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Stereofonia, multicanale e standard |
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Qualche chiarimento sulla contrapposizione in corso tra le nuove e le vecchie tecniche di riproduzione casalinga di un evento sonoro o di suono e immagini.
Multicanale e cinema / L'home-theater / La stereofonia pura / Il multicanale audio / I concerti in DVD / Il mercato del multicanale
Vedi anche: I salti tecnologici e gli standard / FAQ Hi-Fi / Musica e tecnologia / Hi-Fi su eBay
Il multicanale deriva dalle tecniche
sonore usate nel cinema, e orientate all'origine ad uno scopo diverso. Nel
cinema infatti lo scopo dell'audio non è di riprodurre un evento sonoro con la
massima fedeltà possibile all'originale (il cinema è finzione) ma di
coinvolgere maggiormente lo spettatore, utilizzando anche il senso dell'udito
per dargli ulteriori sensazioni ed emozioni.
Con questo scopo è iniziata negli anni '70 la evoluzione dei tradizionali
impianti di diffusione sonora dei cinema, con la introduzione del "surround",
cioè di altoparlanti e amplificatori specializzati per le note basse, in grado
di riprodurre con realismo effetti drammatici come terremoti, crolli di palazzi,
tirannosauri in movimento e simili.
Come evoluzione del "surround" sono arrivati il Dolby Surround, il DTS, il THX, sistemi basati sulla moltiplicazione di punti di diffusione sonora nella sala cinematografica e nella registrazione della colonna sonora su più canali separati, integrati sempre da diffusori specializzati per le note basse (che sono delocalizzate come posizione di origine).
Il risultato lo conosciamo tutti, durante l'inseguimento nella foresta di Guerre stellari. L'impero colpisce ancora possiamo sentire le moto volanti che arrivano dalle spalle e i proiettili che attraversano apparentemente la sala, con grande coinvolgimento emozionale, oppure in altri film possiamo assistere ad elicotteri che atterrano arrivando dalle nostre spalle direttamente sullo schermo e così via.
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L'Home theater - Il cinema in casa |
Dagli anni '90, esaurita la spinta propulsiva della stereofonia hi-fi, ed in parallelo al grande interesse in tutto il mondo occidentale per la televisione e l'intrattenimento basato su immagini, è venuta la idea alla industria di proporre, ridotti in scala, gli stessi impianti cinema multicanale anche per la casa, ed è nato un nuovo segmento del mercato dell'elettronica: l'home theater (HT).
Chiaramente la riduzione per uso casalingo era ed è tutt'altro che semplice, perché deve superare problemi di costo e di compatibilità con gli ambienti domestici. L'industria elettronica si è comunque ingegnata molto ed è riuscita a proporre impianti per casa a costi abbordabili per molti appassionati (comunque sempre diverse migliaia di euro servono) e installabili in un salone medio-grande, con risultati che sono comunemente considerati dai fruitori e dalle riviste specializzate una buona approssimazione di quanto si può ascoltare al cinema.
Non è qui la sede per andare in dettaglio sulle alternative disponibili nel mondo HT, ma segnaliamo subito che, a parte l'elettronica (tipicamente un lettore DVD più un amplificatore integrato per HT) e la riproduzione video su grande formato (solitamente una TV a retro-proiezione o un video-proiettore) sono necessari un certo numero di diffusori (o "casse"), da 5 a 7 a seconda dei sistemi, e ulteriori 1 o 2 diffusori specializzati per le note basse ("subwoofer"). Tutti questi diffusori devono essere strategicamente disposti sui 4 lati della sala, e collegati all'amplificatore (ed eventualmente alla rete elettrica se amplificati) con una vera e propria cablatura della sala stessa.
Il multicanale per solo uso audio è nato dalla costola dell'HT, nel senso che è venuta subito l'idea di sfruttare i diffusori presenti alle spalle (o anche ai lati) dell'ascoltatore per aumentare il realismo della riproduzione. E utilizzare questo maggiore realismo sia per l'ascolto puro che per l'ascolto combinato di musica e immagini di registrazioni di concerti dal vivo.
Una ideale evoluzione quindi dell'ascolto casalingo, che coinvolga maggiormente l'ascoltatore riportandolo all'evento originale con l'uso del solo senso dell'udito o anche della vista, così come avviene nelle sale da concerto.
