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Dalla radio analogica alla radio digitale

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La radio è nata con la tecnologia analogica in modulazione di ampiezza, per passare poi alla modulazione di frequenza negli anni '50 e '60, che consentiva una migliore qualità e anche la diffusione in stereo. Come per tutti gli altri media anche per la radio sono stati sviluppate delle soluzioni tecnologiche che utilizzano la tecnologia digitale, con vantaggi in termini di prestazione e consumi (di banda).

Le nuove funzionalità dello standard più accreditato (DAB: Digital Audio Broadcasting) risiedono essenzialmente nella facilità di selezione, tramite menu e sotto-menu, nella visualizzazione del nome della canzone e di altre informazioni sulla trasmissione, mentre l'aumento di qualità risiede soprattutto nella eliminazione dei disturbi e delle sovrapposizioni e nella ampiezza di ricezione, mentre la qualità dell'ascolto non è superiore (è uno standard che prevede la compressione del segnale).

In alcuni paesi europei (UK, Germania) la transizione è in corso ed è anzi ad uno stadio piuttosto avanzato (in UK). Negli Stati Uniti la situazione è diversa, e le caratteristiche del grande paese pongono in evidenza come successore designato della radio analogica la radio digitale satellitare.

 In Italia  la transizione era iniziata con piani molto aggressivi nel 2003-2004, spinta da un consorzio privato tra le emittenti (EuroDAB) ma si è poi totalmente bloccata, ed è rimasta a livello di trasmissioni sperimentali limitate ad alcune aree del paese. Le motivazioni sono di ordine economico (necessità di investimenti sia sulla rete sia sui ricevitori, in grande maggioranza in auto e di serie) e di ordine normativo (continui slittamenti del riordino delle frequenza). In più, in Italia proprio dal 2004 è iniziata la parallela e complessa iniziativa sulla televisione digitale terrestre (DTT) creando una concorrenza sulle disponibilità finanziarie, in particolare per l'emittente di stato RAI, e una focalizzazione dell'interesse di tutti i player del settore.

 

 

Lo standard DAB

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Il primo standard proposto e utilizzato anche in alcuni paesi (UK, Germania) per la  radio digitale terrestre è stato il DAB: Digital Audio Broadcasting. Con questa nuova tecnologia, uno standard sviluppato e definito a livello europeo, il segnale audio viene codificato in digitale e poi compresso prima di essere trasmesso via etere. Rispetto alla attuale trasmissione analogica in modulazione di frequenza (la modulazione di ampiezza in Italia è stata sostanzialmente abbandonata, con polemiche, anche da Radio RAI per il terzo canale) consente essenzialmente un miglioramento della qualità. Miglioramento non per lo standard in sé stesso (vedi box) ma per la organizzazione attuale dello spazio radio.

Il segnale nello standard DAB è compresso con criteri psicoacustici, secondo lo standard MUSICAM®, la qualità effettiva è quindi per definizione inferiore ad una trasmissione analogica correttamente realizzata su tutta la filiera, dalla sorgente all'antenna ricevente al sintonizzatore FM, così come avviene con i noti standard di compressione MP3 o ATRAC rispetto alla musica non compressa su CD o vinile. C'è da dire però che la gran parte delle stazioni radio utilizzano il sistema Selector o simili dove la musica è archiviata su computer in formato compresso, di conseguenza l'abbassamento di qualità è già un dato di fatto.

 Lo spazio radio  è il vero problema in Italia perché lo sviluppo abnorme delle radio negli anni '70 non è stato mai più ricondotto ad una regolamentazione e l'affollamento dell'etere, almeno nelle grandi città, è rimasto ad un livello tale da non  consentire la ricezione ottimale di tutte le emittenti. Inoltre non sono mai state ricondotte ad un comportamento a norma le emittenti che invadono altre frequenze o che sovramodulano. Il passaggio alla radio digitale è atteso quindi come una sorta di sanatoria di questa situazione incancrenita, che si trascina da venti anni e più.

Il principale vantaggio del DAB per gli utenti radio italiani sarebbe quindi la possibilità di poter finalmente ascoltare (livello 1) tutte le radio di un'area metropolitana senza interferenze tra esse, senza perdita del segnale cambiando zona, e senza necessità di sintonizzare le stazioni (tutte le stazioni ricevibili sono disponibili sul ricevitore e selezionabili con un menu), tutte cose particolarmente utili nell'ascolto in auto. Inoltre il numero di radio o di trasmissioni può aumentare sensibilmente (fino a 4 volte).

Lo standard DAB può essere usato anche a casa, sostituendo i sintonizzatori FM Hi-Fi (ormai in disuso in Italia, causa scarsa qualità della radiodiffusione) con modalità simili alla ricezione radio via satellite, ma qualità teoricamente superiore grazie alla possibilità di disabilitare la compressione (se tale possibilità sarà effettivamente applicata anche in Italia).

