |
Soluzione |
Presidio |
Note |
|
Produzione dei contenuti |
Nulla di nuovo, la stessa seguita pre-internet. |
Majors |
Il settore tradizionale e centrale per i mediatori-editori-case discografiche, non si pensa per ora che internet possa rivoluzionarlo. |
|
Promozione, presentazione e distribuzione (vendita al dettaglio) |
Portali |
Majors e player indipendenti |
Qui si innestano le iniziative più ambiziose (Music Net, iTunes, Napster 2.0 ecc.); la scommessa è arrivare ad un portale di frequente accesso da parte dei consumatori, dove non solo si scarica musica (modello MP3.com o E-Music), ma si accede a tutto il mondo della musica, anche il solo visitarlo dovrebbe costituire quindi una forma di intrattenimento, e quindi un laccio per catturare i potenziali clienti e per promuovere il consumo. |
|
Trasporto dei contenuti
acquistati |
Internet |
TLC |
Attualmente il ciclo è presidiato (dal lato del business) solo dalle compagnie TLC, alcune major (Vivendi, BMG) sono in parte presenti o hanno accordi con compagnie TLC, è strategicamente importante per esse non lasciare questa fase cruciale a società estranee alla produzione della musica. |
La tecnica di trasporto prevista dai portali ufficiali è tradizionale (di tipo broadcast: 1 a molti). La ricerca e le esperienze fatte con il P2P consentirebbe sistemi molto più efficienti, ma sinora nessuno è riuscito a coniugare questa efficienza e immediatezza con le esigenze di protezione dei diritti di copia.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
Il portale ideale dovrebbe essere in grado di presidiare tutte le dimensioni nelle quali si sviluppa l'interesse verso il mondo della musica da parte dei potenziali clienti:
|
Informazioni e notizie |
L'equivalente delle riviste, ma on-line: presentazioni e foto degli artisti, biografie e discografie degli artisti, calendario dei concerti, recensioni di album e concerti, classifiche |
|
Diffusione (Broadcast) |
L'equivalente delle radio musicali e di MTV assieme: radio via internet, radio o video personalizzato (canali tematici, scalette) |
|
Musica su richiesta (Music on-demand) |
La distribuzione della musica digitale (o video musicali) in forma semi-gratuita: download di brani (promozionali o parzializzati), download o burning su richiesta di compilation personalizzate (come la iniziativa Music Maker), download di informazioni accessorie sui dischi (tracce, copertine), creazione di "locker", cioè propri spazi musicali accessibili da più client (PC fisso o mobile, telefonino ultima generazione GPRS o UMTS, Internet café) secondo il modello della iniziativa MyPlay |
|
Compilation o playlist |
Scambio e condivisione delle compilation: accedendo alle top-10 di altri utenti si possono scoprire nuovi musicisti o nuovi generi allargando gli orizzonti e ingenerando nuovi bisogni di musica |
|
E-Commerce |
La distribuzione, ma accessibile da Internet, o dal telefonino (M-Commerce), quindi vero movente economico del portale: download a pagamento di brani singoli o di interi album, video-clip, suonerie e risponditori per telefonini, ecc. acquisto on-line ed invio per corrispondenza di CD, spartiti, biglietti per concerti, altro merchandise. |
|
Comunicazione sincrona |
Le chat, ma specializzate per gli amanti della musica: chat specializzate tra fan o fan-club, chat con gli artisti, forum di discussione su argomenti legati alla musica. |
|
Comunità |
Strumenti messi a disposizione degli utenti del portale per la comunicazione tra loro: scambio di notizie, scambio di playlist, ricerche, mercatino (p.es. di biglietti non utilizzati), contatto con gli artisti in forum o chat ecc. |
Un portale di questo tipo al momento non c'é, o meglio ce ne sono molti e parziali. Il visitatore - consumatore (inconsapevole) vorrebbe infatti un unico spazio virtuale per tutti i suoi interessi musicali, e invece viene confinato all'interno degli spazi presidiati da una casa discografica, da una major, o da distributori terzi che però hanno contratti non con tutte le case discografiche, mentre la associazione major - artista è solitamente per lui ignota o secondaria. E invece dovrebbe costituire la chiave d'accesso principale.
In sintesi dovrebbe
affermarsi una iniziativa unitaria, che potrebbe nascere da un accordo tra le
major (difficile, in fondo sono in competizione), o essere realizzata da un
terzo (ma le majors perderebbero di nuovo il controllo del canale distributivo).
Si è ipotizzato a lungo che il terzo che avrebbe realizzato il portale
"XYZ Music" poteva essere proprio chi controlla il canale di accesso,
cioè una compagnia di telecomunicazioni, o una associazione tra esse? Tentativi
in questo senso effettivamente ci sono stati (Wanadoo di France Telecom, RossoAlice
di Telecom Italia) ma non sono diventati il player principale.