Ma qui occorre tornare un momento alla stereofonia, e a come fa a funzionare. E' evidente infatti che, registrando per esempio un chitarrista su un canale, un flautista sull'altro, e una cantante su entrambi i canali, è possibile riprodurre con due casse, in casa dell'ascoltatore, i due strumenti ai lati e la cantante al centro della stanza, con un buon realismo. Ma come si fa a riprodurre l'eco della navata di una chiesa, o l'applauso alla fine del concerto?
Qui interviene il tema della registrazione delle riflessioni dell'ambiente di origine, la differenza tra questo ambiente e quello casalingo, i tempi di ritardo delle onde riflesse dipendenti dalle caratteristiche delle superfici riflettenti dei due diversi ambienti e tanti altri aspetti di acustica che riempiono trattati interi. E poi intervengono le tecniche di registrazione e le scelte di post-produzione, e la esigenza di fare suonare in modo decente i dischi non solo su impianti hi-fi realizzati a regola d'arte, ma anche su coordinati, compatti, in macchina e così via.
La stereofonia pura è alla portata di chiunque o quasi, basta avere un registratore decente (anche una buona piastra a cassette è sufficiente, un DAT sarebbe ovviamente meglio) un paio di buoni microfoni dinamici (almeno) e un supporto per posizionarli alla altezza delle orecchie di un ascoltatore seduto, e provare a registrare un evento sonoro semplice, per esempio il trio chitarra-flauto-cantante di cui parlavamo prima, in una piccola sala da concerto, posizionando i microfoni nel punto di ascolto ottimale, in posizione a X (sovrapposti e incrociati).
Riascoltare la registrazione amatoriale in cuffia (con una buona cuffia) sarà una esperienza sorprendente, il realismo sarà molto superiore a quello che solitamente troviamo nei dischi professionali. Anche l'ascolto con un buon impianto, ben posizionato in una stanza analoga come caratteristiche di riflessione a quella originale, potrebbe essere altrettanto sorprendente. Il motivo è che abbiamo applicato i principi base dello stereofonia, e che abbiamo abolito ogni alterazione della registrazione con la post-produzione.
Procedendo in questo modo infatti si e'
ridotta la influenza delle riflessioni nell'ambiente di ascolto originale,
registrando in primo piano i suonatori, e le residue seconde riflessioni dietro
di essi, ottenendo un messaggio musicale di facile riproduzione.
Ascoltato in ambiente, le riflessioni saranno ricreate dall'ambiente casalingo e
se questo non sarà troppo diverso da quello originale (dimensioni, riflettenza
delle pareti) come per esempio potrebbe essere un piccolo club rispetto ad una
sala, l'evento sonoro può materializzarsi nuovamente tra le pareti domestiche.
Le cose cambiano rispetto all'esempio precedente di stereofonia pura se si vuole riprodurre in casa un evento musicale avvenuto in un ambiente totalmente diverso, per esempio in una chiesa o in una sala da concerto. In questo caso diventa obbligatorio recuperare anche parte del suono riflesso dalle pareti laterali e posteriori, con altri microfoni direttivi, e miscelarli opportunamente sui due canali, con un ritardo calcolato, per ricostruire parte dell'effetto ambiente originale.
Operazione complessa, che coinvolge
elementi fuori dal controllo del tecnico del suono, come l'ambiente di ascolto
dell'acquirente del disco, e' evidente che a qualcuno sia venuto in mente di
mettere semplicemente altre due casse alle spalle dell'ascoltatore per
riprodurre i suoni riflessi catturati dai microfoni posteriori.
Questo era il principio alla base della quadrifonia
degli anni '70, che usava appunto quattro diffusori. Avendo ora a disposizione
con l'HT ben cinque diffusori (si e' aggiunto un canale centrale per rafforzare
il parlato dei protagonisti in primo piano) e' logico che a qualcuno sia venuta
adesso l'idea di riesumare la riproduzione multicanale.
Come va?
Può funzionare, può ricreare l'evento sonoro, può riprodurre suoni che
vengono da dietro (cosa che la stereofonia non può fare). Può riprodurre in
particolare un tipo di suono molto comune che la stereofonia rende in modo
sbagliato: gli applausi.
