| Radio pirata, radio libere, radio private |
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Dalle radio pirata alle radio libere |
La musica è legata strettamente alla
radio, che è tuttora il principale mezzo di diffusione e di conoscenza delle novità
musicali, anche se Internet
è il futuro e ormai anche il presente. La radio che ha avuto la sua massima
stagione di seguito e di successo nell'era delle
radio
libere.
Che in realtà hanno iniziato il loro viaggio come radio pirata, perché trasmettevano
eludendo esplicitamente la legge, in modo un po' temerario, semi-legale, fuori
dai confini e dalle acque territoriali, era l'avventurosa vicenda delle radio
off-shore degli anni '60, che poi
sono diventate radio libere, sempre alternative, ma
che sfruttavano le aperture e le possibilità offerte dal vento di libertà e di
anarchia degli anni '70, ma che col tempo sono diventate semplicemente
radio private, nel senso proprio di "imprese
private", sempre meno interessate alla libertà e sempre più al profitto,
premessa per la sopravvivenza.
Le radio, private o libere che siano, fanno parte del panorama musicale, sono il nostro accompagnamento, soprattutto quando viaggiamo in macchina, e facciamo zapping con i segni + e - tra una radio e l'altra, non appena parte la pubblicità. La radio, certo, è diventata col tempo un mezzo di minore importanza, quasi residuale dal punto di vista economico, rispetto alla televisione. È un mezzo di informazione e di intrattenimento che trova la sua principale ragione di utilizzo in mobilità, e in generale quando si possono utilizzare soltanto le orecchie, mentre tutti gli altri sensi sono occupati nel guidare o nel fare altre cose. Ma è così efficace che anche i più moderni telefonini con vocazione all'intrattenimento non mancano mai del loro sintonizzatore FM.
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Gli investimenti per realizzare una
radio sono stati ingenti fino a non molti anni fa, e quindi alla portata soltanto
di
grandi organizzazioni. Nei primi tempi della radiofonia quindi le radio erano
soprattuttostatali, anche se negli Stati Uniti d'America già negli anni '40, organizzare e
mettere in piedi una radio era un investimento alla portata anche di
imprenditori di medie capacità finanziarie. Quindi iniziò, complici anche la
libertà di azione garantita dalla costituzione americana, la struttura federale
e la estensione del territorio, una proliferazione di radio libere, cioè di
radio indipendenti, nel caso americano, dalle grandi reti nazionali. |
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In Italia in Europa le cose erano piuttosto diverse. In Italia, dove peraltro la radio è stata inventata, come noto, da Guglielmo Marconi, le trasmissioni regolari sono iniziate ai tempi del fascismo e, anzi, proprio la radio è stata il mezzo principe di diffusione della propaganda del regime, che organizzava radiodiffusioni pubbliche nelle piazze dei discorsi del Duce, a beneficio di chi non aveva l'apparecchio in casa. |
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Dopo la guerra la radio è
ripartita come strumento di intrattenimento, anzi il principale mezzo di
intrattenimento, assieme al cinema, almeno fino alla definitiva
affermazione della televisione nei primi anni '60. |
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Esisteva poi la filodiffusione, che in realtà non era radio, ma una trasmissione via doppino telefonico di programmi musicali su tre o quattro canali tematici (classica, leggera, un po', in piccolo, come il servizio radio fornito dai canali satellitari attuali o dai canali radio internet), sempre gestita dalla RAI. |
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La filodiffusione non era hi-fi, ma almeno era stereofonica, a differenza della radio, che in Italia rimaneva monofonica sia sulle onde medie (dove non si poteva fare altrimenti) sia sulla modulazione di frequenza, che consentiva una maggiore qualità e che in USA già negli anni '50 era trasmessa in stereo, e garantiva una qualità della musica riprodotta al livello degli LP e dei giradischi di allora, o addirittura superiore. |
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Già dagli anni '60 la radio in
Italia era meno centrale di dieci anni prima, in quanto la televisione si
stava velocemente diffondendo in tutte le case; sempre meno numerose erano
quindi le famiglie che, come avveniva dieci anni prima, si riunivano alla
sera attorno agli apparecchi radiofonici a sentire i
"radiodrammi" (le telenovele per radio) o le trasmissioni di
intrattenimento. La radio rimaneva però un mezzo di svago importante, in
quanto la televisione all'epoca non trasmetteva tutto il giorno, ma
praticamente solo dal primo pomeriggio, con le trasmissioni per i ragazzi, fino
a mezzanotte circa, con la famosa "fine delle trasmissioni", che
inquadrava con una carrellata interminabile una antenna gigantesca, con il
sottofondo della ouverture del Guglielmo Tell
di Rossini. |
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La radio era rigidamente controllata dall'unico gestore, ovviamente, e gli elementi musicali e di costume degli anni '60 erano recepiti in maniera minima e attentamente filtrata, riflettendo un orientamento tra il conservatore e il moralista ,tipico della direzione RAI di allora (il mitico Bernabei), che vedeva con sospetto i complessi beat con i capelli lunghi e gli atteggiamenti vagamente trasgressivi che cominciavano a affacciarsi. (Vedi: la RAI e la censura). |
La situazione in Europa era più o meno analoga a quella del nostro paese: radio statali, rigidamente controllate, tra le quali spiccava per qualità e professionalità la famosa BBC inglese, e naturalmente, si potevano osservare tempi diversi tra paese e paese nel passaggio di testimone tra la radiofonia e la televisione come strumento di diffusione (broadcast) principale.
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A differenza degli Stati Uniti, dove non c'era alcun monopolio o concessione
statale da violare, ma solo un problema di accesso a finanziamenti sufficienti e
di registrazione e omologazione all'ente tecnico regolatore delle attrezzature,
in Europa per trasmettere via radio, senza essere il gestore statale, bisognava
violare la legge. D'altra parte però la premessa per nuovo mercato c'era, tanta
musica alternativa che esplodeva, sulla scia del successo planetario dei Beatles
e dei Rolling Stones, tanta voglia da parte dei giovani di ascoltare
musica al di fuori delle fasce orarie prestabilite e di sentirsi parte di un
circuito diverso e alternativo a quello degli adulti. |
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Una radio Westinghouse a valvole di fine anni '50 |
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La radiotrasmissione però era rigidamente regolamentata e le frequenze, limitate e date in concessione, erano controllate, se non dall'esercito, almeno dalla polizia (la Polizia postale, in Italia). Alcuni imprenditori inglesi però violarono l'embargo ad inizio anni '60, nel 1964 per la precisione, ebbero infatti l'idea di trasmettere utilizzando navi ancorate fuori dalle acque territoriali inglesi, sfruttando il fatto che le onde radio non conoscono i confini. Era la mitica Radio Caroline. Una radio pirata quindi, che agiva in mezzo al mare, aggirando ingegnosamente la legge. |
E tutto ciò avveniva non
a caso nella Inghilterra della swingin' London,
il paese allora più brillante e più all'avanguardia d'Europa e forse del
mondo, e quindi più insofferente delle gabbie e delle restrizioni.
E questa nuova radio si affiancava alle trasmissioni ospitate da altri paesi,
per aggirare i divieti, come Radio
Luxembourg (che trasmetteva ovviamente dal Lussemburgo) e ad
altre che si aggiunsero, perché il successo naturalmente fu grande, da subito.
Trasmettevano in inglese,
ma soprattutto trasmettevano musica, che è un linguaggio universale, che
abbatte le barriere linguistiche, avevano bisogno di musica per riempire le
trasmissioni, ed erano quindi strettamente connesse ad una industria
discografica, allora decisamente aperta al nuovo.