Le funzionalità disponibili a livello 2 (PAD: Program Association Data) e livello 3 (NPAD: No Program Association Data) sfrutteranno invece la possibilità di inviare anche informazioni aggiuntive non di tipo audio (testi o immagini, anche in movimento) sul display del ricevitore, una evoluzione dell'attuale RDS (Radio Data System). Rispetto a questo sistema però le informazioni possono essere molto più ampie. Nel primo caso sono tipicamente nomi delle canzoni e degli interpreti e altre informazioni associate al programma in corso, nel secondo caso informazioni non associate ad esso, quindi tipicamente pubblicità (ahi). Non è chiaro come può essere gestito l'uso in auto di queste informazioni, che evidentemente possono costituire una pericolosa distrazione per chi guida, né quale possibilità di successo possa avere la pubblicità veicolata in questo modo a casa (evidentemente l'ascoltatore può spegnere il display).

Lo standard T-DMB

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L'affermazione piuttosto lenta dello standard DAB ha aperto gli spazi per standard alternativi. Quello che riveste il maggiore interesse nella situazione italiana è il T-DMB (Terrestrial-Digital Multimedia Broadcasting). Infatti dal 1 febbraio 2007 la RAI, con il supporto del gestore della rete Rai Way, ha iniziato una sperimentazione di questa soluzione alternativa. Si tratta di uno standard di origine coreana, che costituisce uno sviluppo tecnologico del DAB (o T-DAB).

Naturalmente questo cambio di strategia pone numerose domande, alle quali cerchiamo di dare prime sintetiche risposte.

Che fine fa il DAB?
Niente paura, il nuovo standard è compatibile con il precedente, quasi completamente. I nuovi ricevitori (in primis autoradio) possono ricevere anche trasmissioni T-DAB, e le trasmissioni T-DAB possono essere trasmesse, in parallelo a quelle T-DMB, sulla stessa rete. Si deduce quindi che la possibilità di continuare ad utilizzare gli attuali ricevitori T-DAB è limitata alla volontà delle stazioni di radio, ed è di conseguenza limitata nel tempo. In pratica il mondo DAB si sta convertendo al nuovo standard e, non a caso, la stessa organizzazione WorldDAB ha già cambiato il proprio nome, con decisione unanime, in WorldDMB.

Perché uno standard coreano? Come si pone l'Italia rispetto all'Europa?
Gli standard sono in realtà più d'uno, anche se fanno parte della stessa famiglia, ed esiste anche uno standard europeo, sempre basato sullo standard trasmissivo già utilizzato nel DAB (si chiama DAB-IP). La Rai ha scelto quello coreano, come anche gli operatori tedeschi, mentre il Regno Unito si sta orientando su quello europeo. In Germania e in UK la situazione è però molto diversa perché una rete e utenti DAB esistono già e sono anzi la maggior parte del mercato.

Come si pone la sperimentazione rispetto alla legislazione italiana?
Siamo ai primi passi. Il garante ha lanciato a novembre una consultazione sul posizionamento rispetto ai nuovi standard, mentre nulla si sa al momento sulla disponibilità di frequenze, dove però esiste una competizione con standard di trasmissione a forte rilevanza economica, ci riferiamo in particolare al Wi-Max.

Che tempi si prevedono?
Per i motivi accennati sopra, i tempi della regolamentazione potrebbero essere non brevi. In ogni caso sarebbe necessario un salto tecnologico su tutto il parco ricevitori (in maggioranza autoradio) con i vincoli del caso, aumentati dal fatto che la maggior parte delle auto in vendita negli ultimi anni ha una autoradio di serie, fissa (ovviamente nella maggioranza dei casi né DAB né T-DMB, ma analogica).

Che relazioni ci sono con il mondo dei telefonini?
Il nuovo standard è stato pensato proprio (come il DAB da cui proviene) per la connessione con terminali mobili (le autoradio), è quindi molto adatto anche per ascoltare la radio sul telefonino. Da notare anche che il canale video associato sul telefonino è assai più utile che sull'autoradio. E' quindi un'alternativa, già reale in Corea, allo standard DVB-H, di derivazione dal DVB-T (o DTT), lo standard per la televisione digitale terrestre, sviluppato invece per terminali soprattutto fissi (i televisori). E' una realtà perché in Corea e per il mercato coreano sono già prodotti e venduti molti modelli compatibili T-DMB (LG, Samsung e anche Motorola).