Lo è diventato invece (almeno per ora) un altro soggetto estraneo al mondo della musica, una compagnia storica e importante nel settore dell'informatica, la Apple, con il portale iTunes. Il portale non copre (ancora?) tutte le potenziale del teorico portale XYZ Music ma la forza rappresentata dal suo successo ha sostanzialmente abbattuto le barriere di catalogo (su iTunes si trovano gli artisti di pressoché tutte le case discografiche) e di area geografica (iTunes è ormai accessibile da tutti i principali paesi europei)
|
Lo stato della distribuzione digitale (digital downolad) |
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
Nel corso del biennio 2003-2005 il successo del portale iTunes e la repressione delle reti peer-to-peer hanno creato uno spazio di mercato effettivo per il digital download di musica, che è stato occupato da numerose iniziative. Il mercato sta andando quindi sinora in una direzione divergente rispetto al portale XYZ Music, anche se iTunes potrebbe essere un candidato per esserlo. Il proliferare di iniziative è possibile sia per il costo di realizzazione relativamente basso (il servizio è gestito di solito totalmente in automatico, con intervento umano ridottissimo) sia per la presenza di fornitori di servizio (come United Music Store e Vitaminic) che forniscono portali "pronti all'uso" per terzi (per esempio i portali MTV e MSN Music in versione italiana sono appoggiati sulla piattaforma United Music).
Nel sito della organizzazione mondiale che promuove la distribuzione digitale (download) legale della musica, Promusic (finanziata ovviamente dalle case discografiche, attraverso la loro organizzazione mondiale IFPI) sono elencati centinaia di portali dedicati alla vendita on-line(dato 2005), in modo esclusivo e specializzato, ovvero secondo il modello del portale XYZ Music.
Gli elementi caratterizzanti i vari portali sono:
|
Ampiezza del catalogo |
Il catalogo non è mai ampio al livello dei sistemi illegali P2P. E' abbastanza ampio solo nel caso di iTunes. In generale varia da 200.000 titoli a milioni nel citato caso di iTunes. |
|
Etichette e artisti disponibili |
I portali si suddividono in base alle case discografiche ed agli artisti sotto contratto: a) solo majors (solitamente orientati alla musica commerciale); b) solo indies (case discografiche indipendenti, siti orientati a musica di nicchia o meno commerciale); b) majors e indies (un compromesso tra i due approcci precedenti). Un caso particolare è Vitaminic. |
|
Formato |
Pochi siti utilizzano il popolare e comodo MP3, la maggior parte utilizzano lo standard di Microsoft WMA, Apple iTunes ovviamente usa il suo standard AAC, altri standard, come il Sony CONNECT, basato sul sistema di compressione ATRAC dei MiniDisc, appaiono in fase di transizione verso il primo o il secondo. |
|
Protezioni |
A seconda del formato e degli accordi tra la casa discografica e il portale variano le protezioni applicate al file comprato e scaricato. Il formato AAC contiene un suo sistema di protezione (DRM: Digital Right Management) proprietario che vincola (anche se non in modo insuperabile) gli acquirenti ai lettori iPod prodotti dalla stessa Apple. Solo in rari casi si può fare con esso tutto quello che si vuole. |
|
Politica di vendita |
La più semplice è quella utilizzata da iTunes: il pagamento di una cifra ridotta (0,99 € o 0,99 $) per brano. Molti siti (come Napster) puntano invece all'abbonamento (un tot di brani scaricabili al mese, previa sottoscrizione di un contratto). Altri (United Music) puntano al sistema prepagato in uso nella telefonia mobile (un ammontare che consente di scaricare brani o album a defalco). A volte il prepagato può essere appoggiato ai canali già esistenti per la telefonia mobile. |
|
Offerta |
Molti portali sono specializzati per il download digitale, numerosi altri affiancano a questa attività primaria altre forme di commercio di musica, ad iniziare dalla vendita per corrispondenza di dischi, film, giochi, suonerie e risponditori, biglietti per concerti e altro merchandise legato alla musica e all'intrattenimento in generale, integrato eventualmente da altre informazioni (classifiche, biografie e discografie di musicisti e così via). |
|
Mercato geografico |
Non tutti i portali sono disponibili in tutti i paesi. Internet è sovranazionale ma i portali musicali spesso non lo sono per precise scelte delle case discografiche, che non cedono i diritti per tutti i paese. La limitazione ha varie motivazioni ma di solito è legata alla affidabilità del contrasto alla pirateria che le majors attribuiscono ai paesi. I competitori più interessanti di iTunes, Napster, Rhapsody e Zope non sono disponibili in Europa. |
L'alternativa ai portali legali elencati sul sito di Promusic è ancora rappresentata dal peer-to-peer illegale. In una intervista ad inizio 2005 Caterina Caselli ha parlato di oltre tre milioni di utenti giornalieri, solo in Italia, collegati a questi servizi (non solo per scaricare musica, in gran parte alla ricerca di film) e le principali reti (WinMX, e-Donkey) contano tuttora numeri elevatissimi sia di utenti collegati sia di brani disponibili.
Numeri ancora molto lontani da quelli raggiunti dal download legale, per il quale non esistono al momento statistiche, escludendo le dichiarazioni unilaterali dei portali principali (iTunes, Napster) che parlano comunque di milioni di download all'anno, non al giorno.
Non è nota la situazione in Italia e il peso economico dei portali esistenti (Promusic ne conta 11 a marzo 2005). Negli anni successivi la situazione non è cambiata, e le iniziative italiane sono state schiacciate in buona parte dalla presenza anche in Italia del potente iTunes.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
La disponibilità sul
portale della musica che stiamo cercando è l'elemento principale di valutazione
da parte dell'utente, esattamente come avverrebbe nella scelta di un negozio di
dischi.
