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R10 - Radio Dieci Antenna Democratica |
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La nascita della radio / L'idea politica / La programmazione / Due puntate da riascoltare / Impegno e conclusione / La radio, per me / Lo spazio per il jazz / Note |
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(Testimonianze di Corrado Truffi e Giuliano Latini) |
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«Credo che la radio fosse stata un'idea di Rino
Taborra. Questo nome, che associo vagamente a un militante della sinistra
istituzionale, e in particolare del PCI (allora
coinvolto nella esperienza di governo del "compromesso storico" -
ndr), di una quindicina di anni più vecchio di me, iscritto
all'allora sezione di Tuscolano (appunto, collocata sotto la galleria
Cosmopolis), l'ho ritrovato fra quelli citati in un documento in cui il
Comitato di Gestione della Radio invitava i soci ad un'assemblea fondativa
della Cooperativa, che avrebbe dovuto poi gestire la radio. Altri nomi, che
costituivano la proposta di Consiglio di amministrazione, erano Giovanni Oliva
(storico compagno lavoratore ATAC), Pino Nazio (se ben ricordo, all'epoca
segretario della sezione o della locale FGCI, ora giornalista professionista
come risulta dal suo
curriculum trovato in rete, dove cita anche la radio!), Enzo Oliva (figlio
di Giovanni e mio compagno di scuola), Roberto Cerrone e Ivano Maiorella (altro
mio compagno di scuola, ora responsabile comunicazione stampa UISP - una vita
per lo sport...)
Significativa la presenza, nel collegio dei sindaci, di Massimo Cervellini, ora
uno dei "boss" del partito di Mussi a Roma, ed allora brillante
dirigente della FGCI a Centocelle.
Magari mi sbaglio su questa attribuzione, ma è certo che c'era una persona
trainante, che aveva fortemente voluto questa cosa, e tanto aveva detto tanto
aveva fatto da superare tutti gli ostacoli burocratici, di timore, di soldi. In
breve, ci eravamo associati e avevamo trovato i fondi minimi sufficienti. Del
resto, sotto la galleria, dove oltre al PCI si trovava anche la sede dell'ARCI,
luogo di ritrovo meno ingessato, misto fra gruppettari e ortodossi come noi,
era facile progettare iniziative, immaginare azioni politiche ed, anche,
tentare di unire l'utile dell'impegno al dilettevole del creare qualcosa di
divertente.
Di fronte all'idea creativa del fare la Radio, e alla sua declinazione molto
seria che un gruppo di compagni comunisti fine anni '70 potevano averne in
testa, il mio amico Marco Bucci, tecnico di tutte le tecniche, studioso su
Radio Elettra come in seguito alla Fondazione Bordoni, capace di smontare e
rimontare motori di motocicletta nel corridoio di casa e di autocostruirsi
amplificatori e casse acustiche, non si fece pregare: una volta avuti i soldi
necessari, acquistò con competenza e montò tutto il necessario. La nota tecnica
del giugno 1978 che ho ritrovato è certamente opera sua.»


«In un giorno di inizio novembre del 1978, Marco ed
io salimmo sul tetto dello stabile, portando il traliccio smontato ("palo
telescopico m. 15") e l'antenna. Lui si era fatto prestare corde,
moschettone di sicurezza e casco, una cosa che in questi tempi di incidenti sul
lavoro può far riflettere. Sul tetto, con il mio aiuto, ha montato il palo
telescopico, arrampicandosi a ogni pezzo costruito per costruire il successivo,
e infine ha installato l'antenna.
Giù,nei locali sotterranei al di sotto delle sedi ARCI e PCI, erano stati allestiti
gli studi, con strumenti minimi, pochi dischi, molta buona volontà.»
«L'idea che stava dietro alla radio era
un'idea di quel tempo e di quell'area politica: l'informazione deve essere
pubblica, e occorre lavorare per completare la riforma televisiva del 1975;
quindi, una radio locale ha ruolo proprio in quanto locale, in quanto legata al
territorio, capace di fare aggregazione culturale e sociale, e capace di
contrastare le spinte alla commercializzazione.