Anzi sembra che questo sia la principale prova della superiorità del
multicanale, anche se non pare che sentire gli applausi intorno anziché davanti
sia l'obiettivo primario degli appassionati di musica.
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L'obiettivo primario dovrebbe essere, rispetto alla stereofonia: a) ascoltare la musica con maggiore realismo, b) installare l'impianto con maggiore facilità, c) possibilmente spendere meno e d) usare magari gli stessi supporti, ovvero non veder diventare obsoleta istantaneamente tutta la propria discoteca. |
E' evidente che i punti b) e c) sono disattesi dal multicanale, in quanto 5 casse e 5 amplificatori finali costano più di 2, e comportano vincoli di installazione più stringenti e complessi. Ed e' altrettanto evidente che dischi e supporti che contengono le informazioni di due canali mancano di quelle degli altri tre. Quindi tutto il gioco dovrebbe essere giustificato dal punto a), ovvero l'incremento di realismo dovrebbe essere tale da bilanciare, nella classica analisi costi-benefici, i maggiori costi e la maggiore complessità del multicanale.
Questo e' il punto contestato dagli appassionati della "vera alta fedeltà" e sospinto invece dai nuovi profeti del futuro in multicanale.
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L'obiettivo: l'evento musicale |
Per rispondere però alla domanda "c'è differenza? è una differenza sensibile?" bisogna prima definire in modo meno indeterminato l'evento musicale che vogliamo riprodurre.
Tanto per cominciare il realismo e' un
obiettivo perseguibile solo se si parte da registrazioni
dal vivo, simultanee, di strumenti acustici o elettrici amplificati.
L'obiettivo e' ricreare l'ascolto come se si fosse davanti al gruppo che suona.
In tutti gli altri casi la trasposizione degli strumenti sulle tracce (2, 5 o 7
che siano) e' invece effettuata in modo più o meno arbitrario dal tecnico del
suono, che inventa un palcoscenico virtuale e lo trasporta su disco.
Nel primo caso (riproduzione realistica) la stereofonia consente già risultati
eccezionali, se si cura a dovere l'impianto. Il multicanale consente risultati
superiori?
Non tutti sono d'accordo, ma noi dubitiamo che questo in teoria possa essere il risultato, con una registrazione accurata e con una installazione altrettanto accurata dell'impianto. A parità di investimenti e di cura nella installazione però la differenza con un impianto stereo non sarà così netta, potrebbe essere addirittura non avvertibile e potrebbe essere preferita in ogni caso la riproduzione stereo. Basta pensare che i suoni posteriori non devono essere avvertiti, devono sembrare riflessioni dei muri, per capire che la differenza e' "solo" nella qualità delle riflessioni ed e' materia per orecchie raffinate.
Non sia mai che invece avvertiamo suoni (e strumenti) che arrivano da dietro di noi (come avviene purtroppo in molte registrazioni multicanale), ne saremmo assai disturbati e distratti. A parte il famoso applauso di cui si diceva prima.
Nel caso di palcoscenico virtuale (quindi in genere di tutta la musica pop e rock in studio) il multicanale potrebbe consentire una estensione della creatività. Nel famoso disco Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd c'era un celebre effetto di passi che attraversavano la stanza da sinistra a destra. Ora potrebbe anche girare attorno all'ascoltatore o venire da dietro. O altri effetti spiazzanti e divertenti potrebbero arricchire le registrazioni. Ma questa e' musica? Se Dark Side non avesse anche contenuti musicali, ma solo questi effetti, sarebbe dimenticato da tempo e non uno dei dischi più celebri di tutti i tempi. Gli effetti sono un po' come le salse nella cucina francese, se non c'e' buona carne o buon pesce come base stomacano subito, e certo non sfamano nessuno.
In estrema sintesi il multicanale odierno prevede la registrazione e memorizzazione sul supporto digitale (SACD, DVD-Audio) di 5 canali (solitamente) rispettivamente anteriore destro, anteriore centrale, anteriore sinistro, posteriore destro, posteriore sinistro. Esistono anche varianti a 6 canali (con un posteriore centrale) e a 7 (con due posteriori e due laterali). Il "+1" sarebbe il subwoofer, quindi non un altro canale, ma un diffusore specializzato per le note basse, tipicamente sotto ai 60-70Hz.