Un elemento che diventa più complesso quando la politica di vendita è basata
sull'abbonamento. E' evidente infatti che questo sistema rappresenta un legame
verso un portale (al quale anticipiamo soldi), e quindi un vincolo nella ricerca
della musica.
La differenza la fa il
genere di musica che stiamo cercando. Se l'interesse è verso la musica
commerciale del momento, vale a dire quella che va in heavy rotation sulle radio
o su MTV, la ricerca è facile e può fermarsi ai portali principali.
Se l'interesse è verso musica alternativa o meno nota, è assai difficile che
si possa trovare tutto in un solo portale. Abbiamo fatto dei test cercando
titoli di autori alternativi, ma abbastanza noti e presenti con recensioni in
riviste anche di grande diffusione (Polly Paulusma, Belle and Sebastian, Ani Di
Franco) e il risultato è stato a volte nullo, a volte parziale.
Scarse sono invece le possibilità di trovare musica alternativa non recente (abbiamo provato Pentangle e Shawn Phillips su iTunes con risultati parziali, qualcosa c'è per Fairport Convention e John Renbourn [test maggio 2005]).
|
In sintesi il solo portale iTunes fornisce una buona scelta sia di alternativa (anche se non completa) sia di commerciale. Gli altri portali si dividono tra quelli specializzati in alternativa (per segmenti) e quelli per musica commerciale o comunque molto nota. |
Il fatto è che i cataloghi sono ceduti in base ad accordi, e non tutti i portali hanno la forza economica di sottoscriverne molti, visto che la politica della case discografiche (non solo delle majors) è restrittiva.
Il risultato è che cercare un brano richiederebbe la visita di diversi portali, e non è disponibile al momento uno strumento che effettui questa meta-ricerca su tutti. Oltre a ciò, esiste il già citato, e nel seguito approfondito, problema della forma di pagamento.
Per contro, sui canali Internet Amazon o eBay dedicati all'e-commerce su supporto fisico, con un click, si può trovare l'opera completa o quasi degli artisti citati sopra, a costi tutto sommato non molto superiori, essendo spesso disponibili anche come usato.
Le considerazioni sull'ampiezza del catalogo si incrociano con la teoria della "coda lunga" (The Long Tail, Chris Anderson, www.wired.com), che sottolinea la potenzialità della distribuzione digitale o via Internet per i titoli di minore richiamo. L'approccio tradizionale, seguito tuttora dall'industria editoriale e discografica, è vincolato alla limitazione fisica dei magazzini dei rivenditori, e punta di conseguenza al massimo sfruttamento di un limitato numero di titoli per un ristretto lasso di tempo (top-10, classifiche di libri). Avendo a disposizione un magazzino enormemente più vasto, un volume di business dello stesso ordine di grandezza può essere generato dalla vendita di poche unità di moltissimi titoli. E questo effettivamente già avviene per Amazon nel settore libri.
|
La strategia di marketing degli editori dovrebbe quindi evolvere, tenendo conto di questo fenomeno, favorendo la estensione dei cataloghi on-line per il digital download, con beneficio per i propri conti e per gli appassionati di musica. |
Da notare che lo stesso fenomeno si nota nel download via P2P: la maggior parte delle canzoni scaricate non sono novità, ma rarità, fuori catalogo, o comunque non novità.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
I formati attualmente utilizzati sono sostanzialmente tre: lo standard di fatto MP3, lo standard proposto da Microsoft (WMA) e quello proposto da Apple (AAC). Il primo non prevede protezioni, gli altri due nascono sia come evoluzioni del sistema di compressione MP3 (quindi sono più efficienti) sia, soprattutto, per inserire in esso sistemi di protezione del diritto di copia.
Il sistema AAC è proprietario di Apple Computer e, in coerenza con la politica di questa compagnia, non è concesso ad alcun altro; il sistema WMA intende invece diventare il nuovo standard al posto di MP3 ed è quindi molto diffuso, e si sta diffondendo ancora di più.
I portali commerciali utilizzano praticamente tutti WMA, quelli alternativi hanno file MP3 e, in molti casi, anche WMA. Il portale iTunes utilizza ovviamente AAC.
Il sistema di protezione (DRM: Digital Rights Management per WMA) consente molte raffinate forme di protezione (e di ostacolo all'utilizzo per il cliente) anche oltre quanto sarebbe garantito dalla legge sui diritti di copia.
