| Franco Battiato - Summer On A Solitary Beach |
Questa splendida
canzone, sintesi dello stile musicale di Franco
Battiato, funziona come un tappeto volante in grado di portare
l'ascoltatore in qualsiasi luogo mitico, che la mente possa associare al tempo
sospeso dell'estate.
Probabilmente la ispirazione deriva da estati passate nella Sicilia anni '50, da
cui arrivano gli accenni ai cinema all'aperto (citati e mostrati nel famoso film
di Tornatore "Nuovo Cinema Paradiso"
ambientato ovviamente in Sicilia), e alberghi solitari per i pochi turisti
dell'epoca, come quelli spesso citati nei romanzi di Montalbano.
Ma possiamo collocare l'albergo Sea-Gull Magique
in qualsiasi luogo del mondo, in base alle nostre personali suggestioni ed
esperienze. Infatti l'uso calibrato delle poche parole descrittive ed il solito
impasto di lingue rende possibile e plausibile qualsiasi localizzazione spaziale
e temporale. E questo a cominciare dal nome del mitico luogo, che è un misto di
inglese (seagull, gabbiano) e francese (magique, magico), inoltre la sintassi è
latina (in inglese l'aggettivo precederebbe il sostantivo), ma sono termini
talmente noti da poter essere collocati in qualsiasi contesto.
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Commento |
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Passammo l'estate |
Si inizia subito sul piano della memoria, attraverso l'uso di un letterario passato remoto, e ad uno spazio temporale diverso, l'estate, quindi non una vacanza, ma l'intera estate, come avveniva da bambini quando si andava alla casa dei nonni o alla casa di campagna fuori città, per sfuggire al caldo; |
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su una spiaggia solitaria |
quindi la spiaggia mitica è poco popolata; ma le parole non evocano una spiaggia esclusiva, per pochi, per VIP, piuttosto una spiaggia fuori mano, fuori moda, fuori tempo, e per questo poco frequentata; |
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e ci arrivava l'eco di un cinema all'aperto |
eccolo il cinema all'aperto, come nel film di Tornatore, ovviamente non possiamo che essere a sera inoltrata o di notte, il cinema e' lontano, e il vento favorevole ne porta brandelli di dialogo e di colonna sonora, forse agli ospiti dell'albergo che cenano in terrazza, o che si soffermano presso il mare; non si può non immaginarlo che come descritto in "Nuovo Cinema Paradiso", uno schermo e uno spettacolo popolare, nell'era del cinema, negli anni '60, per un pubblico che vuole divertirsi con i grandi successi americani, con le commedie della stagione d'oro del cinema italiano; |
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e sulla sabbia
un caldo tropicale |
un'altra eco dalla Sicilia, la vicinanza all'Africa, dalla quale proviene il caldo dei tropici. |
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E nel
pomeriggio |
Possiamo immaginare che nelle ore mediane il caldo fosse troppo forte, e i rari ospiti rientrassero nelle stanze oscurate dell'albergo, per uscire di nuovo all'aperto nel lungo e caldo pomeriggio e immergersi nei bagni di sole; |
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di tanto in
tanto un grido copriva le distanze |
il grido che copriva le distanze, portato dal vento e dal mare, potrebbe essere di un venditore ambulante, di un pescatore nel mare, e se fossimo dall'altro lato del mediterraneo, per esempio in Tunisia, potrebbe anche essere quello del muezzin che chiama alla preghiera serale; la indeterminatezza accosta tutte queste voci, facendole diventare qualcosa di indistinto, una voce unica e unificante del Mediterraneo. |
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Mare mare mare
voglio annegare |
Ecco il ritornello, il refrain, nel quale la voce si dispiega. Probabilmente non vuole trasmettere tanto il significato metaforico, ma piuttosto trasparente, di abbandono e di fuga, ma è uno strumento per riallacciarsi alla forma canzone tradizionale, per citare e riportare alla memoria una "canzone dell'estate". |
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A wonderful
summer |
Ed ecco il secondo
refrain, come spesso in Battiato, in una lingua straniera, con un
contenuto informativo limitato se non addirittura un nonsense. In questo
caso ribadisce il contesto già descritto, introducendo però il teatro
dell'azione, il mitico hotel Sea-Gull Magique,
del quale già si è detto. |
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mentre lontano
un minatore bruno |
E infine, per
chiudere, prima del refrain finale, un'altra fulminante nota di colore e
di tempo, un minatore in lontananza, quanto di più remoto da una immagine
vacanziera si possa immaginare. E' noto che in Sicilia fino a non molti
anni fa, e ancora negli anni '60, erano attive miniere di zolfo, scavate
anche sotto terra, nelle quali faticavano muratori spesso giovanissimi,
che lavoravano seminudi nel caldo micidiale di quella terra. Forse è
questa l'eco che viene evocata, forse sono le miniere di salgemma presenti
in altri paesi del Mediterraneo, forse il minatore è bruno per la natura
del suo lavoro, forse per la sua pelle, forse, anzi sicuramente, include
anche una ulteriore fulminea citazione musicale, alla canzone degli anni
'30 Miniera, dove il
protagonista è appunto un "minatore bruno", un emigrante italiano. |
(Testo di Franco
Battiato / © Emi Music Publishing Italia Srl / L'Ottava Srl)
Testi completi degli album di Battiato reperibili sul sito ufficiale www.battiato.it
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Note |
Il tappeto musicale è uno dei più riusciti del periodo della stretta collaborazione con il maestro Giusto Pio, esperto musicista, compositore e direttore di orchestra: una melodia trascinante, familiare all'orecchio e nel contempo originale, sorregge il testo semplice ed esotico al tempo stesso. Da ascoltare assolutamente la magistrale versione che ne ha fatto la migliore interprete di Battiato, nonché la sua preferita, cioè Alice. In questa versione è particolarmente smagliante l'arrangiamento, dovuto a Roberto Cacciapaglia e Francesco Messina, oltre alla bellissima e profonda voce di Alice, che si sposa in modo ottimale con l'andamento epico del brano.
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© Commento e Note Alberto Truffi - Musica & Memoria Gennaio / Maggio 2003 / Rev. 1 Dicembre 2003 / Rev. 2 Ottobre 2009 (nota sul "minatore bruno") |