Per memorizzare tutte queste informazioni sui supporti sono possibili diverse scelte, consentite dai nuovi standard, il messaggio musicale può essere memorizzato in formato compresso senza perdita (MLP) o con perdita (MPEG nelle varie versioni, tutte parenti del ben noto MP3), oppure non compresso. A seconda dell'utilizzo o meno di compressione potrà variare la capacità, quindi la durata del disco.
Tendenzialmente per un messaggio solo audio, non particolarmente critico in quanto a capacità, si potrà usare una memorizzazione senza compressione.
Almeno sul DVD-Audio esiste anche la scelta sul livello di codifica digitale, che può andare da 16 bit (ampiezza del campione) e 48KHz (numero di campioni al secondo), quindi poco più dell'attuale CD (44,1KHz), fino a 24 bit e 192 KHz rispettivamente. L'incremento di qualità vero con il CD si apprezza, secondo gli esperti, già a 24 bit / 96KHz.
Per la riproduzione in casa bisognerà avere quindi 5 casse omogenee in tecnologia e qualità, disposte come indicato sopra, ciascuna a una distanza minima di 60-100cm dalla parete di fondo e con gli altoparlanti per le note alte (tweeter) all'altezza delle orecchie dell'ascoltatore. Cavi di alta qualità le devono tutte collegare agli amplificatori oppure al preamplificatore-decoder, se sono casse già amplificate (scelta ovviamente preferibile per questo tipo di installazioni).
La necessità di uno o più diffusori subwoofer dipende dalle casse principali (le due laterali anteriori). Se sono ben estese sui bassi, come la gran parte dei sistemi alta fedeltà, possono essere superflui.
Da notare anche la sostanziale assenza sul mercato di preamplificatori o amplificatori integrati multicanale solo audio (cioè analogici). Un impianto multicanale per audio azl momento, dovrà essere di fatto costruito attorno ad un pre o amplificatore progettato per HT, quindi per scopi diversi e qualità inferiore ad un prodotto solo audio. La scarsità delle proposte è un'altra spia di un mercato nelle fasi iniziali, poco sospinto dall'industria e poco atteso dagli appassionati.
Una installazione quindi ben complessa, che potrebbe essere in futuro semplificata dalla affermazione di sistemi senza cavi, wireless (Wi-Fi o IEEE 802.11 o Bluetooth) anche per questi usi.
Nella sezione precedente parlavamo del multicanale puro audio, da non confondere con l'ascolto di eventi musicali (concerti dal vivo di musica classica o rock, riprese di musica suonata in studio) mediante l'impianto HT. In questo caso mediante un normale DVD si vedono le immagini e si ascolta il sonoro mediante i 5+1 (o 6+1, o 7+1) canali audio.
Rispetto al multicanale audio la qualità può essere inferiore a causa della necessità di compressione dei canali audio, che devono convivere con il segnale video, almeno allo stadio attuale di sviluppo dello standard DVD (4,7 GB anziché 7GB per facciata dello standard finale, con un massimo teorico di 14GB).
Il problema principale però è la mancanza di naturalezza, che dipende proprio dalla impossibilità di una valida integrazione audio-video. Nei concerti in DVD infatti la immagine sarà visualizzata su un televisore a grande schermo, a retro-proiezione, da un proiettore, comunque al centro della stanza con le casse principali ai lati. La regia seguirà tipicamente i suonatori, per esempio farà un primo piano del cantante, o del solista. Tutto bene se il solista è al centro della scena originale. Il suono del suo strumento verrà dal centro, cioè apparentemente dallo schermo. Se però il solista su cui il regista fa il primo piano era all'origine su un lato (immaginiamo che sia un oboista o un flautista in una orchestra classica, si trova quindi sul lato destro in alto) sentiremo il suono del suo strumento dalla cassa di destra, al di fuori dello schermo, mentre vediamo la sua immagine al centro dello schermo, e magari in primo piano (mentre all'ascolto lo sentiamo a distanza).
In sintesi un effetto innaturale, che non riesce a simulare quello che avviene nell'auditorium, dove noi seguiamo con l'occhio il solista, "zoomando" su di lui, ma il nostro raffinato cervello continua a percepire il suono provenente dalla giusta distanza e direzione.