La radio ufficiale inglese, la BBC, peraltro
non rimase a guardare, e rispose con trasmissioni dedicate ai giovani (come Saturday
Club e Ready Steady Go!), dove
debuttarono sia i Beatles sia i Rolling Stones.
Se durante la guerra gli italiani sentivano le notizie dal mondo libero tramite Radio Londra, che trasmetteva in italiano per le zone occupate dall'invasore tedesco, ovviamente ora si poteva, con apparecchi potenti, sentire Radio Caroline o Radio Luxembourg (soprattutto la seconda).
La radio in Italia nel frattempo continuava ad essere rigidamente controllata, esisteva una commissione di ascolto, in pratica una commissione di censura che stabiliva cosa poteva essere trasmesso e cosa no, non potevano essere trasmesse ad esempio le canzoni di Fabrizio De Andrè, in quanto trattavano temi non adatti o usavano parole non consentite, una sola canzone era ammessa, era "Fila la lana", ma erano proibite sia quelle licenziose come Re Carlo, oppure quelle poco rispettose dell'ordine costituito, come "Il gorilla", così come quelle antimilitariste, come "La guerra di Piero", ma erano al bando anche canzoni che in qualche modo uscivano dal perbenismo, anche di autori notissimi, come Domenico Modugno, proibitissima la sua canzone "Nuda", dedicata peraltro alla moglie (vedi: La RAI e le canzoni oscurate).
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Esistevano naturalmente trasmissioni specializzate per far conoscere le novità discografiche, collegate all'industria del settore, come ad esempio"Il discobolo", una trasmissione curata dal giornalista Vittorio Zivelli, celebrata nella canzone "Rollo & his Jets" di Francesco De Gregori: erano di solito piazzate in orari strani, riempitivo, e sempre troppo corte, per esempio Il discobolo presentava in tutto un pezzo straniero al giorno. |
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Un sintonizzatore a valvole anni '60: il Fisher FM-100 del 1962 |
Ma la spinta della nuova cultura era
troppo forte anche per la radio italiana, fino ad allora totalmente controllata
dal partito cristiano e, in parallelo al primo centro-sinistra negli anni '60,
qualche segno di rinnovamento venne introdotto. Così iniziarono a fine degli
anni 60 le due trasmissioni storiche, prototipo per molte di quelle successive,
vale a dire Bandiera
gialla e Per_voi_giovani, entrambe uscite dalla fantasia di Gianni
Boncompagni e Renzo Arbore in
seguito anche al centro del grande successo di
Alto gradimento.
Un altro benemerito della diffusione della nuova musica era stato
anche Adriano Mazzoletti, in realtà
all'origine un curatore di trasmissioni di musica jazz, che iniziò a fine anni
'60 a curare trasmissioni dedicate al rock (Disc jokey,
1966), anche più avanzate di "Per voi
giovani" in quanto a musica trasmessa.
Non se ne sospettava neanche
l'esistenza, mettere su una radio sembrava ai più un'impresa fuori dalla portata di chi
non controllasse perlomeno un governo, se ne sentiva parlare le prime volte
proprio a Per voi giovani, per esempio dal grande Herbert
Pagani, che spesso collaborava alla trasmissione; inviato in Cile,
allora nella breve stagione del governo di Salvador
Allende, con il suo stile entusiasta, Pagani
ne parlava come di un paese pieno di libertà, e per provarlo faceva sentire un
nastro registrato dalla radio della sua macchina a noleggio, girando le sintonia
e sintonizzando una stazione dopo l'altra. Sembrava una cosa fuori portata da
noi, dove girando la manopola della FM di radio se ne trovavano sì e no 4
(quelle della Rai più Radio Vaticana) oltre a qualche radio estera che
cominciava a trasmettere per l'Italia in certe zone, come
Radio
Montecarlo nel Nord-Ovest e
Radio
Capodistria nel Nord-Est. Eravamo un buon esempio di libertà negata (ma mancavano
solo due o tre
anni all'esplosione).
Perché il tappo saltasse mancavano solo due cose, una tecnologia alla portata,
se non di tutti, di molti, e una spinta che travolgesse i controlli e la
legalità.
Due cose che sembravano difficili da realizzarsi, ma che arrivarono puntualmente a metà degli anni '70.
Sul lato tecnico la strada venne aperta dalla cosiddetta banda cittadina (Citizen Band o CB): rice-trasmettitori radio di bassa potenza (e bassa qualità) che avevano sostituito, o per meglio dire integrato, il piccolo popolo dei radioamatori.
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I
radioamatori infatti esistevano da sempre, da decenni, ed erano gli unici
che potevano trasmettere via radio in modo privato, erano però
strettamente regolamentati e censiti, erano quegli appassionati con antenne enormi,
di grande costo, che facevano a gara fra di loro a chi riusciva a mettersi
in contatto con paesi remoti, l'Argentina, l'isola di Pasqua, o magari a
captare le trasmissioni degli astronauti nello spazio. I radioamatori
erano censiti e conosciuti della polizia postale, regolamentata la loro
attività. |
La regolamentazione era carente, in pratica il CB era vietato, o almeno una stazione CB doveva essere trattata come quella di un radioamatore, ma la spinta congiunta dei produttori, che volevano vendere gli apparati, degli esempi stranieri, dove era utilizzata già, della esigenza degli utenti, camionisti in primo luogo, del generale momento sociale, fece saltare tutte le regole, e i CB proliferarono, occuparono le frequenze parlando uno sull'altro e sovramodulando per farsi sentire, mentre le autorità alzavano le mani e facevano finta di non vedere, bastava evitare almeno di occupare le frequenze della polizia.
A questo punto il passo successivo era quasi naturale, passare dalla comunicazione uno a uno alla comunicazione uno a molti, cioè broadcast; gli apparati non erano molto diversi, produttori e distributori e negozi più o meno gli stessi, l'antenna doveva essere più grande e gli investimenti un po' superiori, ma ormai ci eravamo, e la tolleranza delle autorità travolte dai CB garantiva la impunità.
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Per aprire
una radio libera quindi bastava a questo punto un amplificatore, anche da
pochi watt, una frequenza libera (cioè non ancora occupata da un'altra
radio), un'antenna, alcune elettroniche non molto costose (mixer,
microfono, cuffie, giradischi, registratore a cassette, eventualmente a
bobine) e soprattutto un gruppo di amici disposti a coprire le
ventiquattrore della giornata, o perlomeno la maggior parte di esse,
perché la prima differenza con la radio ufficiale era che la
radio libera era sempre disponibile e sempre pronta a farti compagnia, e
soprattutto, se la frequenza era lasciata libera anche per mezz'ora,
veniva occupata da qualche altra radio. |
In pochi anni, o forse pochi mesi, tutte le frequenze disponibili, almeno nelle grandi città, vennero occupate da decine di radio libere, anzi non era frequente il caso di frequenze occupate da due radio, di radio che trasmettevano volutamente fuori dalle regole, in sovramodulazione, per sopravanzare le altre radio vicine e che, anche in un'area contigua, trasmettevano sulla stessa frequenza. Alla fine arrivò anche la copertura legale, dopo i sequestri e i tentativi di fermare il fenomeno dei primi mesi, grazie ad una storica sentenza della Corte Costituzionale che stabiliva la fine del monopolio (in ambito locale).