Un interessante raffronto su quanto si può fare con MP3 e quanto è in vari modi ostacolato dal DRM è contenuto nel portale indipendente Playlouder, che riportiamo:
|
PlayLouder Shop |
Illegal P2P |
iTunes |
Napster |
|
|
Legal |
|
X |
|
|
|
Quality |
High |
Low |
Medium |
Medium |
|
Can burn cds |
|
|
|
X |
|
Can play on all your computers |
|
|
X |
X |
|
Plays on iPod |
|
|
|
X |
|
Plays on portable devices (such as mobile phones, Zen, Karma, Walkman, and many others) |
|
|
X |
X |
|
Keep your music forever |
|
|
|
X |
|
Plays on Windows, Mac, and Linux |
|
|
X |
X |
|
Free of spoofs and viruses |
|
X |
|
|
|
Recommendations, artist information, and editorial reviews |
|
X |
X |
X |
A parte la valutazione della qualità dei file, che è opinabile (secondo Microsoft e Apple i 128kpbs con il loro sistema di codifica corrispondono al doppio in MP3, quindi dovrebbero essere quasi equivalenti all'MP3 con Variable Bit Rate usato da PlayLouder) leggendo le X si possono cogliere i molti vincoli derivanti dalla protezioni, sconosciuti agli utenti abituati ai popolari MP3:
|
|
Copia su CD |
Quasi sempre è possibile, ma non sempre, e non per sempre e in numero illimitato di volte (tipicamente un massimo di 3 volte) |
|
Copia su lettore portatile |
Esistono diverse incompatibilità: i lettori solo MP3 ovviamente non possono suonare AAC e WMA, i lettori Apple iPod non possono suonare i WMA. L'unico formato universale continua ad essere l'MP3. Stessa situazione per i telefonini o i palmari con lettore MP3 incorporato. Anche nel caso di download sul lettore il numero di operazioni può essere limitato (tipicamente ad un massimo di tre). |
|
|
|
Copia su disco MP3 |
La copia su disco MP3 per ascolto in auto o come colonna sonora in sistemi multi-room non è possibile nè per WMA nè per AAC (questo uso non è citato nella tabella sopra). I lettori car-audio più recenti stanno però introducendo il supporto di WMA. |
|
|
Copia su altri PC |
Anche questo non è possibile, il file rimane solitamente "incatenato" al PC sul quale è stato scaricato dal sistema DRM, una volta copiato su un altro PC la marcatura DRM non viene incrociata e l'ascolto non è possibile, a meno di effettuare complicate operazione di export-import della licenza. |
|
|
Ascolto su PC non Windows o Apple |
L'ascolto su PC con Linux non è sempre possibile, come anche l'ascolto incrociato (p.es. WMA su PC Apple). Nessun problema invece per AAC su Windows. |
|
|
Ascolto per sempre |
Esistono anche i diritti a tempo (non contemplati dalla legislazione). Il file scaricato rimane ascoltabile per un lasso di tempo predefinito (tipicamente fino a che è attivo l'abbonamento con il portale). E' il sistema usato soprattutto nel caso di abbonamenti con numero di download illimitato. |
Mentre con i file MP3 la operatività garantita è massima, con gli altri due sistemi è necessario avere una catena di componenti tutti compatibili:
|
|
Sistema operativo |
Lettore |
Telefonino |
Auto |
Casa |
|
|
Microsoft Windows |
Compatibile WMA |
Compatibile WMA |
Compatibile WMA |
Lettore DVD compatibile WMA |
|
|
Apple |
iPod |
Compatibile AAC |
Connettore iPod |
Dockstation iPod |
Naturalmente è possibile ritornare alla operatività completa mediante una conversione a MP3, operazione però non prevista da nessuno dei due sistemi, anche se ovviamente sempre possibile, pur se laboriosa, passando dalla conversione analogica o via CD (masterizzando un CD in formato standard Red-Book, ovvero WAV, e poi passandolo in un ripper per riportarlo a formato MP3 non protetto).
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
I sistemi di distribuzione e di pagamento nel nuovo mercato, sono differenziati per la diffusione streaming (analoga all'attuale radio) e download (scarico sul PC, tipica del mondo internet):
|
Streaming |
Abbonamento
con scadenza periodica (sostanzialmente come il canone RAI, ma
volontario). |
|
Abbonamento
per quantità (come le carte prepagate telefoniche). |
|
|
Finanziamento indiretto (subsidize), l'ascolto è gratuito, ma il sito-radio è sostenuto da uno sponsor o dalla pubblicità che attira (come la attuale TV o radio commerciale) |
|
|
Download |
Pagamento per singolo download (Apple iTunes e altri portali per il digital download) |
|
Pagamento prepagato per un monte di download |
|
|
Abbonamento per lo scarico di un numero limitato od illimitato di download (tipicamente, al mese) |
|
|
Una ulteriore variante del modello è dato dal tempo di validità del download, che può essere indefinito o limitato ad un lasso di tempo predefinito o a un numero prefissato di copie o di trasferimenti su CD |
Le difficoltà di imporre un sistema di pagamento e quindi un modello di profitto a questi nuovi canali di diffusione sono note:
|
Streaming |
La presenza di alternative apparentemente gratuite (subsidized) rende improbabile e confinato eventualmente ad un mercato di nicchia, con contenuti esclusivi, il successo delle formule ad abbonamento |
|
Varie tecniche di cattura consentono di registrare i contenuti durante la fruizione in streaming, quindi la differenza tra download e streaming, nel caso della musica via computer, diventa più sfumata che nel caso della musica via etere |
|
|
Download |
Anche in questo caso il successo è molto legato alla presenza di alternativa gratuite, in questo caso di legalità dubbia o nulla (Kazaa, Winmx e simili). Finché esisteranno costituiranno ovviamente una alternativa attraente per gli utenti |
|
Il
modello spinge alla vendita del singolo brano, perché su questo è
possibile arrivare ad un prezzo d'attacco attraente (0,99 $ per il sito
iTunes, la esperienza di maggiore successo ad oggi). |
La politica di vendita più semplice per il digital download è il pagamento per singolo brano, il cui prezzo è curiosamente indipendente dalla valuta (0,99 €, 0,99 $, 0,99 £ ...). E' un sistema poco impegnativo che consente un "assaggio" della musica digitale senza impegno eccessivo, ma ovviamente è assai oneroso se si vuole caricare un lettore portatile (che ormai contiene decine o centinaia di canzoni).