Per un effetto realistico anche in questo caso servirebbero tecnologie di riproduzione della immagine molto più avanzate, del tipo della immagine totale a 360 gradi, o almeno a 180 gradi (il pavimento può anche interessarci di meno, e al limite anche il cielo, evoluzione del cinemascope, sperimentata 20 e più anni fa in sale tipo planetario (ad emisfero) con proiettori che usavano obiettivi "fish-eye" a 180°. Erano un po' difficili le riprese, non si riusciva a fare sparire la troupe, bisognava metterla sotto terra, o almeno sotto il livello della immagine riprodotta. Tecniche analoghe a quelle usate nei parchi di divertimenti (tipo Disney World) o al cinema panoramico presente nel parco tecnologico parigino di Le Villette, tutte orientate al cinema totale e il coinvolgimento degli spettatori).
Quindi in sintesi i DVD per i concerti in casa sono piacevoli ma ben lontani dalla simulazione della realtà.
In sintesi a chi interessare il multicanale solo audio? Gli appassionati di musica acustica (classica, jazz, folk) sono anche i più refrattari al consumismo fine a se stesso, e i più affezionati alle loro fornite discoteche (piene di registrazioni che non saranno mai un reale multicanale, ma, al massimo, un multicanale reinventato con interventi in post-produzione). Quindi interessa poco o nulla, a chi cerca il realismo e la vera alta fedeltà, abbastanza o molto a chi cerca emozioni, sorprese, fiction più che musica. Ma quest'ultima e' una utenza che cerca poco la musica. E naturalmente interessa a chi e' sempre in cerca della ultima tecnologia disponibile.
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E quindi noi, come interessati alla musica "naturale" e al risultato piuttosto che allo strumento per raggiungerlo, supportiamo il vero stereo, che peraltro ancora deve sviluppare tutto il suo potenziale. |
D'altra parte un appassionato di alta fedeltà con una buona disponibilità economica non avrebbe dubbi, al prezzo di un multicanale di fascia alta comprerebbe un ottimo impianto stereo (azzardiamo un esempio: 2 diffusori elettrostatici Audiostatic, pre e finale Audio Research, giradischi Linn Sondek o Rega digitale e/o analogico), non avrebbe nulla più da chiedere e si limiterebbe a godere, con questo fantastico impianto ben messo a punto, la sua fornita discoteca.
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Avrà successo comunque? |
Resta un'ultima domanda: avrà successo il multicanale, diventerà il nuovo standard? Costringerà volenti o nolenti i fruitori di musica ad abbandonare lo stereo (come e' avvenuto con il CD a spese dell'LP)? La posizione dei produttori di hardware e di software è abbastanza incoerente e incostante.
Tanto per iniziare bisogna vedere quale supporto rimpiazzerà il CD, e se questo effettivamente avverrà. E' noto che la spinta alla sostituzione ha anche, se non essenzialmente, motivazioni economiche, essendo scaduto il brevetto Sony-Philips sul CD queste due multinazionali non percepiscono più royalties sui CD e quindi hanno tutto l'interesse a lanciare un nuovo standard, e questo standard è il SACD (Super Audio CD). Interesse economico che però, almeno per questo punto non è condiviso dalle case discografiche, che hanno il problema primario di difendere fatturato e margini in costante calo. Analogo discorso vale per tutti gli altri produttori, che spingono per lo standard alternativo DVD-Audio, che ha anch'esso la variante multicanale.
Al di là di articoli redazionali sulla sezione "futuro" delle riviste di massa, tipo la recente uscita (marzo 2004) su Repubblica-Musica (che hanno il solo effetto di attribuire un alone di "vecchio" al CD) non si vede al momento, e neanche all'orizzonte, un vero attacco all'enorme parco installato dei CD e dei lettori CD. Al massimo sembra esservi la tendenza a creare un mercato di nicchia per ascoltatori super esigenti, che come conseguenza collaterale attribuisce una immagine "alta" ai produttori attivi in questo mercato, un mercati basato sul SACD multicanale (vedi le campagne Philips 2003) e su selezionate registrazioni appositamente realizzate da etichette specializzate (qualcosa di analogo ai dischi per audiofili, etichette Chesky, Telarc o Fone' dei tempi d'oro dell'high-end o hi-fi esoterica).