Per coprire le ventiquattro ore, naturalmente, la musica era fondamentale. Sarebbe stato difficile riempire il palinsesto soltanto con trasmissioni autoprodotte, con inchieste giornalistiche o con tutte le altre tipologie di trasmissioni che faceva tipicamente la radio di Stato, quindi il palinsesto della radio libere era essenzialmente costituito da musica di vari generi e stili, strutturata per rubriche (la rubrica di musica classica e di jazz, l'immancabile rubrica di musica lirica, e così via), naturalmente tanto rock, tanti cantautori, e la musica del momento. E niente diritti d'autore. |
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Un classico sintonizzatore degli anni '70: il McIntosh MR78 del 1972 |
Ma c'era anche qualcosa che la radio ufficiale non poteva permettersi o permettersi solo in parte, e che le radio libere sfruttarono sino in fondo, la comunicazione bidirezionale attraverso la sinergia con il telefono: le trasmissioni con gli ascoltatori, figlie delle trasmissioni ufficiali come "Chiamate Roma 3131", ma ora molto più capillari, perché il bacino di ascoltatori si era concentrato a livello locale, fino all'estremo limite delle rubriche di saluti tra parenti e amici che si scambiavano il ruolo di conduttori e ascoltatori ("...un saluto a zia Pina, a nonna Maria che si riprenda presto ...").
Per approfondimenti: Le prime radio in
Italia / La
normativa e il censimento delle
radio libere in Italia nel 1976
Dopo le prime radio
"libere", che in realtà trasmettevano dall'estero, anche se erano
orientate all'Italia, come le celebri Radio Montecarlo e Radio Capodistria
citate prima (entrambe in italiano), iniziarono così le
trasmissioni in quegli anni le radio poi divenute storiche, in alcuni casi attive tutt'ora (come
i conduttori). A Roma c'erano Radio Blu,
Radio Elle e Radio
Città Futura, a Milano Radio Milano
International e Radio Popolare,
a Bologna Radio Alice, a Napoli
Radio Napoli City. (Vedi il
censimento del '76 e le
prime radio a Roma).
Quella stagione venne celebrata da Eugenio
Finardi con la canzone "La radio", che enfatizzava la radio come strumento
di informazione libera e "non invasiva", ed esprimeva l'entusiasmo per
un nuovo strumento di comunicazione. La stessa stagione celebrata dal film di Luciano
Ligabue "Radio Freccia".
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Naturalmente la economia ha le sue leggi, che nel nostro mondo sono difficili da eludere, e nel breve volgere di qualche anno il volontariato si è esaurito o di molto ridotto, ed i costi di gestione, seppur bassi, hanno messo in crisi le prime radio, e le hanno costrette a diventare imprese commerciali. Qualcuna ha tentato di resistere chiedendo agli ascoltatori una sorta di canone. Ma una legge economica dice che se un bene o servizio viene dato gratis, in seguito è difficile, se non impossibile, farlo pagare (e questo è un elemento di riflessione per chi vuol fare pagare servizi su internet). Quindi queste iniziative si sono rivelate palliativi, e le radio rimaste sono state o quelle poche realmente basate sul volontariato, come Radio Onda Rossa o Radio Maria, o quelle diventate imprese commerciali, orientate quindi a vendere gli ascoltatori agli inserzionisti pubblicitari. Così diventando apripista delle ben più consistente esplosione della TV commerciale, anch'essa figlia di quella stagione di libertà. |
La selezione tra le radio però non è
stata tale da liberare le frequenze, e l'affollamento radiofonico degli inizi è
rimasto poi cristallizzato per sempre, insieme alla confusione e alla
sovrapposizione di frequenze, regolamentate dalla legge Mammì degli anni '80,
ma tutt'ora in attesa di applicazione.
Teoricamente la musica
che una radio intendeva trasmettere
doveva essere comunicata alla società autori ed editori (la mitica
SIAE),
a cui doveva essere spedita la scaletta di ogni giorno di trasmissione, e in
seguito dovevano essere versati i diritti per le trasmissioni.
Naturalmente nessuna radio libera si sognava di versare diritti, anche perché
in generale erano autofinanziate e chi vi lavorava, non solo lavorava
gratuitamente, ma contribuiva anche ai costi fissi della radio, che erano poi
soltanto attrezzature (antenna e altro) e costo dei locali, se non si era
ospitati da qualche organizzazione.
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Insomma la situazione di allora era simile a quello di ora su Internet, le radio musicali erano come i siti che archiviano e distribuiscono MP3. Le case discografiche però avevano allora un comportamento ben diverso, non facevano alcuna battaglia contro le radio libere, ma anzi mandavano dischi gratis alle radio appena appena affermate. Evidentemente ritenevano, a differenza di ora, che il mezzo migliore per promuovere la musica sia farla conoscere (!). |
Naturalmente, dove prima trasmettevano
tre radio, più Radio Vaticana e
Radio Montecarlo,
Radio San Marino e
Radio
Capodistria (e queste ultime tre "straniere", non ricevibili
in tutta Italia) ora
trasmettevano magari 100 radio, e mentre le trasmissioni musicali sulle radio di
stato arrivavano a due o tre ore al giorno, le radio libere coprivano con la
musica (trasmissioni o nastri pre-registrati) magari l'ottanta per cento della
programmazione. Insomma una moltiplicazione delle trasmissioni di musica, una
moltiplicazione dei generi di musica trasmessi, una moltiplicazione dei
musicisti che trovavano uno sbocco su una qualche radio, e quindi un aumento
della vendita di dischi, della copia di dischi, allora su cassetta, insomma la
stessa situazione di ora, con le radio al posto di Napster o Winmx o eMule o
LimeWire, le cassette
al posto dei CD-ROM e dei masterizzatori.
L'unica differenza è che ora le vendite di dischi diminuiscono del 10% all'anno
mentre allora aumentavano in percentuale anche maggiore, evidentemente c'è
qualcosa di diverso, è possibile che il motivo sia la mutata politica delle case
discografiche oppure è il mercato della
musica che è radicalmente cambiato.
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Com'è finita (ovvero: la radio, oggi) |
In realtà non è finita nel senso che le radio sono sempre 100 in ogni grande città, cioè tutte quelle che riescono ad entrare nelle frequenze lasciate libere, le radio sono ancora in attesa di regolamentazione, si aspettano da anni nuove tecnologie risolutive (il DAB o oppure il T-DMB) che però in Italia rimangono sperimentali per sempre. E' cambiata però la tendenza, l'espansione si è fermata, perché le radio libere hanno in realtà fatto da apripista a qualcosa di molto più profittevole dal punto di vista commerciale, vale a dire le televisioni private, che non a caso nessuno ha chiamato mai libere, che hanno drenato la raccolta pubblicitaria togliendola alle radio (e alla stampa), fermandone così la espansione.