Una radio privata non in contrasto con l'informazione pubblica, ma in lotta con
la strisciante commercializzazione dei mass media. Insomma, una impostazione
che, a leggerla oggi, fa davvero sorridere. Nei fatti, si era alla fine del
periodo eroico delle
radio
"libere", che stavano appunto diventando "private",
e all'inizio dell'avventura berlusconiana nell'etere.
Sono molto significativi due brani tratti dal manifesto politico programmatico
della radio:
Una città come Roma è quotidianamente bombardata dalla
multiforme voce dei mass-media che inevitabilmente toccano milioni di
cittadini, più volte al giorno. Ciò è determinato da due grosse sfere di
interesse:
A) CONDIZIONARE LE SCELTE DI MERCATO DEGLI UTENTI
attraverso martellanti battage pubblicitari inscenati dalle grandi imprese
commerciali.
B) CONDIZIONARE LE SCELTE POLITICO-IDEOLOGICHE DEGLI UTENTI
attraverso messaggi fintopopolari e demagogici per i quali la politica è solo
pettegolezzo da palazzo che, inneggiando al qualunquismo e al disimpegno,
vorrebbero convogliare il malcontento popolare in spinte corporative o
addirittura reazionarie.
****
[auspichiamo una politica pubblica che] impedisca “privatizzazione selvagge” e
concentrazioni monopolistiche attraverso una normativa specifica che regoli
democraticamente il raggio di intervenuto delle radio private (a Roma oggi sono circa 120) secondo criteri oggettivi di
interesse e di utilità sociale per i cittadini.
A parte il linguaggio tanto superato da essere quasi imbarazzante, non si può non notare che le cose sono andate quasi esattamente nella direzione paventata: dominio della pubblicità, heavy rotation nelle scelte musicali, concentrazione monopolistica, ed anche demagogia qualunquista (che oggi si usa chiamare antipolitica).»
«Ho ritrovato anche lo schema del palinsesto della
radio: una tabellina su un foglio a quadretti con la mia scrittura.

Ho anche ritrovato un elenco dei programmi musicali, con la scrittura di Alberto: i nomi ironici dei programmi mi fanno supporre che fossero proposte, perché, a parte noi appassionati di musica, l'aria complessiva che si respirava in radio, per l'ambizione informativa e culturale che la pervadeva, era piuttosto seriosa.

Comunque, da quel palinsesto si può dedurre ambizioni e tono complessivo: una buona quantità di programmi di informazione e di servizio locale, qualche programma culturale, in particolare sul teatro, e una programmazione musicale piuttosto varia nei generi. Da quel palinsesto risulta che tenevo una trasmissione di due ore dal titolo "Un disco alla settimana", ed un'altra di un'ora e mezza, "La musica e le musiche", dove mi esercitavo a mischiare generi attorno a qualche filo conduttore, passando liberamente dalla classica al jazz al rock. Alberto si occupava di musica classica (il programma "Concerto") ed anche di rock. Altri trasmettevano folk, musica italiana e pure "revival". Giuliano Latini, il valente chitarrista mio compagno di scuola che mi ha iniziato ai piaceri del jazz, teneva ovviamente la rubrica di musica jazz della radio, andando in onda giusto dopo di me il giovedì.»
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Riascoltare Radio 10 (Concerto) |
Come in tutte le radio libere riempire di contenuti intere giornate di
programmazione non era impresa facile. Alcune puntate delle trasmissioni stabili
venivano quindi registrate per riproporle poi come repliche. Abbiamo ritrovato
due puntate del 1979 del programma di musica classica
Concerto, registrate a suo tempo su bobina, che è ora possibile
riascoltare integralmente. Al microfono il curatore del programma Alberto
Truffi. La sigla iniziale e finale è l'attacco del primo concerto per pianoforte
di Prokofiev.