Esistono quindi altri sistemi basati sull'abbonamento che consentono, a fronte di un contratto periodico (e quindi di un impegno e di un vincolo con un portale) di scaricare un numero elevato di brani in un periodo di tempo (solitamente ricondotto al mese).
|
Sistema |
Vantaggi |
Svantaggi |
Esempi |
|
Pagamento singolo |
Minimo impegno, minimo costo iniziale |
Costo elevato se il numero di brani al mese supera i 10-15 |
iTunes, Rosso Alice, Vitaminic |
|
Abbonamento mensile |
Costo concorrenziale con la formula a pagamento singolo oltre i 10-15 brani al mese |
Impegno con uno specifico portale. Possibile problema: non reperibilità dei brani cercati. Può essere necessario integrare con acquisti singoli o sottoscrivere più abbonamenti. |
Napster 2.0, Wippit UK, Playlouder, eMusic |
|
Abbonamento mensile illimitato |
Costo molto concorrenziale. Possibilità di gestire liberamente il proprio player MP3. |
Offerto solo da Napster 2.0 (Napster-To-Go) e quindi limitato al catalogo di questo portale. Le canzoni scaricate hanno disponibilità condizionata alla prosecuzione dell'abbonamento e sono fruibili solo sui player certificati da Napster o sul PC. Se viene interrotto l'abbonamento non sono più ascoltabili. |
Solo Napster 2.0 |
Altro elemento di grande importanza è il metodo di pagamento. A parte la carta di credito, che è ovviamente sempre ammessa, per consentire l'uso alla vasta platea dei giovani esistono altri due sistemi, supportati da vari portali:
|
il credito prepagato messo a disposizione da un detentore di carta di credito (formula gift di iTunes); |
|
|
l'abbonamento messo a disposizione da un detentore di una carta di credito (formula abbonamento per terzi di iTunes); |
|
|
l'addebito su una carta SIM prepagata per telefonino (ovviamente in base ad accordi specifici con i gestori); un sistema che alcuni portali UK stanno iniziando a proporre e che consente di accorciare la distanza con la vendita di musica direttamente via rete mobile, verso telefonini / lettori MP3. |
Esiste inoltre la possibilità di utilizzare le carte di credito prepagate (tipo Postepay) che si stanno ormai diffondendo nelle famiglie come mezzo per fornire moneta elettronica a giovani non ancora economicamente indipendenti.
|
I lettori portatili (player) |
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
Elemento fondamentale per il successo della distribuzione digitale è il lettore portatile (player). La distribuzione digitale via Internet si sposa infatti in modo particolarmente efficace con la musica in mobilità. Naturalmente sono possibili altri utilizzi, come la masterizzazione (burning) dei CD per tutti gli utilizzi consentiti dal supporto, ma la carica del player appare decisamente la leva più potente per l'affermazione del digital download.
I player tecnicamente e commercialmente
nascono dall'abbassamento di prezzi continuo
delle memorie per PC (memory
stick), che ormai raggiungono le poche decine di Euro per 100MB (all'utente
finale). Un player non è altro che una memoria (di capacità sistematicamente
crescente, si è partiti da 64MB e si sono superati dopo pochi anni gli 8GB su
stato solido) con un chip per la decodifica dei file in formato compresso e, in
molti casi, un secondo chip per la sintonizzazione digitale FM, al fine di
utilizzarlo come radio. In base alla dimensione della memoria e al livello di
compressione possono contenere centinaia o migliaia di canzoni, o anche tutta
l'opera di un grande compositore classico.
Per il collegamento al PC utilizzano la porta USB, disponibile in tutti o quasi
i computer venduti dal 2001 in poi, nella release 1 o 2 (più veloce, tempi di
carica più ridotti).
Naturalmente le stesse funzionalità sono integrabili anche in un telefonino, che può quindi funzionare tranquillamente anche come player.
I primi player supportavano come formato di compressione soltanto l'MP3, mentre quelli più recenti ormai supportano anche WMA (vedi la tabella sottostante sui principali formati audio alternativi all'MP3).
|
WMA |
la proposta della potentissima Microsoft, integrata con il lettore software Windows Media Player, implementa il sistema di protezione DRM (Digital Right Management) della stessa Microsoft, appoggiata dalla maggioranza delle majors |
|
AAC |
elaborato dalla Apple, ovviamente in contrapposizione a Microsoft, è lo standard utilizzato dal portale iTunes e dal lettore iPod, il maggior successo, sinora, nel campo della musica distribuita via Internet; uno standard proprietario, non aperto, e come tale censurato dalla UE. |
|
RA |
il formato del popolare lettore software Real Audio è stato proposto dalla Warner, competitore di Microsoft attraverso la propria controllata AOL (America On-Line); sembra però che stia convergendo verso WMA |
Apple iPod ha un suo formato proprietario ed utilizza in molti modelli la connessione Firewire, molto più veloce della USB, ma non presente in tutti i PC (ovviamente però presente in tutti gli Apple).