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Ora nessuno pensa più alle radio come radio libere, ma solo come radio commerciali. E purtroppo le esigenze commerciali hanno livellato lo standard verso i gusti musicali più comuni, e hanno allontanato ogni velleità di sperimentazione. La porzione ridotta del mercato pubblicitario (intorno al 4%) rende molto critico il raggiungimento della soglia minima di sopravvivenza, possibile solo per musica e programmi di vasto ascolto, rendendo la vita difficile a stazioni specializzate in generi meno popolari (jazz o classica), abbastanza comuni in altri paesi (vedi ad esempio la popolare TSF Jazz in Francia). |
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La Tivoli Audio Model One, progettata da Henry Kloss, la migliore radio analogica in commercio. |
Le radio private replicano in
definitiva tutte lo stesso modello, una rotazione delle stesse venti-trenta
canzoni, la cosiddetta heavy rotation,
a gruppi di tre, due minuti pubblicità, qualche scherzo del conduttore di
turno, secondo lo stile della trasmissione della Rai Supersonic
di parecchi anni fa, il notiziario (in pillole) ogni ora, ormai prodotto
da agenzie specializzate in contenuti (Area) che lo forniscono alle radio, le trasmissioni
sponsorizzate. Il tutto però controllato e meccanizzato tramite un sistema
computerizzato chiamato
Selector,
utilizzato praticamente da tutte le emittenti maggiori. |
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Nei primi anni del decennio 2000 la radio continua ad essere un sistema di comunicazione e di intrattenimento molto utilizzato. Oltre il 70% della popolazione italiana ascolta la radio in media una volta al giorno e fino all'85% accende e ascolta la radio almeno una volta alla settimana (vedi i dati Audiradio riferiti al 2004). L'ascolto prevalente è in auto, altre modalità di ascolto sono in mobilità (con radio portatili in cuffia o integrate in telefonini o lettori MP3), come sottofondo in uffici e negozi, come compagnia a casa durante impegni incompatibili con la visione televisiva (anche se molti usano la televisione come sottofondo sonoro). |
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L'ascolto è molto frammentato a causa del grande numero di emittenti. Il sistema di rilevazione Audiradio raccoglie i dati per circa 200 stazioni sia nazionali sia locali, la più ascoltata (RAI Radiouno) raccoglie non più del 10% degli ascolti (dati 2004, sono rimasti pressoché stabili negli anni successivi), e la 15a (Radio 24) è già al 2,2%. E' presente comunque una concentrazione sulle stazioni maggiori, che ovviamente sono network nazionali, le prime 15 raccolgono circa il 65% degli ascolti totali. La frammentazione, in presenza di investimenti pubblicitari residuali sul mezzo radio (circa il 4%) è un altro elemento di debolezza del settore. I processi di concentrazione (che pure ci sono stati) sono rallentati per la stessa ragione: la raccolta pubblicitaria relativamente scarsa non fornisce mezzi finanziari sufficienti per affrontare le acquisizioni. |
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L'avvento di Internet ha rappresentato, infine, un ulteriore elemento di complessità, introducendo una ulteriore alternativa per gli inserzionisti, anche se il target si sovrappone solo in parte con quello tradizionale della diffusione radiofonica. |
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Approfondimenti: Gli ascolti in Italia nel 2004 / Le prime radio libere |
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Il futuro 1: la radio digitale terrestre |
La radio è nata con la tecnologia analogica in modulazione di ampiezza, per passare poi alla modulazione di frequenza negli anni '50 e '60, che consentiva una migliore qualità e anche la diffusione in stereo. Come per tutti gli altri media anche per la radio sono stati sviluppate delle soluzioni tecnologiche che utilizzano la tecnologia digitale, con vantaggi in termini di prestazione e consumi (di banda).
Le nuove funzionalità dello standard più accreditato (DAB: Digital Audio Broadcasting) risiedono essenzialmente nella facilità di selezione, tramite menu e sotto-menu, nella visualizzazione del nome della canzone e di altre informazioni sulla trasmissione, mentre l'aumento di qualità risiede soprattutto nella eliminazione dei disturbi e delle sovrapposizioni e nella ampiezza di ricezione, mentre la qualità dell'ascolto non è superiore (è uno standard che prevede la compressione del segnale).
In alcuni paesi europei (UK, Germania) la transizione è in corso ed è anzi ad uno stadio piuttosto avanzato (in UK). Negli Stati Uniti la situazione è diversa, e le caratteristiche del grande paese pongono in evidenza come successore designato della radio analogica la radio digitale satellitare.
In Italia la transizione era iniziata con piani molto aggressivi nel 2003-2004, spinta da un consorzio privato tra le emittenti (EuroDAB) ma si è poi totalmente bloccata, ed è rimasta a livello di trasmissioni sperimentali limitate ad alcune aree del paese. Le motivazioni sono di ordine economico (necessità di investimenti sia sulla rete sia sui ricevitori, in grande maggioranza in auto e di serie) e di ordine normativo (continui slittamenti del riordino delle frequenza). In più, in Italia proprio dal 2004 è iniziata la parallela e complessa iniziativa sulla televisione digitale terrestre (DTT) creando una concorrenza sulle disponibilità finanziarie, in particolare per l'emittente di stato RAI, e una focalizzazione dell'interesse di tutti i player del settore.
La situazione italiana è in movimento, e abbiamo
dedicato alla Radio digitale terrestre
una apposita sezione, con aggiornamenti.
La radio digitale (DAB
o
T-DMB) non è però
l'unica opzione per il futuro della radio analogica FM (o AM). Esistono almeno
altre due tecnologie che si candidano a fornire lo stesso servizio ma con mezzi
di trasmissione diversi: la radio su Internet e la
radio via satellite (alla quale si potrà
aggiungere la radio via televisione digitale terrestre).
La diffusione via satellite, estesamente utilizzata per
canali televisivi a pagamento, e particolarmente presente in paesi che per vari
motivi non si sono dotati di una estesa rete via cavo coassiale ad alta
capacità (tra cui l'Italia), consente anche, ovviamente, la
trasmissione di sola musica (o parlato).
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Tutti i bouquet satellite in pay-TV (in Italia ormai rappresentata dal solo operatore Sky, in una anomala situazione di monopolio seguita a quella che doveva essere la liberalizzazione del servizio) comprendono una offerta aggiuntiva di radio attraverso una serie di emittenti consorziate. Si tratta o di emittenti specializzate per genere, o della replica via satellite di canali già operanti in FM, che possono così raggiungere un insieme di utenti molto più ampio e virtualmente illimitato (è il caso di Radio Rock, o delle emittenti Radio RAI). I possessori di decoder universali (cioè non quelli noleggiati assieme al servizio Sky) e di antenne paraboliche orientabili o con doppia lente possono inoltre selezionare programmi radio su altri satelliti (nel caso dell'Italia l'alternativa è rappresentata solitamente da Eutelsat Hotbird) ampliando così la scelta. |
Per ascoltare i programmi occorre collegare un sistema di diffusione sonora (l'impianto Hi-Fi, o un coordinato) al decoder ed utilizzare lo schermo TV come display per la selezione dei canali. La selezione è in questo modo comodissima, e la trasmissione è ovviamente priva di disturbi e stabile. La qualità del suono è apparentemente elevata, ma in realtà, essendo utilizzate tipicamente tecniche di compressione del segnale, è inferiore a quella che era (ed è) ottenibile da un buon sintonizzatore FM collegato ad un buon impianto di antenna (e sintonizzato su una buona stazione).
La fruizione è però ben diversa da quella associata solitamente alla radio. Non è possibile portarsi la radio al bagno, o sentire un programma in varie stanze (magari ognuna dotata del suo apparecchio), meno che mai sentire i programmi in auto. L'uso che rimane perseguibile è quello di sottofondo nella stanza dedicata al decoder (la sala), escludendo che la famiglia si riunisca, come negli anni '30 e '40, ad ascoltare un programma in comune. Oppure può essere il classico sottofondo musicale per ambienti, sale d'aspetto, negozi e così via, magari mediante un impianto multi-room.
Un uso quindi decisamente innaturale e quindi fatalmente marginale, simile a quello della storica filodiffusione, che si riflette sulla varietà dei programmi che, quando non sono rilanci su satellite di canali già esistenti, sono tipici "pizzoni", cioè scalette di un numero anche elevato di brani di un genere, che si ripetono ciclicamente.