(I file sono in formato Realaudio e le puntate sono di circa 45' ciascuna, per l'ascolto con connessione ADSL occorre attendere ca. 1-2 minuti)
«Come ho detto, non ho ricordi molto precisi. Fra
le carte ho trovato degli appunti presi ad una riunione di redazione, dai quali
si capisce che ci fossero problemi di gestione pratica, dalla presenza
incontrollata di intrusi nei locali della radio, fino alla banale sporcizia e disordine
e alla scomparsa di materiali. Ricordo anche, con certezza, che eravamo davvero
poveri, di strumenti e di dischi, assolutamente e sistematicamente rimediati
dalle nostre discoteche personali. Il volontarismo di tutta l'operazione, il
tempo necessario a realizzare un prodotto decentemente professionale in tutte
le sue parti, non sono mai stati minimamente compensati da qualche tipo di
entrata pubblicitaria significativa. I costi potevano essere ridotti all'osso
perché eravamo tutti volontari, perché i locali erano pagati da ARCI e PCI
(erano i sotterranei, se ben ricordo collegati, delle due sedi); perché non ci
sognavamo certo di pagare i diritti d'autore per la musica che trasmettevamo,
esattamente come facevano tutte le radio "libere" di allora.
Anzi, a pensarci adesso, con tutto lo stremante e ricorrente dibattito sul
diritto d'autore e sulla musica via internet, su eMule e dintorni, sulle
cause che la RIAA sta intentando perfino a chi copia su PC propri
CD legalmente acquistati, quel livello di anarchia mi sembra più che altro
naïve. Semplicemente, nemmeno sapevamo che bisognasse pagare dei diritti.
L'unica attenzione era di evitare di mandare orrende spurie nell'etere, sia
perché Marco era un perfezionista, sia perché sapevamo che se l'avessimo fatto
il mitico ESCOPOST
sarebbe intervenuto facendoci chiudere. Cosa che, certamente, non avrebbe osato
fare con emittenti come Radio Onda Rossa. O, almeno, così temevamo...
Comunque sia, l'esperienza non durò molto, credo poco più di un anno, per
esaurimento delle forze e dei mezzi. Prima della fine del 1979 la radio chiuse
le trasmissioni. Che fine fecero gli impianti, davvero lo ignoro, anche se
immagino che siano stati venduti per far fronte ad un po' di debito.
Retrospettivamente, i motivi del fallimento sono abbastanza ovvi: tutta
l'iniziativa era probabilmente lievemente in ritardo rispetto all'onda lunga
delle radio libere, e realizzata con quel poco di rigidità tipica del
"grande partito". Inoltre, il bacino di utenza immaginato, limitato
ad un solo seppur vasto quartiere di Roma, era un vincolo autoimposto che
limitava a priori il pubblico potenziale. E poi, la qualità dei programmi
giornalistici era probabilmente troppo approssimativa, e quelli musicali
rispondevano ai nostri gusti, ma non a quelli di un pubblico abbastanza vasto
da sostenere una radio. Infine e sopratutto, semplicemente, una radio di quartiere
arrivava troppo presto o troppo tardi per avere senso.
Però, ci siamo divertiti e ci siamo provati, e non è poco. E qualcuno, come il
sopra citato Pino Nazio, in fondo ha cominciato proprio da lì una carriera
nell’informazione…
«Come unico lascito della radio,
oltre alle carte che ho appena ritrovato, ho conservato un disco di musica folk
giapponese alle Hawaii e "Ringhera" di Ivan della Mea, che facevano parte della
piccola discoteca della sede ARCI. Ma quei due dischi li presi molto tempo
dopo, quando la sede ARCI fu prima trasformata nel deposito dei nostri kayak e,
infine, chiusa per mancanza di soldi per pagare il pur modesto affitto.
Pensando a quello che è rimasto nel mio ricordo, direi che per me Radio 10 non
è stata affatto "Antenna Democratica", nel senso che il centro della
mia attenzione, in quell'esperienza, non è mai stato l'aspetto politico, ma
solo quello musicale e culturale. Certo, ero lì perché ero un “compagno” come
gli altri, perché avevo credibilità di persona impegnata. E tuttavia,
onestamente, non mi sembra di aver mai creduto granché al progetto nella sua
interezza. Già allora, mi sembrava che una radio di quartiere non potesse avere
spazio reale, e che una radio tutta volontaria fosse, semplicemente,
impossibile.
E, oltre a tutto, il nome mi sembrava davvero brutto, vagamente brezneviano.