I player più potenti (e pesanti) utilizzano una memoria basata su hard-disk (come il citato iPod) con capienza tra 10 e 40GB e oltre, e la possibilità quindi di memorizzare migliaia di canzoni o altri contenuti multimediali. La differenza di qualità la fa anche l'impianto audio, i migliori, come l'iPod, hanno cuffie infraurali con magneti in neodimio e garantiscono una migliore resa sonora. Un miglioramento si può ottenere anche con cuffie a riduzione del rumore ambientale, come le Philips HN50 o HN60.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
Molti portali sono
specializzati per il download di musica digitale (Vitaminic, Wippit,
Playlouder), la maggior parte però affianca a questa attività altre forme di
commercio elettronico, legate alla musica (in primis la vendita per
corrispondenza di dischi di qualsiasi formato) o ad altre forme di
intrattenimento.
Rosso Alice propone ad esempio anche il download di film o di eventi sportivi,
iTunes propone audio-book e registrazioni di fiction radiofonica da ascoltare
sull'iPod.
Il fiorire delle varie iniziative e la creatività tipica di un mercato nascente provoca però anche qui il tipico fenomeno Internet della eccessiva frammentazione. L'utente tipo è disorientato dalle molte proposte in parte sovrapposte, in parte complementari, mentre vorrebbe arrivare subito al risultato, diminuendo al massimo il tempo da dedicare alla ricerca.
Il risultato è che l'intero settore della musica distribuita in formato digitale (download) si trova ancora in una fase di assestamento, ed è percepito come tale dagli utenti attuali e potenziali.
Da questa breve analisi emerge che il canale esiste ma rimangono molte differenze e limitazioni rispetto al P2P gratuito dei derivati di Napster, a parte il non trascurabile elemento della copia a pagamento anziché gratuita:
|
Il numero di canzoni disponibili è incomparabilmente inferiore |
|
|
La fruizione successiva dei brani scaricati non è libera, almeno per i servizi più spinti commercialmente (iTunes, Napster 2.0) |
|
|
Non sono disponibili brani rari, fuori catalogo, poco commerciali, quindi i servizi a pagamento non hanno la funzione di banca dati della musica mondiale che hanno assunto a suo tempo i servizi P2P |
I servizi di musica on-line sono inoltre ancora un fenomeno principalmente confinato ai mercati più ricchi (USA e UK), che si sta espandendo in Europa ma marginale in Italia. In particolare, alcune iniziative americane di buon successo (Napster 2.0, Rhapsody, MusicMatch) non sono disponibili in Europa perché le major hanno concesso i diritti solo per il mercato USA (probabilmente per ragioni legate alla funzionalità non completa del DRM).
Il target è comunque l'utente interessato soprattutto allo scarico senza problemi (e senza necessità di competenze tecniche particolari) di musica commerciale direttamente sui player portatili o sul PC utilizzato come juke-box.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
La iniziativa della Apple
è quella che ha avuto, come noto, il miglior riscontro di mercato. Ha
raggiunto già nel 2002 la soglia del milione di brani venduti e scaricati al
prezzo (tipicamente USA) di 99 centesimi di dollaro l'uno ed è arrivata a 17
milioni di brani a dicembre 2003 e a a 50 milioni a marzo 2004. Predominante in
tutti i mercati, incluso il più ricco (USA) è quasi in condizioni di monopolio
in mercati più refrattari al digital download legale, come l'Italia.
Elementi fondamentali per
il successo sono stati il diverso parco di potenziali clienti e le azioni
anti-pirateria in USA. Gli utenti di computer Apple sono infatti
tipicamente più educati alla esigenza di acquistare e a dare valore agli
elementi immateriali (sono utenti che preferiscono la qualità al prezzo)
e in generale l'ambiente operativo Apple è molto più integrato
dell'anarchico e mutevole mondo Microsoft dominante. Inoltre in USA la
associazione dei discografici (RIAA) ha portato avanti, a partire dal 2003, molte
clamorose azioni giudiziarie contro utenti internet che scaricavano la
musica gratis con sistemi peer-to-peer (o P2P) con una conseguente spinta
all'acquisto legale "per evitare grane" (anche alla luce del
prezzo comunque assai basso). Al tutto si aggiunge la perfetta integrazione
con il lettore portatile iPod, che consente di fare una ricarica
di musica con poche semplici operazioni, per utilizzarla poi in mobilità.
Il portale iTunes è stato uno degli elementi fondamentali della strategia di riposizionamento di Apple nei servizi e nell'entertainment
inaugurata dal fondatore e leader della compagnia Steve
Jobs al suo rientro in azienda. Con iTunes
Apple ha conquistato una posizione dominante nella musica on-line e
conseguentemente molto influente nel mercato della musica, in particolare
in una situazione di declino costante delle vendite di supporti fisici (CD) a favore di quelli
immateriali. Diventando così un competitor, non sui contenuti, ma sui
fatturati, delle majors della musica.
Puoi leggere qui una analisi delle caratteristiche di iTunes a confronto con gli altri portali presenti nel 2004.
|
La rivoluzione digitale all'opera con iTunes |
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
Per capire i motivi del
successo di iTunes occorre anzitutto partire dallo scopo, dove
la distribuzione porta la musica.
Se lo scopo è collezionare dischi di alta qualità, da fruire per intero,
magari non soltanto per la parte musicale, ma anche per le parole e le immagini
associate, e per l'oggetto disco in sé, la
distribuzione digitale non serve.