Il modello di business è tendenzialmente quello del servizio a pagamento, anche se attualmente si tratta di una sorta di addendum gratuito del servizio primario pay-TV, o di diffusione promozionale.
Anche il nuovo standard per la diffusione dei programmi televisivi in digitale (DTT: televisione digitale terrestre) in diffusione in tutta Europa (Italia compresa) con completamento previsto dello switch-over nel 2012, include la possibilità di veicolare trasmissioni radio. Un sistema analogo a quello visto in precedenza per la radio via satellite, con audio digitale compresso, che nella offerta attuale è utilizzato solo dal multiplex RAI. Gli unici canali trasmessi sono i tre nazionali di RadioRAI più i due canali della filodiffusione, residuo ostinato degli anni '60, oltre ad alcuni network nazionali privati.
Anche in questo caso, come per la radio via satellite, appare improbabile un utilizzo diverso dal semplice sottofondo o come sorgente di impianti multi-room, ed è altrettanto evidente un interesse assai scarso dei gestori per questa potenzialità offerta dal nuovo standard.
Mentre la radio digitale (DAB) sta celermente (UK, Germania) o faticosamente (Italia) conquistando il suo ruolo, alcuni operatori di settori contigui al settore radio, ma sinora da esso separati, stanno proponendo un nuovo standard. Più che una alternativa secca al DAB potrebbe rappresentare una soluzione complementare, o una soluzione ponte.
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Tutto nasce dai telefonini e dalla idea
di alcuni produttori (Nokia in primo luogo,
primo produttore al mondo nel settore)
di inserire nei modelli destinati al pubblico giovane un ricevitore FM a sintesi
digitale, e una cuffietta infraurale. Il telefonino diventa quindi in tal modo,
con costo minimo, un sistema di intrattenimento utilizzabile in mobilità,
alternativo al popolare walkman e ai suoi successori basati su CD e memorie
stick per file MP3. Con il nuovo standard Visual Radio, ideato dalla Nokia e per il quale la Hewlett-Packard (HP) ha sviluppato i sistemi di gestione per le stazioni radio, viene integrata alla diffusione via etere in modulazione di frequenza (che rimane inalterata) la gestione di informazioni e comunicazioni. (a lato: il modello Nokia N96) |
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Via connessione telefonica
(inizialmente con standard GPRS, o GPRS
potenziato - Edge - in seguito con UMTS)
vengono inviati sullo schermo del telefonino, in modo automatico, non
sollecitato, oppure interattivo, dietro comandi e richieste dell'utente,
informazioni quali il titolo e
l'autore della canzone, informazioni sul DJ, foto dei
cantanti, informazioni sui prossimi concerti in programma e quant'altro le radio
inventeranno. (a lato: il Nokia N79, un modello che include il supporto Visual Radio) |
Cosa c'è di nuovo rispetto al DAB e al vecchio RDS? La connessione, la efficacia e il legame con il commercio elettronico. L'invio di informazioni testuali è già possibile da tempo con l'RDS (Radio Data System), e le informazioni possono già diventare multimediali con il DAB, che supporta tecnicamente anche brevi filmati. La interazione è stata già realizzata artigianalmente da molte radio usando gli SMS e sistemi che li raccolgono su computer, li archiviano e li mostrano in sequenza ai conduttori in radio.
Quello che non è possibile sul DAB e sull'FM-RDS è la connessione esplicita degli ascoltatori, che continuano ad essere raggiunti in modalità "broadcast". Con Visual Radio invece l'ascoltatore deve connettersi, e quindi la stazione sa in ogni momento esattamente quanti ascoltatori ha. A differenza della radio su Internet (vedi dopo) questo sistema non impegna però la connessione (costosa) per la trasmissione, che avviene sempre con la economica tecnologia broadcast. Il canale di telefonia digitale GPRS (o UMTS) viene usato solo per i messaggi di servizio (informazioni sulla canzone ecc.) estremamente compatti e a costo marginale.
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Un elemento fondamentale per le stazioni radio commerciali, che potranno superare tecniche di sondaggio dalla attendibilità comunque opinabile (Audiradio in Italia) e proporre agli inserzionisti l'esatto ammontare dell'audience, e potranno anche regolare l'offerta in base ai riscontri di ascolto. |
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L'altro elemento distintivo è la efficacia e la utilità delle informazioni multimediali. Queste non sarebbero un di più di scarso interesse (o addirittura fonte di interferenza), come avviene nel DAB (il cui uso principale è in auto o a casa), ma un complemento fruibile e interessante, del tutto armonico con la tecnologia e la tendenza d'uso attuale del settore radiomobile, che vede affermarsi sempre più il multimediale (foto, videoclip, MMS). |
Infine Visual Radio può aprire la
porta (un'altra) al commercio della musica via rete. Infatti una delle funzioni
che potranno essere realizzate con i telefonini UMTS (e in parte anche ora con
GPRS-Edge) è lo scarico (download) di canzoni o videoclip direttamente sul
telefonino, magari della canzone ascoltata o del videoclip ad essa associato,
per fruirne in seguito in modalità walkman.
Per questo scopo il telefonino è uno strumento ideale, perché risolve tutti i
problemi di pagamento elettronico (evidentemente il costo della canzone verrebbe
detratto dal credito della scheda o dall'abbonamento) e perché può inglobare
la funzione attualmente svolta dai lettori portatili MP3 basati su memorie
stick.
Gli attori di questo nuovo ipotetico mercato dell'intrattenimento sono sostanzialmente tre, ma di primaria grandezza: Nokia, HP e Siemens.
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Nokia ha sviluppato lo standard e ha messo in produzione nel 2004 il primo terminale adatto a Visual Radio (il Nokia 7700), assieme a HP ha sviluppato il software di supporto per le stazioni, e assieme hanno avviato il servizio in partnership con una popolare stazione finlandese (Kiss FM). Siemens è pronta ad entrare nel mercato con i suoi nuovi telefonini integrati per la musica (XP-1 e XP-2) dotati di ampia disponibilità di memoria e quindi utilizzabili come lettori MP3. In Italia non esistono stazioni Visual Radio ma, a differenza del DAB, il passaggio a Visual Radio ha un impatto minimo, per le stazioni radio, rispetto a quello al DAB, è una funzione aggiuntiva che non modifica le attrezzature esistenti, si aggiunge solo una stazione trasmittente visual radio, la rete è già pronta ed è quella radiomobile digitale. |
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Nokia 7700 |
E' una tecnologia ponte destinata ad essere assorbita dal DAB o dalla radio su Internet? Teoricamente la rete UMTS potrebbe trasmettere anche la radio (come avviene attualmente su Internet) ma a costi comunque più elevati. La affermazione del DAB non cambierebbe la architettura di Visual Radio (semplicemente prenderebbe il posto della trasmissione broadcast FM, dovrebbero essere soltanto sviluppati ricevitori DAB abbastanza miniaturizzati da trovare posto nei telefonini, una sfida tecnologica sicuramente non difficile).
La domanda è quindi soltanto se i ragazzi (il target di età del nuovo servizio è 14-30 anni) troveranno interessante questa ulteriore possibilità di intrattenimento, e come si porrà rispetto al competitore, la musica digitale scaricata da Internet (iPod Apple e lettori MP3 in genere).