A complicare ancora di più le cose si è assistito anche, ad iniziare dalla seconda metà del 2004, ad una riscossa del DVD-Audio, grazie al nuovo supporto ibrido DVD-Audio + CD, cui è stato dato il nome commerciale di DualDisc, e che è stato lanciato in Italia ad aprile 2005.
In sintesi al momento il multicanale viene venduto come una variante dell'HT, a un pubblico di nicchia (super-esigenti - super-tecnologi), sfrutta gli impianti HT di fascia alta per offrire una funzionalità in più oltre all'imperante visione del film. Esiste una certa spinta da alcuni addetti ai lavori, riviste di alta fedeltà e case discografiche specializzate, che organizzano periodicamente dimostrazioni di registrazioni ed ascolti in multicanale di alta qualità, normalmente considerate valide dagli ascoltatori, ma che sono ancora ben lontane da costituire un mercato.
Per questo mercato le major producono essenzialmente in SACD, ma ultimamente anche in DualDisc, solitamente multicanale ricreato a posteriori, riedizioni di successi degli anni '60-'70 (rock soprattutto: catalogo Rolling Stones, catalogo Bob Dylan, Dark Side Of The Moon), individuando quindi come target il facoltoso "aging rock-fan" cinquantenne.
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Uno scenario alternativo: il DVD anche per la musica |
Un mezzo sempre più popolare per la conoscenza e l'ascolto della musica è il "video", inteso come video promozionale associato al singolo da lanciare, un mezzo utilizzato sin dagli anni '60 (i video dei Beatles per Hello Goodbye o Get Back, ad esempio) e poi diventato una forma d'arte a sè stante negli anni '80, con i celebri video di scuola inglese (Duran Duran, Culture Club, Wham!, Joe Jackson, Bronski Beat) e poi americani (Thriller di Michael Jackson diretto addirittura da John Landis, i video di Madonna, ecc.) rilanciati in Italia dalla trasmissione Mr. Fantasy di Claudio Massarini, e poi da un canale specializzato, Videomusic, emulo dell'analogo canale internazionale MTV, poi affermatosi in tutti i paesi.
Il normale DVD consente di vendere i video, unione di musica più immagine, così come i concerti, a costi del tutto simili a quelli del CD. Niente di più facile quindi che il successore del CD possa essere proprio il DVD: più contenuti, favorevole aspettativa, bisogno indotto da MTV, strumenti di riproduzione già diffusi (incomparabilmente più diffusi del SACD, e meno complessi come installazione).
In effetti le vendite dei DVD musicali (per ora soprattutto riprese di concerti) sono in crescita, mentre il CD è sempre in calo (-7% in Italia nel 2003) e si sta facendo strada la ipotesi che il mercato ancora una volta abbia scelto, spiazzando le strategie a tavolino dei discografici (teoricamente propensi al SACD) e scegliendo nel vasto bouquet delle nuove tecnologie un sotto-genere su cui questi non puntavano proprio.
Naturalmente per la effettiva alta fedeltà della riproduzione dei concerti in DVD vale quanto detto prima.
Sarà proprio così? Forse, ma solo in parte. Parliamo però di un prodotto diverso, che coinvolge la vista e quindi non può essere fruito in parallelo ad altre attività (in macchina, mentre si disegna o si eseguono attività manuali, ecc.), che si presta molto meno alla fruizione ripetuta (è frequente ascoltare un disco o un brano più volte, raro rivedere più volte un film o un video, la funzione della vista è molto più connessa alla memorizzazione, che infatti è visiva, e quindi la ripetizione visiva tende ad annoiare - sensazione di "già visto" - mentre la musica è complessa e mai completamente decodificata - se non per professionisti e conoscitori della notazione musicale - e quindi si presta a ripetuti ascolti, alla ricerca di sempre nuovi particolari).
In sintesi un mercato promettente, una boccata di ossigeno per l'industria, ma il problema del successore del CD non sarà risolto in questo modo.
Continua in: I salti tecnologici e gli standard
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© Alberto Truffi - Musica & Memoria - Novembre 2003 - Maggio 2005 |