In questo caso, infatti, per ricomporre il disco originale occorre seguire
diversi passaggi:
|
Se si parte dalle singoli canzoni: recuperare la scaletta del disco (per esempio su AllMusic o su freedb.org), trovare e scaricare tutti i brani |
|
|
Se si parte dal disco completo: recuperare la scaletta (da freedb.org) e utilizzare un "cutter" per separare i brani |
|
|
Ricostruire il disco, ovvero, masterizzare il CD |
|
|
Ricostruire la copertina (recuperandola o creandone una ad hoc), stamparla e applicarla al CD |
Una serie di operazioni
che richiedono un tempo non indifferente, anche superiore ad 1-2 ore, per
ottenere alla fine un CD che può anche essere esteriormente simile
all'originale, ma comunque a qualità ridotta, poiché derivato da originali
compressi.
Uno scopo che quindi può essere giustificato solo nella illusione di ottenere
in modo gratuito un bene, il CD. Come è noto infatti i quattro passi sopra
riportati sono possibili anche accedendo a risorse gratuite in Internet. Ma il
risparmio è illusorio in quanto non monetizza il tempo impiegato.
Ancora più penalizzata la situazione nel caso di scarico a pagamento, ad 1 € circa a brano un CD costerebbe più o meno come al negozio, e in più ci sarebbe la penalizzazione della qualità ed il tempo di produzione. Anche nel caso in cui siano disponibili gli album completi (venduti solitamente a 10 € circa) occorre considerare il tempo e i costi per la creazione della copertina, e la alternativa rappresentata dalle continue offerte a prezzo scontato (da 10 a 15 €, attualmente).
|
Dove la distribuzione digitale è vincente è nell'uso in mobilità. Qui lo scopo è creare, in tempi brevi, e senza fatica e competenze particolari, una compilation personalizzata da ascoltare con un lettore portatile o in macchina. In questo caso partire dai dischi completi può essere una limitazione, una perdita di tempo e un aggravio di costo. Anzitutto bisogna avere in casa un ampio catalogo di dischi, selezionare tra essi le canzoni (e quindi potremmo aver comprato più canzoni di quelle che realmente ci servono), creare un disco con il masterizzatore (se si vuole creare un CD fisico) oppure comprimerle e quindi trasferirle dal PC al lettore (se il target è un lettore MP3 portatile). |
![]() |
|
iPod Mini |
Ben diverso il servizio che si può avere con la distribuzione digitale. Intanto un catalogo enormemente più vasto (al limite, a regime, comprendente tutta la musica) e poi un processo che può essere chiuso in due passi:
|
Ricerca e selezione dei brani sul portale |
|
|
Scarico della selezione - compilation sul lettore portatile |
Senza contare che, in più, la compilation (o playlist) può essere archiviata sul portale e richiamata in seguito (con una funzione di sincronizzazione), che possono essere scaricati anche libri parlati, lezioni di lingue, repliche di trasmissioni radio, possono essere consultate le compilation fatte da alti, magari da noti musicisti (un buon modo per scoprire musica inconsueta), e che il lettore portatile non è vincolato agli 80 minuti del CD, ma può contenere ore o giorni di musica (in continua crescita con la estensione continua delle capacità di memoria.
![]() |
Questo è
precisamente il servizio che viene fornito da iTunes
di Apple: in modo perfettamente legale, molto più comodo che con i tipici
sistemi P2P (niente code di ore o giorni per il download, niente sorprese
sulla qualità o sul contenuto), con un impegno economico limitato,
l'utente del servizio può caricare il suo iPod
della musica necessaria per la giornata. La strada quindi è aperta, rimane il problema del catalogo. I brani su iTunes sono tanti ma gli utenti e i loro gusti sono ancora di più, quindi è possibile non trovare le canzoni che interessano. Canzoni o musica in genere che però si può in alternativa digitalizzare e comprimere in proprio e scaricare sul lettore portatile iPod. La chiave di volta sarà la messa in rete dei cataloghi completi delle majors, se si decideranno a perseguire con decisione e senza remore questa nuova strada, solo parzialmente controllata da esse. |
| Apple IPod |
Il punto
di forza del sistema iTunes - iPod è rappresentato dall'insieme di
semplicità - qualità - potenza. La potenza
deriva dalla scelta di utilizzare un disco rigido miniaturizzato da 20GB ed un
accesso ad alta velocità Firewire (quello usato solitamente per il video
digitale) anziché memorie stick e collegamento USB come nei comuni lettori MP3
(almeno fino all'arrivo di memoria a stato solido ad alta capacità, e quindi dei
modelli iPod Nano).
Questo consente di scaricare in tempi rapidi, e archiviare, grandi quantità di
musica. La semplicità viene garantita dal
software iTunes client e dalla interfaccia altamente ergonomica del lettore (che
si usa praticamente con il solo pollice). La qualità
del suono è superiore a quella degli altri lettori grazie alla cura
nella realizzazione della parte analogica e all'uso di cuffiette infraurali con
magneti miniaturizzati al neodimio, come nei tweeter hi-fi di ultima
generazione.
Quali sono i limiti di iTunes - iPod? E' un sistema proprietario. Tutto va bene ed è molto comodo finché si rimane nel circuito del lettore dedicato e dei PC Apple (usualmente dotati di sistema audio di discreta qualità). Se però si vogliono fare altri usi della musica acquistata, come per esempio produrre CD con raccolte di MP3 da usare in auto (la maggior parte dei nuovi sintolettori legge gli MP3) o come sottofondo in casa (anche i lettori CD e DVD leggono il formato MP3 nella quasi totalità dei casi) le cose si complicano. Lo stesso vale ovviamente per l'uso dei file acquistati con altri lettori a standard diverso (tipicamente MP3) o per l'uso su PC sprovvisti del software client iTunes.