Aggiornamenti primavera 2005: Nokia con i partner dell'iniziativa sta spingendo per una diffusione del nuovo sistema di intrattenimento. In primo luogo si sono aggiunte due ulteriori importante emittenti europee (Virgin Radio in UK e FFH Hit Radio in Germania) ed è stato siglato un accordo con il network USA Infinity Broadcasting, forte di 185 emittenti locali. In secondo luogo sono stati annunciati nuovi apparati, la serie N (come New), compatibili Visual Radio e molto altro (per esempio il Nokia N91 ha una memoria interna da 4GB e una connessione USB 2.0 per utilizzarlo come lettore MP3/WMA/AAC, in alternativa ai lettori fascia alta come Apple iPod. |
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La radio satellitare mobile: il nuovo standard USA |
Ma la radio via satellite è vincolata al decoder e alla sua localizzazione fisica? Assolutamente no, una evoluzione della tecnologia lanciata in USA da qualche anno da due operatori (XM Radio e Sirius) consente una distribuzione capillare dei ricevitori e anche l'uso in mobilità grazie a una rete di ripetitori al suolo che rilanciano il segnale trasmesso dal satellite nelle aree coperte. I ripetitori sono stati piazzati in modo capillare dai due gestori nelle aree di maggiore interesse commerciale: le zone urbane e soprattutto le autostrade.
Questa tecnologia è particolarmente interessante negli Stati Uniti, dove nel settore radio esiste una situazione di monopolio da parte della rete Clear Channell (vedi dopo), ma con caratteristiche peculiari. Si tratta infatti di un enorme network di radio locali, mentre sono del tutto assenti radio FM o AM nazionali, a differenza di quanto avviene normalmente in Europa. Questo comporta che nei lunghi tragitti autostradali è impossibile rimanere sintonizzati sulle stazioni selezionate (prestazione consentita da noi in FM, almeno in via teorica, dalla tecnologia RDS: Radio Data System), e che viaggiatori che si recano in altri stati o città non possono ascoltare i loro programmi preferiti. |
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Questa situazione peculiare è alla base del buon successo delle due iniziative, entrambe a pagamento, che hanno raggiunto nel 2005 i 10,3 milioni di abbonati (3,3 Sirius e 6 XM Radio), con una penetrazione quindi analoga, in percentuale, a quella della TV satellitare in Italia. Sono in commercio radio portatili, tuner da casa e persino un modello specifico della formidabile Tivoli Audio (la migliore radio analogica in produzione, diffidare delle imitazioni cinesi) e modelli car-audio della Alpine (Alpine CDA-9820XM), della Clarion, della Panasonic e molti altri. Sono anche disponibili adattatori super-compatti per le autoradio esistenti (in particolare per quelle montate di serie) che evitano la necessità di cambiare l'impianto. |
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XM Radio (evidente la allusione alla sigla FM) trasmette (dati inizio 2006) su oltre 160 canali, dei quali circa 100 musicali, mentre Sirius conta su oltre 125 canali, dei quali 65 di musica. Entrambe le emittenti trasmettono senza pubblicità e quindi offrono un servizio del tutto alternativo alle radio commerciali (quindi essenzialmente Clear Channell, in USA) che punta alla qualità e alla indipendenza dagli inserzionisti. |
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I piani attualmente proposti prevedono abbonamenti intorno ai 13 $ / mese, con sconti progressivi per più ricevitori. |
Il logo della emittente satellitare XM Radio |
Potrà essere una alternativa, in Italia o in Europa, al DAB? E' improbabile, perché manca, da un lato, la spinta costituita dalla prestazione peculiare (canale unico nazionale) e dall'altro sono più elevati gli investimenti (ripetitori al suolo) a causa della diversa orografia del nostro continente (montagne e rilevi, quindi particolarmente difficile una eventuale applicazione in Italia) e della maggiore dispersione della popolazione in piccoli e medi centri.
Come funziona la radio via Internet lo
sa qualunque utente di un PC e di Internet Explorer, che propone nella schermata
di default un menu di radio.
Sono normalmente mostrate un gran numero di stazioni, suddivise per genere e
sotto-genere, con una scelta apparentemente molto vasta, secondo lo stesso
schema di servizio disponibile via satellite.
L'ascolto e' in bassa fedeltà (audio compresso e qualità primitiva del sistema
audio dei PC) e comporta un considerevole consumo di banda. In pratica e'
possibile solo con connessioni ADSL e superiori, a tariffa flat. Nel caso di
connessione a consumo i costi, per un ascolto prolungato, come e' tipicamente
quello via radio, sarebbero non comparabili con gli altri mezzi concorrenti (FM
e satellite). Se si utilizza la rete aziendale, l'IT manager potrebbe avere
obiezioni a sprecare banda (che si paga comunque) per un utilizzo non legato al
lavoro e per giunta sostituibile con qualsiasi radiolina FM. Di conseguenza
l'ascolto, nella gran parte delle organizzazioni, e' bloccato con vari sistemi.
Al momento non si vedono molti investitori disposti a scommettere su questo mercato, che dovrebbe competere erodendo la raccolta pubblicitaria delle radio, in Italia gia marginale (intorno al 4%).
Da considerare poi l'aspetto non marginale dei diritti sulla musica trasmessa. Le radio commerciali solitamente non hanno questo problema perché trasmettono quasi esclusivamente materiale promozionale fornito dalle stesse case discografiche. Per il resto si affidano a rimborsi forfetari alla SIAE.
E' evidente che tale strada potrà essere perseguibile solo dopo aver raggiunto un discreto bacino di utenza e aver così acquisito introiti pubblicitari. In caso contrario potrà essere usato solo materiale libero: quindi essenzialmente musica classica e jazz anteriore a 50 anni da oggi.
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Diverso il discorso per le radio no-profit, gestite da volontari. Qui il mezzo consente un ritorno alle radio libere anni '70, bassi costi di ingresso e grande libertà nella gestione dei contenuti (escluso quelli musicali, naturalmente). |
Si tratta del fenomeno nascente delle web radio, emittenti super specializzate che sono listate per l'Italia, per esempio, da Yahoo.
Viene da chiedersi se avranno un riscontro comparabile alle radio libere degli anni '70 e se saranno rilevanti in ambito musicale come quelle.
Sul secondo quesito (la rilevanza in
ambito musicale) la risposta
dovrebbe essere negativa, a parte il materiale non protetto per tutto il resto dovrebbe essere pagato il diritto di trasmissione
alla SIAE, cosa ben difficile per radio senza introiti.
E' possibile che agli inizi le case
discografiche chiudano uno o entrambi gli occhi, considerando l'audience
estremamente modesta, ma l'evasione dei diritti resta.
Cambierà questa situazione, qualcuna
di queste radio internet, profit o non, si affermerà e diventerà nota al di
fuori di un ristretto circolo di habitué o di navigatori casuali? Vale la
stessa considerazione che si può fare per i portali: solo attraverso una feroce
selezione e concentrazione. Ma i tempi della selezione non sono facilmente
prevedibili, perché non obbligata da
alcun vincolo esterno, come potevano essere i costi di gestione insostenibili,
nel caso delle TV o delle radio private degli anni '70 e '80.
Restano da citare, ma solo di corsa, i rilanci di trasmissioni radio FM su
Internet (segnaliamo Radio Rock
e TSF Jazz - in francese). Qui tutte
le considerazioni di costo, diritti ecc. sono superate dal fatto che sono già
stati risolti per la trasmissione primaria in FM. Internet e' in questo caso
soltanto un potente mezzo di comunicazione alternativo che consente di ascoltare
una emittente come Radio Rock, che trasmette musica non convenzionale nella zona
di Roma, anche dall'altra parte del mondo.