Però, la passione musicale e il gusto di poter trasmettere le mie passioni in
una radio, fosse pure per quattro ascoltatori quattro, mi hanno portato a
dedicare tempo e impegno a quell'avventura. E, come dicevo, mi sono divertito e
davvero dato da fare, sia producendo le mie impegnative trasmissioni, sia aiutando
un po' di qua e un po' di la a costruire la programmazione musicale e
l'immagine della radio. Metto qui di seguito tre esempi:
1.
il logo della radio:
a guardarlo adesso, è molto anni '70 ma niente male, a dimostrazione che fra le
rose che non colsi dei miei molteplici talenti c'è anche quella del grafico
pubblicitario, oltre a quella del fumettaro...

2. un elenco di musica al femminile, sicuramente una colonna sonora da me preparata per le trasmissioni gestite della ragazze.

3. infine, il massimo sforzo produttivo di quella mia esperienza: la trasmissione in più puntate "Vienna capitale della musica", una vera storia di Vienna da Mozart alla fine dell'impero, con testi esplicativi (che ho recuperato e che metto qui sotto, sono in tutto 6 pagine dattiloscritte) e letture impegnative come Fuga senza fine di Joseph Roth o l'Introduzione alla sociologia della musica di Adorno. Con molta buona musica, ovviamente.»
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«Un saluto a tutti gli
amici della radio (e non) da Giuliano Latini.
Ringraziando Corrado per la citazione e tornando a tempi ormai mitici ricordo
che per finanziare la radio organizzammo un concerto al Bristol con Irio de
Paula (un grande chitarrista di jazz-samba che vive da anni a Roma:
http://www.iriodepaula.com/):
il mio problema era di convincere la dirigenza della radio dell'opportunità, non
solo di finanziare la radio, ma anche di cogliere l'occasione per portare un po'
di musica di qualità nel nostro popoloso quartiere: il concerto fu un successo,
teatro pieno, ma le spese temo che furono coperte solo in parte...
Per il resto io facevo 2 programmi jazz: uno dedicato a singoli strumenti ed un
altro di jazz dal vivo: ricordo che partivo con un registratore a cassette a
tracolla ed andavo al St. Louis Jazz Club e/o al
Music Inn (ormai scomparso) per
provare a registrare musica dal vivo ed una volta sono riuscito a fare una
registrazione di un cantante nero, Joe Lee Wilson che era in tour in Europa in quel
periodo; altre volte mi era stata rifiutata la possibilità di registrare e
quindi poi continuai a mandare dischi di concerti jazz.»
«Alla fine di
agosto del 2007 un autore di documentari, Riccardo Sansone, ha contattato
Musica & Memoria alla
ricerca di notizie su Radio Dieci Antenna Democratica. Era la radio
libera vicina al PCI della zona di Cinecittà (Dieci sta per 10°
Circoscrizione, ora X Municipio), attiva tra il 1978 e il 1979. Alberto
ed io ci abbiamo lavorato (gratis, ovviamente) per tutta la breve durata della
radio, ma confesso che i ricordi di quel periodo erano scarsi e confusi, nei
dettagli e nelle persone. Qualcosa, però, ricordavo: il montaggio dell'antenna
sul tetto del palazzo che ospitava la radio, presso la notissima (allora)
"Galleria Cosmopolis"; il divertimento nel fare trasmissioni di
musica alternativa e di musica classica, con l'impressione che nessuno, ma
proprio nessuno, ci ascoltasse; l'unica preziosa volta in cui ricevetti una
telefonata di lodi perché avevamo i coraggio di trasmettere musica colta - e
pure di spiegarla - in una radio privata e locale; il caos e la totale povertà
di mezzi nello scantinato dell'ARCI dal quale trasmettevamo.
Ora, aiutato dal ritrovamento di alcune carte a casa di mia madre, posso
ricostruire un po' meglio quella avventura.» (Corrado)
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Altre notizie sulle radio libere |
Radio pirata e radio libere / Radio Caroline / Le radio nel 1976 / Le prime radio libere / La diffusione della musica |
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Altre testimonianze: |
Radio Capodistria , Radio Riviera Brenta, Radio Kiss Kiss Napoli, TRS The Radio Station, Radio Roma International Sound, Radio Sapri, Radio Napoli City |
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© Musica & Memoria Frebbraio - Marzo 2008 / Maggio 2009 (puntate da riascoltare) |