Infatti i file acquistati o scaricati dal portale sono in formato AAC protetto, possono essere facilmente passati su CD in formato pieno (il software iTunes client masterizza direttamente il CD, un massimo di tre volte, però), ma non possono essere convertiti direttamente nello standard MP3, se non da "cultori della materia" particolarmente abili e pazienti.
Questo è ancora più penalizzante per gli utilizzatori di lettori MP3 non Apple (o di telefonini multimediali), che non possono utilizzare le canzoni acquistate dal portale iTunes sui loro lettori, se non dopo la laboriosa opera di conversione sopra accennata.
|
LA DISTRIBUZIONE DIGITALE |
Il file sharing ha generato un enorme interesse negli utenti Internet (per ovvi motivi) e per conseguenza una grande attenzione da parte degli sviluppatori, con la proposta di sistemi di distribuzione altamente efficienti.
Già il sistema WinMX consentiva, oltre alla possibilità di riprendere il download dopo una interruzione dal punto in cui si era lasciato, lo scarico in parallelo da più file sorgenti (con abbattimento di costi e tempi), in seguito il sistema BitTorrent ha inserito la possibilità di scarico bidirezionale, per semplificare si può dire che i segmenti di file scaricato sono messi a disposizione di altri utenti nello stesso momento nel quale avviene la copia, con una pluralità di sessioni sia in ingresso sia in uscita.
A queste elevate prestazioni nella fase di copia, decisamente superiori e più evolute di quelle di standard professionali per il file transfer come l'FTP del modello OSI, si aggiungono le potenti funzioni di ricerca che, sfruttando la grandissima base di conoscenza rappresentata dagli archivi degli utenti collegati, consente di utilizzare questi sistemi anche come banca dati, per controllare, ad esempio, il titolo di una canzone, o gli esecutori che l'hanno proposta (sempre con l'attendibilità proporzionata alla natura volontaria e non professionali degli archivi).
Queste grandi potenzialità sono state sospinte nell'area grigia delle applicazioni semi-legali o sopportate, dalla indefessa opera di repressione (e di tutela dei diritti d'autore) sollecitata dalle case discografiche (in primis) o cinematografiche. In questo modo sono state marginalizzate tecniche molto raffinate come quelle di BitTorrent (comunque utilizzate anche per scopi legali, ad esempio la distribuzione di nuove versioni di software open source come Linux).
Da molte parti sono state ipotizzate o tentate iniziative per ricondurre le enormi potenzialità del P2P in un alveo legale (vedi riquadro) ma il muro eretto dai detentori dei diritti di copia è al momento insuperabile. Si tratta quindi di un caso evidente di contraddizione tra le opportunità offerte dalla tecnologia e i vincoli derivanti da un contesto produttivo e sociale totalmente differente (il mondo editoriale dell'800, nel quale è maturata la legislazione sui diritti di copia).
Si tratta anche di fenomeni ad andamento alterno: negli anni di Internet trionfante e della new economy trainante lo sviluppo mondiale (fine anni '90) la forza della rete era tale da rendere difficili e poco popolari i tentativi di ostacolarne la crescita, anche nei suoi aspetti "anarchici" e ai confini della legalità. Passata questa fase con l'esplosione della bolla speculativa creatasi nei mercati azionari, la "old economy" ha ripreso potere, assieme ai suoi referenti politici nei vari governi, e in questo quadro è stata possibile la stretta legislativa e repressiva, non solo sui diritti di copia ma in generale sul controllo della rete.
E' nell'ordine delle cose che a questa fase subentri una nuova fase espansiva delle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione, e in questo contesto potrebbe essere ripensata globalmente tutta la materia dei diritti d'autore, riprendendo le molte iniziative e idee nate in quest'area (leftcopy, GNU license, licenza collettiva) in un contesto più favorevole e ricettivo.
|
Un
metodo proposto per la legalizzazione del P2P è la licenza collettiva
volontaria (vedi http://creativecommons.org
): chi mette in rete i suoi file è
equiparato ad una sorta di emittente radiofonica e acquisirebbe i diritti
mediante il versamento di una quota mensile (ovviamente assai bassa, e
renumerativa grazie all'enorme massa dei soggetti versanti) a un ente
esattore indipendente. Un altro sistema potrebbe essere la netta
distinzione qualitativa dei file musicali nel circuito P2P rispetto a
quella del circuito del download legale (i primi potrebbero ad esempio
essere limitati a 96KHz); in tal modo il P2P avrebbe una funzione di
conoscenza e promozione della musica, e potrebbe generare più vendite di
quante ne sottrae. |
Qualcosa di analogo è alla base della proposta del portale Mercora, che sta facendo diventare una realtà il concetto di P2P Radio, nel quale la condivisione non è orientata al download di file ma all'ascolto in linea (streaming), ed ogni utente del sistema apre in pratica una sua radio su Internet.
Un'ampia descrizione sulla P2P Radio e su Mercora si trova nella sezione dedicata alla diffusione della musica.
|
© Alberto Truffi - Musica & Memoria / 2003 - 2009 |