Il vecchio standard, il migliore disponibile negli anni '30 e '40, poi progressivamente soppiantato dalla modulazione di frequenza (FM) a partire dagli anni '50, che ci si aspetta sia in via di estinzione, almeno nei paesi evoluti.
A fronte di una minore qualità consente, grazie alle onde medie, una copertura maggiore e costi di impianto più bassi (a parità di copertura). Negli anni '70 sono stati fatti esperimenti per trasmettere sulla portante due canali e quindi diffondere in stereo, ma la competizione con la più performante FM li ha fatti abbandonare, almeno in Europa, prima della implementazione commerciale.
La qualità del segnale e la varietà delle trasmissioni in alcuni paesi europei (es. Germania) e' ancora adeguata (anche se non comparabile all'FM) e lo notiamo dal fatto che nelle autoradio, prodotte per più paesi, la banda AM è sempre presente. In Italia e' limitatissima (sia la qualità sia la varietà) e la intera banda AM sembra abbandonata. Se ne conoscono (o conoscevano) solo due usi: l'ascolto di stazioni radio di paesi confinanti (nord-africani o est-europei) da parte di immigrati di quei paesi e l'ascolto di Radio 3 RAI da parte di appassionati di cultura. Naturalmente Radio 3 si può ascoltare, meglio, anche in FM, ma molti appassionati di questa emittente pubblica, l'unica che si occupa di cultura musicale e di altre culture accuratamente evitate dai media commerciali (teatro, cinema, letteratura), si rivolgevano all'AM per superare l'affollamento disordinato e mai regolamentato dell'etere nelle grandi città, con conseguente frequente disturbo su Radio 3, o per l'ascolto in zone rurali o montane non coperte dalla FM.
Proprio questo ultimo uso e' stato recentemente (nel 2005) stroncato, tra le proteste degli ascoltatori, dalla nuova gestione della RAI, che, con motivazioni mai del tutto spiegate in modo esauriente, ha sospeso le trasmissioni in AM del terzo canale, ma ha mantenuto quelle del primo e del secondo canale, confermando, per i critici, un generale disinteresse per il mezzo radiofonico (per saperne di più: www.amicidiradiotre.it).
Anche per la vecchia radio in onde medie si prepara comunque un futuro digitale. Il nuovo standard si chiama DRM (Digital Radio Mondiale) e vde già tra gli aderenti e gli interessati, oltre che i classici appassionati di comunicazioni a lunga distanza, alcune radio che hanno la copertura geografica come missione, come ad esempio Radio Vaticana.
Pare incredibile, ma la filodiffusione è ancora commercialmente disponibile, con numerosi abbonati e teoricamente aperta anche a nuovi contratti. Ma cos'è la filodiffusione e per quali scopi è stata sviluppata?
Si tratta di un antenato della TV via cavo e dell'ADSL, proposta congiuntamente dalla RAI e dalla SIP (ora Telecom Italia) negli anni '60 (l'avvio delle trasmissioni risale al 1958). Si riprometteva da un lato di superare i limiti di copertura della radio FM, utilizzando la rete telefonica (allora più capillare) e dall'altro di fornire programmi per una diversa fruizione, soltanto musicali, senza pubblicità, di maggiore qualità e orientati all'uso come sottofondo e sonorizzazione di ambienti. Per ottenere il servizio, che comprendeva l'apparato di ricezione in comodato d'uso, era necessario sottoscrivere un abbonamento aggiuntivo a quello telefonico.
Dal punto di vista tecnico la filodiffusione era basata su una codifica del segnale analogico radio che consentiva di veicolarlo sul doppino telefonico (in questo senso è simile come concezione all'ADSL) ed era realizzato con stazioni di trasmissione che collegavano gli studi RAI ad alcune centrali specializzate Telecom, e in apparecchi ricevitori casalinghi, che si collegavano all'attacco del telefono e diffondevano la musica con un proprio altoparlante o collegandosi all'impianto stereo. In tutto possono essere trasmessi 6 canali distinti, che da sempre sono utilizzati per le tre reti RAI, per un canale di musica leggera e per un canale di classica in stereo, che utilizza gli ultimi 2 canali.
Chi aveva attacchi telefonici in ogni stanza (abbastanza diffusi prima dell'avvento dei telefoni cordless) poteva realizzare con facilità in questo modo anche un impianto multi-room (che ha nei cavi di connessione il principale elemento di complessità, se non è previsto in fase di realizzazione o ristrutturazione dell'appartamento o del negozio). L'altro vantaggio era rappresentato dal suono stereo, all'epoca disponibile solo sulla filodiffusione (la RAI sulla FM lo renderà disponibile solo a metà degli anni '70).
La programmazione era ed è molto semplice, unicamente musicale e per genere nei canali specifici per filodiffusione. Nessuna pubblicità e nessun intervento in parlato, se non l'annuncio, all'inizio ed alla fine, dei brani trasmessi.
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La filodiffusione oggi |
Nonostante l'assoluta assenza di pubblicità (un tempo la filodiffusione era in evidenza nell'avantielenco degli elenchi telefonici SIP, le cosiddette "pagine bianche") e l'oblio caduto su questo sistema sin dagli anni '70, gli utenti non hanno abbandonato il servizio, che è ancora attivo, pressoché identico a quello degli anni '60, e vanta anzi un notevole numero di abbonati: oltre 300.000 (dati 2006), un decimo degli abbonati Sky. Un numero non molto ridotto rispetto alla massima espansione degli anni '60 (535.000 abbonati). Non è noto però quanti degli abbonati utilizzino ancora il servizio o siano consapevoli di averlo ancora.
L'affollamento dell'etere, la difficoltà di ricezione di Radio 3, la cronica carenza di musica classica in radio, e infine il costo (rimasto più o meno al livello degli anni '60: 17 Eurocent al mese, poco più di 2 € all'anno) rendono però paradossalmente di nuovo attraente la filodiffusione in Italia (o convincono gli abbonati attuali a riconfermarlo). Invece di andare avanti verso il futuro digitale potremmo quindi assistere ad un recupero di questa simpatica tecnologia vintage.
Per chi volesse attivare il servizio ora è necessario però premettere alcune avvertenze: 1) La qualità, pur se paradossalmente superiore a quella di molte stazioni FM, a causa delle interferenze e dello sconfortante livello delle trasmissioni, non può comunque considerarsi ad alta fedeltà (in particolare la banda è limitata a 7KHz); 2) la filodiffusione è incompatibile con l'ADSL (pare per scelta Telecom Italia); 3) la Telecom Italia boicotta in modo più o meno aperto il servizio (probabilmente non ci guadagnano nulla, anzi), così gli operatori del 187 ne ignorano, volutamente o meno l'esistenza; 4) il servizio è disponibile nelle centrali predisposte, e a quanto pare la situazione è rimasta cristallizzata agli anni '60, con una copertura incentrata attorno ai capoluoghi di provincia, e Telecom non pare abbia alcuna intenzione di estenderne la disponibilità. (Almeno, queste sono le osservazioni su Telecom che emergono dalle FAQ nel sito della RAI).
Sembra invece che La RAI abbia ancora un discreto interesse nel servizio, che effettivamente è un plus che altri player non hanno, i contenuti dei canali specifici sembrano ben curati e, anzi, in fase di aggiornamento, e sono unificati per la diffusione anche via Internet come Web radio e sul digitale terrestre, limitatamente al Canale 4.