Vedi anche: Sintesi dello standard (da www.italia.gov.it )

La consultazione Agcom

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Per i motivi accennati in precedenza la transizione verso il digitale terrestre nella radiofonia italiana è rimasta sostanzialmente ferma dopo l'avvio del 2004. Un ulteriore elemento di complessità è stata la proposta di standard alternativi, una ulteriore frammentazione che si aggiungeva al fronte delle radio, per i diversi interessi e obiettivi del gestore nazionale (RAI), dei network nazionali (associati in maggior parte per questo obiettivo nel Club DAB Italia) e delle piccole emittenti locali (Aeranti-Corallo).

L'Autorità garante per le comunicazioni (Agcom) ha quindi deciso a fine 2006 (vedi anche in precedenza) di lanciare una consultazione (delibera 665 del 23/11/2006) rivolta a tutti i soggetti interessati per acquisire elementi utili a individuare lo standard (o gli standard) più adatti al nostro paese e la soluzione migliore per reperire le frequenze necessarie alla sua diffusione.

La consultazione si è chiusa a novembre 2007 con un ampio documento, che include anche un interessante rilevamento della situazione della radio digitale terrestre nei principali europei, e una rassegna degli standard nel frattempo disponibili nel settore, in alternativa o evoluzione del DAB.

I soggetti interessati, che hanno risposto, sono essenzialmente radio e consorzi di radio italiani (in molti casi sia produttori di contenuti sia proprietari della rete di trasmissione) e stranieri (evidentemente interessati al nostro mercato) e produttori di tecnologie.

Le risposte non sono univoche, e riflettono i diversi interessi in gioco. In particolare i grandi network nazionali sono contrari a una transizione che coinvolga l'attuale rete FM, che considerano "stabilizzata" grazie ai loro ingenti investimenti (in realtà è ancora un grande caos). Evidentemente le frequenze faticosamente conquistate e difese sono un asset irrinunciabile. I piccoli sono invece preoccupati dagli investimenti e dalla prospettiva che molte radio sarebbero costrette a chiudere. La RAI è preoccupata da investimenti aggiuntivi a quelli già ingenti che le sono stati imposti dall'autorità politica per il passaggio (peraltro anch'esso assai lento) alla televisione digitale terrestre.
Per quanto riguarda la scelta della tecnologia i grandi (Club DAB Italia) propongono addirittura di lasciar scegliere al mercato, e di attuare politiche che spingano i produttori a offrire piattaforme multi standard. Giusto, apparentemente, ma normalmente le transizioni ad un nuovo standard non si fanno così, hanno bisogno di un riferimento preciso ed unico, senza il quale i clienti non si muovono (vedi SACD versus DVD-Audio). L'impressione è che nessuno dei soggetti rispondenti ha grande intenzione di spingere, a parte gli attori esterni (Digital One, UK, e consorzio tra le radio australiane, ad esempio).

Puoi leggere qui Gli esiti della consultazione Agcom.

Un tentativo di previsione

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La lettura del documento della Agcom e la osservazione della realtà delle radio italiane e delle proposte dei produttori di tecnologia confermano le previsioni che facemmo quasi due anni fa. La radio non ha una massa critica sufficiente in Italia per smuovere gli interessi politici ed economici necessari ad una impegnativa operazione di transizione, resa peraltro più complessa da una serie di alternative tecnologiche e dalla oggettiva necessità di convergere verso una sola di esse.

D'altra parte nel settore radio la spinta è assai ridotta anche in Europa. L'unico paese a transizione ormai conclusa è il Regno Unito. La Germania ha una situazione di rete molto avanzata (copertura dell'80% della popolazione) ma una diffusione effettiva ancora piuttosto ridotta a livello di nazione, e soprattutto molto difforme tra lander (è uno stato federale). La Francia ha in corso studi e sperimentazioni, come noi, ma una diffusione altrettanto ridotta.
Non esiste in definitiva una spinta a livello europeo comparabile a quella messa in campo per la televisione digitale terrestre.

E' prevedibile quindi che il settore si muoverà al digitale solo dopo la stabilizzazione della DTT, e la conseguente disponibilità di frequenze libere (se qualcuno non le utilizzerà prima, vedi Wi-Max) e di tecnologia a minore costo (rete e apparati). Uno scenario di transizione che vede come prospettiva, quindi, il 2012-2015. Fino a quella data FM e RDS continueranno a essere il riferimento principale. Forse accompagnati da sperimentazioni in tecnica digitale. E continuerà, purtroppo, il caos nell'etere radio e la assenza quasi totale di una offerta musicale di qualità veicolata sul mezzo radio.

Forse arriverà prima la DRM (Digital Radio Mondiale) in onde medie e corte, sostituta della vecchia modulazione di ampiezza, e quindi in territorio abbandonato (e libero) in Italia.

 © Alberto Truffi -  Musica & Memoria Settembre 2008

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