Per saperne di più: RAI Filodiffusione
Si dice spesso che la realtà economica e di mercato USA anticipa quella europea. In effetti questo a volte avviene (mercato della televisione) a volte no (telefonia mobile). Nel mondo della radio la moltiplicazione delle stazioni e poi l'avvento delle radio commerciali ha visto sicuramente gli Stati Uniti precedere l'Europa e l'Italia, un tempo monopoliste, ma vede attualmente significative peculiarità. La liberalizzazione è entrata in una seconda fase in USA nel 1996, con il Telecommunications Act, siglato dall'allora presidente Bill Clinton, nel quale era sostanzialmente eliminato il vincolo sulla estensione nazionale delle stazioni radio.
La liberalizzazione completa ha quindi consentito l'acquisto di stazioni radio, la concentrazione, e in definitiva l'affermarsi di una situazione di monopolio. A metà del 2004 infatti il network Clear Channel, di proprietà della famiglia Mays e originario di San Antonio nel Texas, possedeva 1239 stazioni radio in 216 città degli Stati Uniti, raggiungendo un bacino di 100 milioni di ascoltatori.
Clear Channel è entrata anche nel settore della musica dal vivo, dove controlla (sempre nel 2004) 103 anfiteatri negli USA, arrivando a gestire il 70 per cento degli eventi musicali del paese.
Un impero mediatico nato quasi per caso, quando il capostipite della famiglia, Lowry Mays, ricevette la proprietà di una stazione radio come risarcimento di un debito, nel 1972. Un gruppo economico i cui ricavi sono garantiti dalla vendita degli spazi pubblicitari (nel settore radio) e dalla vendita dei biglietti e degli spazi nel settore eventi.
Da notare anche che nessuna delle radio del network diffonde sull'intero territorio federale, sono tutte radio locali o, al massimo, coprono l'area di uno stato. Una situazione quindi peculiare del mercato USA, completamente diversa da quella europea.
La gran parte delle radio del network Clear Channell sono musicali, quindi ci possiamo chiedere quanto un simile monopolista possa guidare i gusti degli ascoltatori e quanto sia interconnesso con le Majors, le grandi case discografiche.
Non sono quindi le case discografiche, in posizione di forza, ad utilizzare le stazioni radio come veicolo per la promozione dei propri prodotti considerati più profittevoli. E' il network radiofonico, in posizione di forza grazie al suo potere economico, a condurre una continua selezione, attraverso una valutazione che coinvolge in parallelo le stazioni principali, e a determinare settimana per settimana la Top Forty di Clear Channell, i brani che funzionano di più a cui Clear Channell dà priorità, in altre parole la heavy rotation di Clear Channell.
E' evidente che il grande potere del network, che si estende anche alla musica dal vivo, ai concerti, quindi all'altra grande forma di diffusione e promozione, può condizionare pesantemente i gusti del pubblico, e soprattutto mettere veri e propri ostacoli e veti alle musiche (o agli artisti) sgraditi, o considerati potenzialmente in grado di far scappare il pubblico (e gli inserzionisti).
E' questo il motivo della protesta di molti artisti USA contro lo strapotere di Clear Channel. La situazione di monopolio è però paradossalmente migliore di quella europea, ed italiana in particolare. Il potere di Clear Channel funziona infatti come contraltare al potere delle Majors, bilanciandolo, e diminuendo il controllo sulle scelte musicali di queste ultime.
Aggiornamento (maggio 2005): nel corso del 2004 la situazione di monopolio nel settore ormai chiave dei concerti si è estesa dagli USA anche all'Italia, nel senso che la stessa Clear Channel semi-monopolista in USA ha acquisito un ruolo analogo in Italia. Questa evoluzione si ha avuta con la acquisizione, da parte della Clear Channel Entertainment, la divisione che si occupa degli spettacoli, delle due principali agenzie italiane: la Milano Concerti di Roberto De Luca e la Trident Agency di Maurizio Salvadori, con il controllo sostanziale di un mercato diventato centrale per i musicisti e il mondo della musica in generale, dopo la crisi del mercato del disco. |
Si va verso qualcosa del genere nel settore radio in Italia? E' già accaduto nel settore televisivo con la concentrazione delle emittenti sostanzialmente in un solo gruppo di rilevanza nazionale, Mediaset. La sopravvivenza e il ruolo commerciale della RAI, a capitale pubblico, sotto il controllo governativo (qualcosa di inesistente in USA) è stato il pedaggio che il monopolista privato ha dovuto pagare a suo tempo come contropartita per ottenere il via libera al controllo del mercato. Ed è ancora così.
Nelle radio esistono network nazionali e partecipazioni incrociate. Ma il mercato pubblicitario asfittico e marginale rende poco interessante per azionisti e investitori la faticosa costruzione di un monopolio. Operazione peraltro assai ostacolata dal perdurante far-west delle frequenze.
In sintesi, si prevede ancora per diversi anni una situazione di frammentazione, destinata a crescere con la progressiva affermazione delle radio DAB (probabile), delle radio via Internet (possibile) e via satellite (tutta da verificare) che probabilmente coesisteranno per un congruo periodo.
La grande forza del P2P è la massa critica, l'enorme numero di brani musicali (o di informazioni di qualsiasi genere) che si ottiene sommando le disponibilità dei singoli utenti. Come mantenere questa grande forza e contemporaneamente rispettare le leggi sui diritti di copia? E' questa la scommessa della P2P Radio, e del principale player in questo nuovo segmento della musica digitale, Mercora o la iniativa alternativa Jango, le cosiddette radio on-demand. Anche in questo caso, come con Napster e i suoi epigoni, la musica la forniscono gli utenti che sottoscrivono il servizio, ma il download non è possibile, la musica può essere ascoltata solo in linea (streaming, come in radio) oppure registrata per un ascolto successivo, ma con limitazioni di tempo. Qualcosa quindi di abbastanza simile all'idea di base della licenza collettiva volontaria di Creative Commons.
Un approfondimento su Mercora si può leggere nella sezione dedicata alla diffusione della musica.
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Settembre 2008, 6 |
Revisione e aggiornamento completo della pagina. Nuova pagina a parte dedicata alla radio digitale terrestre. Accenno alla DRM nel paragrafo dedicato alla AM. |
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Marzo 2008, 1 |
Introduzione di un menu per collegare le varie pagine sulla radio presenti nel sito |
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Febbraio 2007, 1 |
Aggiornamento sulla radio digitale: lo standard T-DMB e l'avvio della sperimentazione |
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Gennaio 2007, 1 |
Aggiornamento della situazione del DAB / La radio sulla DTT / La filodiffusione |
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Dicembre 2006, 30 |
Inserite schede separate per le trasmissioni storiche della radio: Per voi giovani, Alto gradimento, Bandiera gialla |
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Febbraio 2006, 18 |
Aggiornamento completo alla sezione sulla radio satellitare USA; corrette alcune inesattezze. |
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Ottobre 2005, 29 |
Sezione e link dedicato alla P2P Radio |
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Luglio 2005, 11 |
Situazione DAB |
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Maggio 2005, 7 |
Clear Channel in Italia (Uno sguardo alla situazione USA) |
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Maggio 2005, 1 |
Evoluzione nella offerta Visual Radio (contenuti e apparati) |
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Aprile 2005, 23 |
La situazione della radio in Italia ad oggi |
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Aprile 2005, 23 |
Il mercato della radio in Italia nel 2004 |
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© Alberto Truffi - Musica & Memoria 2002 - 2008 |
